sabato 12 settembre 2009

È protesta sul termovalorizzatore

I CITTADINI DI ALBANO RIFIUTANO LA COSTRUZIONE DELL'IMPIANTO IN LOCALITÀ RONCIGLIANO
Da "Il Tempo" di Michela Galuppo

Non si placano le proteste dei cittadini di Albano e dei comuni limitrofi contro la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione nel sito di Roncigliano.

Come confermato dal vicegovernatore del Lazio, Esterino Montino «il problema è complesso ed è ancora aperto un tavolo tecnico tra il presidente Marrazzo e le popolazioni dei Castelli Romani per le valutazioni tecniche e ambientali del caso».

Sta di fatto che la firma per dare avvio all'inceneritore esiste ed è datata 13 agosto.

Il coordinamento contro l'inceneritore di Albano Laziale continua a gridare il suo secco «no».

Da parte sua Montino, in visita due giorni fa al termovalorizzatore di S. Vittore, assicura che «la Regione vuole essere certa che quell'impianto non peggiori ma migliori le condizioni di vita dei residenti».

Un impianto che, secondo il vicegovernatore del Lazio, è fondamentale, insieme a quello di Malagrotta.

Su Albano storce il naso l'assessore all'ambiente Filiberto Zaratti che tiene la sua posizione: «Secondo me l'impianto di Albano non serve. Non solo è situato in un posto sbagliato dal punto di vista ambientale».

giovedì 10 settembre 2009

Ora è vera emergenza ambientale: Inceneritore sempre più vicino.

Ora è vera emergenza ambientale, il territorio è assediato da impianti nocivi, tra acqua e aria avvelenate. Complici i sindaci e i politici provinciali e regionali.

Giusto prima di Ferragosto - tutti in ferie e rassicurati dalla promessa di Marrazzo che non ci sarebbero state sorprese - è arrivata la nuova autorizzazione dellaRegione per il mega-inceneritore dei Castelli ad Albano.

Nello stesso periodo, la Sorgenia invia al Comune di Aprilia il progetto della vicina centrale elettrica turbogas sulla Nettunense e avvia i lavori. Previsto un camino alto 55 metri. Il vento spargerà le emissioni tutt’intorno.

La rapina ambientale in corso si aggrava con l’amianto in fiamme nella discarica a Valle Caia (Pomezia).

La crisi idrica (acqua poca e avvelenata) non ferma il clan politico-affaristico, che sembra aspettare levacanze per rifilarci i suoi colpi di mano.

Leggi tutto l'articol su "Il Caffè".

giovedì 3 settembre 2009

Albano, i comitati tornano a mobilitarsi: «E’ stato un colpo di mano»

Inceneritore, arriva l’ok definitivo

da "Il Messaggero" del 3 settembre 2009
di ENRICO VALENTINI

Arriva il nulla osta definitivo, da parte della Regione, all’inceneritore di Albano e scoppiano le polemiche.

Il via libera è stato dato dal dipartimento territorio della Regione, che ha rilasciato l’autorizzazione integrata ambientale per il nuovo complesso, contro il quale da tempo si sono schierati numerosi residenti, gruppi ecologisti e forze politiche.

Motivi di contestazione nascono anche dalle date e dalle modalità con cui si è arrivati al nulla osta. Il via libera definitivo al progetto del consorzio Coema è stato dato, infatti, il 13 agosto dal direttore del dipartimento Territorio, Raniero de Filippis, con l’ultima determinazione necessaria per procedere alla costruzione dell’impianto.

Ma la notizia è stata resa pubblica soltanto l’altro ieri da una nota del gruppo Sinistra e libertà dei Castelli, facendo così esplodere nuovamente la protesta di residenti e comitati riuniti nel coordinamento “No inc”, nettamente contrari alla realizzazione dell’inceneritore nella discarica di via Cancelliera, sul quale pendono già tre distinti ricorsi al Tar del Lazio.

«Il rilascio dell’Aia - dichiarano Mollica, Piazzoni e Sportolotti del coordinamento castellano di Sinistra e libertà - rappresenta l’epilogo di una vicenda che lascia aperte gravissime contraddizioni sia sotto l’aspetto amministrativo che della gestione politica. Questo atto rischia di acuire ulteriormente la frattura tra governo regionale e cittadini a pochi mesi dalle elezioni, oltre ad alimentare altri contenziosi amministrativi».

Il rilascio dell’Aia, però, non mette la parola fine all’annoso dibattito, sfociato da subito in una grossa polemica sull’opportunità di costruire l’impianto in una zona densamente abitata e già sofferente dell’aumentato inquinamento e dall’impoverimento delle falde acquifere.

Il fuoco di fila scatenato dal definitivo rilascio dell’autorizzazione promette di trascinare lo scontro anche nei tribunali amministrativi. «Continueremo la nostra battaglia - promette Andrea Tupac Mollica di Sinistrà e libertà - presentando un ricorso al Tar del Lazio anche contro questo provvedimento».

Dal coordinamento “No Inc”, protagonista negli ultimi anni in decine di affollate assemblee in molti paesi dei Castelli, indette per sensibilizzare la cittadinanza e di affollati cortei di protesta, arrivano, invece feroci bordate all’indirizzo del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e dei sindaci castellani accusati di non aver difeso il proprio territorio.

«Nella riunione che i rappresentanti del coordinamento hanno avuto a luglio con il presidente Marrazzo - testimonia Danilo Ballanti, presidente di un comitato di Pavona - il governatore aveva categoricamente escluso possibili “sorprese” in pieno agosto provenienti dalla Pisana. Una bugia, questa, grave come il rilascio dell’Aia.»

Spiazzati dal provvedimento di metà agosto, ora i comitati si stanno riorganizzando per rilanciare la protesta, anche se l’esito della vicenda appariva in fondo ampiante scontato fin dal 20 aprile, quando la conferenza di servizi aveva già dato parere favorevole all’impianto. Non a caso la ditta ha già preso possesso dell’area e delimitato il cantiere. E sia pure con qualche distinguo i partiti che sostengono la giunta Marrazzo, continuano a sostenere la validità dell’azione di governo, tesa ad evitare situazioni di grave emergenza come quella avvenuta in Campania.

venerdì 21 agosto 2009

La falda si è abbassata: scoppia la crisi idrica

Il Messaggero - Venerdì 21 Agosto 2009
di LUIGI JOVINO
Castel Gandolfo, emergenza idrica



E’ scoppiata l’emergenza idrica a Castel Gandolfo, dove la falda e il livello del lago si sono abbassati nonostante la pioggia dei mesi scorsi. Maxi multe minacciate contro gli sprechi.

Vietati il rifornimento dalle fontane a bottone.
In molti centri dei Castelli preoccupazione per fluoro, arsenico e manganese
Contro gli sprechi multe fino a 500 euro. Albano: dai rubinetti anche impurità

Castel Gandolfo, emergenza idrica
Crisi idrica a Castel Gandolfo e in molti paesi dell’Appia. Il sindaco vieta il rifornimento dalle fontane pubbliche, mentre molti comitati locali si lamentano per l’inquinamento da sostanze naturali. A Castel Gandolfo, dunque, multe salate per i cittadini che si recano alle fontanelle “a bottone” per far la scorta di acqua potabile. I contravventori rischiano un’ammenda fino a 500 euro. L’approvvigionamento è, invece, consentito dalle fontane “a nasone” che, a differenza di quelle a bottone, sono alimentate da flusso continuo e non da serbatoi. «Siamo in piena emergenza - afferma Maurizio Colacchi, sindaco di Castel Gandolfo che ieri ha firmato l’ordinanza - e non sono ammessi sprechi. Non è ammissibile che alcuni cittadini abbiano acqua a sufficienza, mentre altri debbano soffrire».

Nell’ordinanza è stato anche vietato di utilizzare acqua potabile per innaffiare giardini o pulire gli arenili e di farne uso improprio. «La situazione - riprende il sindaco - è sotto gli occhi di tutti. La falda continua a scendere e il livello del lago si è abbassato nonostante l’autunno e la primavera scorsi siano stati molto piovosi».

Vigili mobilitati anche a Pavona e a Cecchina di Albano, dove i cittadini si lamentano perché il flusso di acqua non è continuo e spesso dai rubinetti escono impurità.

In molti altri paesi dei Castelli sono comparsi manifesti dei sindaci che vietano sprechi di acqua potabile, ma negli otto comuni cui è stata concessa la deroga perchè il contenuto di inquinanti naturali come il fluoro, l’arsenico e il manganese sono al di sopra dei valori soglia le preoccupazione sono ben altre.

«Non ci è stata detta - afferma Danilo Ballanti, del Comitato antidiscarica di Albano - tutta la verità e i cittadini che consumano acqua intrisa di fluoro, manganese e arsenico non sanno neanche come comportarsi».

Il mese scorso nei comuni di Albano, Aricca, Castel Gandolfo, Lariano, Lanuvio, Velletri e Ciampino e Genzano l’Acea e il Dipartimento prevenzione dell’Asl Rm H hanno affisso degli avvisi pubblici in cui si invitava la cittadinanza, e i bambini in particolare, a non utilizzare integratori, dentifrici e sostanze al fluoro per evitare pericolosi accumuli di questa sostanza presente nell’acqua potabile al di sopra dei valori consentiti per legge.

«Analisi in nostro possesso - riprende Ballanti - dimostrano che ci sono quantità in eccesso anche di manganese. Abbiamo mostrato i rilievi a Piero Marrazzo, presidente della giunta regionale del Lazio, che è rimasto allibito. Dopo poco tempo sono stati affissi i manifesti pubblici sui pericoli del fluoro. Niente sappiamo invece sull’accumulo dell’arsenico anche se il dottor Messineo, responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Asl, ha detto che potrebbero esserci danni serissimi».

Un documento dell’associazione “Medicina democratica” ha poi denunciato nelle settimane scorse la «colpevole carenza di informazioni che non mette in condizione i cittadini di prendere le dovute cautele».

venerdì 14 agosto 2009

Dopo l’incendio alla discarica di Valle Caia (Pomezia), Marrazzo deve riscrivere il Piano dei Rifiuti con i Cittadini

Ricordo ancora la telefonata disperata di Simone di Ardea: c’era stato un incidente pericolosissimo alla discarica di amianto di Valle Caia, un pericoloso incendio, il suo amico Stefano era gravissimo da giorni in camera iperbarica, ma nessun giornale e nessun sito osavano parlare del grave evento.

Abbiamo denunciato con Simone la gravità della situazione sul blog con le email delle persone più coraggiose (leggi l’articolo: Disastro ambientale: brucia la discarica di amianto a Valle Gaia).

Avevano ragione Simone, Patrizia, Luca, Mario: la situazione della discarica di amianto di Valle Gaia era veramente grave.

E pensare che nella riunione con il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, Marrazzo, in data 23 giugno 2009, aveva assicurato che: “Se emergeranno cose nuove rispetto a quanto già esaminato nell’iter amministrativo, le autorizzazioni potranno essere ridiscusse”.

Dopo le bacchettate di Catricalà alla gestione rifiuti di Marrazzo (poca concorrenza, distorsioni il cui effetto è, da un lato, il peggioramento del servizio offerto e, dall'altro, un maggior costo del servizio stesso), l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha chiesto ed auspicato un nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti che possa veder applicati i “principi concorrenziali''.

L’intervento dell’Autorità non è una cosa nuova?

Cosa aspetta Marrazzo per riscrivere il Piano regionale Rifiuti?

Dopo l’intervento pronunciato da Marrazzo nella Commissione Consigliare Ambiente in data 29 ottobre 2008 (“…il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile, con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno avviato programmi di investimento importanti e che, fino ad ora, hanno dato garanzia sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente.”), Marrazzo è stato miseramente smentito dalla Magistratura:
- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,
- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,
- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.

A queste società ed imprenditori (Cerroni, AMA, ACEA), inquisite dalla magistratura per gravi irregolarità nella salvaguardia dell’ambiente, Marrazzo vuole affidare, rigorosamente a trattativa privata, l’inceneritore di Albano.

E’ importante ricordare che il Pubblico Ministero Dott. Giuseppe CORASANITI ha emesso un ennesimo provvedimento a carico di Rando (quale responsabile della Discarica di Malagrotta) “perché in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (Fanghi provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)”. L’udienza già è fissata per il 2 Febbraio 2010.

Dopo l’intervento della Magistratura, il 2 febbraio 2010 la Regione Lazio si costituirà come parte offesa dai Cerroni Boys?

Gli interventi della Magistratura non sono una cosa nuova?

Cosa aspetta Marrazzo per riscrivere il Piano regionale Rifiuti?

Marrazzo ha, anche, dichiarato nella riunione con il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, in data 23 giugno 2009, che lui si fida dei suoi uffici (“gli uffici di cui mi fido”, ha sottolineato Marrazzo, avranno l’incarico di rispondere al documento “Le 26 ragioni dell’opposizione al progetto di inceneritore di Albano (in sintesi)” presentato dal Coordinamento).


Dopo l’incendio della discarica di amianto di Valle Gaia, la magistratura ha aperto un’inchiesta che coinvolgerebbe 40 indagati e che ha portato all'esecuzione di 9 misure cautelari. Tra gli arrestati: i titolari della discarica di Pomezia e dirigenti della Commissione tecnico scientifica della Regione Lazio.

Ormai cominciano gli arresti dei funzionari pubblici della Regione Lazio!!!

Gli arresti di funzionari della Regione Lazio non sono una cosa nuova?

Cosa aspetta Marrazzo per riscrivere il Piano regionale Rifiuti?

Perché Marrazzo si fida dei suoi funzionari corrotti e non dei cittadini???
Dopo l’intervento della Magistratura e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chi altro dovrà intervenire?

Di seguito viene riportata una breve rassegna stampa sulle conseguenze dell’incendio della discarica di amianto di Valle Caia.

La Rassegna Stampa
sull’incendio della discarica di amianto di Valle Caia

AGI - 7 agosto 2009
RIFIUTI: SCOPERTO A ROMA TRAFFICO AMIANTO E GIRO MAZZETTE
(AGI) - Roma, 7 ago. - I carabinieri del NOE di Roma, nelle prime ore della mattina, hanno dato esecuzione a 9 misure cautelari personali (un'ordinanza in carcere, cinque ai domiciliari e tre agli obblighi di dimora nel comune di residenza) emesse dal GIP presso il Tribunale di Velletri. Il reato contestato e' il traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto in forma friabile, altamente cancerogeno, provenienti principalmente dal sito di bonifica di interesse nazionale di Milazzo (ME) e da altre parti d'Italia e inviati presso la discarica di Pomezia, idonea a ricevere esclusivamente amianto compatto. La condotta illecita di produttori, intermediari e smaltitori di tali rifiuti veniva agevolata attraverso azioni di corruzione e di concussione poste in essere dai titolari della discarica e da funzionari pubblici.

http://www.agi.it/roma/notizie/200908070823-cro-rrm0004-rifiuti_scoperto_a_roma_traffico_amianto_e_giro_mazzette

CorriereDellaSera.it – Cronaca di Roma - 7 agosto 2009
AMBIENTE - Traffico di amianto e altri rifiuti pericolosi carichi vietati nella discarica di Pomezia
Operazione dei carabinieri: sei arresti, 40 indagati, ai domiciliari tre funzionari della Regione Lazio
Un vasto traffico di rifiuti pericolosi, contenenti amianto e provenienti principalmente dalla fabbrica ex Nova Sace - sito nazionale sottoposto a bonifica - di Milazzo, nel Messinese, è stato stroncato dai carabinieri che hanno rinvenuto la pericolosa sostanza cancerogena nella discarica di Pomezia, a sud di Roma. La discarica è omologata per ricevere amianto compatto, ma quello rinvenuto è pericoloso amianto in forma friabile: con un alto rischio di dispersione nell'aria e, quindi, di inquinamento che minaccerebbe la salute degli abitanti della zona. L'inchiesta, che coinvolgerebbe 40 indagati, ha portato all'esecuzione di 9 misure cautelari. Tra gli arrestati: i titolari della discarica di Pomezia e dirigenti della Commissione tecnico scientifica della Regione Lazio.
MAZZETTE PER SMALTIRE - All'alba di venerdì 7, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma hanno eseguito i provvedimenti emessi dal Gip presso il Tribunale di Velletri: un'ordine di custodia cautelare in carcere, 5 arresti domiciliari e 3 indagati agli obblighi di dimora nel comune di residenza. Il sistema di smaltimenti illeciti coinvolgeva produttori, intermediari e gestori di discariche speciali con un giro di mazzette. Contestati anche i reati di corruzione e concussione. Nell'operazione sarebbero coinvolti tre funzionari della Regione.

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_agosto_7/amianto_pomezia_arresti-1601643675994.shtml


IL Tempo.IT - 8 agosto 2009
Rifiuti e mazzette, nove nei guai
Roma, scandalo sull'amianto
Una discarica di Pomezia avrebbe ricevuto abusivamente tonnellate di amianto dalla Sicilia grazie a una vasta rete di corrotti e corruttori. Provvedimenti anche per due tecnici Enea e un dirigente regionale.
Finiva a Pomezia l'amianto della fabbrica della morte. Corruttori e corrotti, dalla ex Sacelit di San Filippo del Mela, nel Messinese, avrebbero fatto finire migliaia di tonnellate di rifiuto nocivo nell'invaso in via Val di Caia, dieci metri dopo un ruscello, tra vigneti, ulivi, distese di grano e lo stand di frutta e verdura di Coldiretti e Legambiente. La discarica poteva accogliere amianto compatto, invece ha ingoiato "big bag", grandi celle di materiale friabile. E tutto per un maledetto trucco che dopo due anni di indagine procura di Velletri e carabinieri del Noe di Roma sostengono sia stato messo in piedi da nove persone. Altre 45 sono indagate.
Le ipotesi di reato più gravi pesano su segretarie, funzionari della Regione Lazio, proprietari di discariche, esperti di bonifiche, intermediari dei rifiuti e ingegneri Enea, quelli che dovevano essere i garanti della Scienza e che invece sarebbero «passati al nemico» in cambio di contratti di consulenza e quote societarie. Con l'accusa a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, ieri all'alba gli uomini del Noe, diretti da capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno portato in carcere Paolo Petricca, Marina Pinzari e Vittorio Rizzo, rispettivamente funzionario del Commissario straordinario per la gestione emergenza rifiuti del Lazio, proprietaria della Ecologia srl titolare della discarica di Pomezia, e ingegnere dell'Enea (Ente per nuove tecnologie, energia e ambiente) nonché membro del Comitato tecnico scientifico nominato dal Consiglio dei ministri e composto da otto membri.
Ai domiciliari: Claudio De Cecco, Aniello Bonaiuto, Silvana Mattei ed Elide Ragni. Che sono: anche lui ingegnere Enea e del Comitato scientifico, titolare della società di intermediazione Atet, amministratrice della Ecologia e la sua segretaria.
Obbligo di non abbondare la dimora nelle ore notturne invece per Paolo Andreini, Maria Laura e Rodolfo Stella e Nestore Coseglia. Nell'ordine: legale rappresentante della Bonifiche ambientali srl, direttrice e legale rappresentante della Covecom, e cotitolare della Atet. Dal 1958 al '93 l'ex Sacelit ha sfornato lastre, tubi e contenitori a base di amianto. Poi indietro tutta. Le fibre del minerale uccidono, l'industria produce morte. Il 5 giugno si è contata la novantanovesima vittima. Bisogna disintossicare l'area.
Due società del Nord, Covecom e Bonifiche ambientali, trattano il terreno avvelenato. La discarica di Pomezia è l'unica del Centrosud che possa accogliere l'amianto, ma solo compatto, ovvero impastato con cemento o resine. Quello della ex Sacelit invece è friabile. Il pm Giuseppe Travaglini e il gip Cristiana Macchiusi, che ha firmato le richieste di ordinanza, non hanno dubbi: Covecom e Bonifiche ambientali hanno «ceduto un ingente quantitativo di rifiuti, a mezzo della intermediazione della Atet, alla Ecologica srl (a Pomezia, ndr) che non era autorizzata a riceverli». Gli intermediari hanno «ricevuto l'amianto e si sono incaricati di conferirli alla discarica della Ecologia», che quindi ha «ricevuto i rifiuti abusivi». L'introito per tutti è milionario.
In questa storiaccia, però, il ruolo decisivo gli inquirenti lo attribuiscono a due insospettabili: gli ingegneri dell'Enea Vittorio Rizzo e Claudio De Cecco. In particolare sarebbe il primo a tessere la trama. Sua moglie Rosa Maria Privitera è dell'Avvocatura della Regione Lazio. È lui a chiamare il funzionario regionale Petricca (destinatario di una mazzetta di 5 mila euro), insieme concordano il da farsi, e poi è sempre lui che chiama la Ecologia per dare disposizioni. Il rapporto tra Rizzo ed Ecologia sarebbe quando la srl chiede alla Regione di passare da invaso che riceve calcinacci ad amianto compatto.
Il decreto fu approvato il 7 marzo 2006. Con una "postilla" però: «Rizzo - scrive il Gip - stipulava prima del rilascio tre contratti di consulenza (168 mila euro tra il novembre 2006 e l'aprile 2008, ndr) e diveniva socio della Pinholding, mentre De Cecco di fatto veniva nominto direttore tecnico della discarica». L'indagine non è ancora chiusa.

http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/08/08/1056831-roma_scandalo_sull_amianto.shtml



IL Tempo.IT - 9 agosto 2009
Intercettazioni
«Mandami via fax la lista dei documenti»
Ruota su tre persone lo scandalo dell'amianto friabile a Pomezia. Sono i due ingegneri Enea, Vittorio Rizzo e Claudio De Cecco, e il funzionario dell'ufficio del Commissario per i rifiuti della Regione Lazio, Paolo Petricca.
Rizzo e Petricca dovrebbero essere i controllori, invece pare si accordino sulle cose che la società della discarica deve fare per non incappare in irregolarità.
Ecco una conversazione telefonica del 12 marzo 2008.
Petricca: «Sii...».
Rizzo: «A che ti serve?».
Petricca: «A che mi serve?».
Rizzo: «Mmm...».
Petricca: «Ehhh... è venuto... i carabinieri, siccome non ce l'ho, c'è la giù Luca, penso, però, adesso non posso accedere agli atti di Luca... Dicono che devono acquisire questi atti per conto della procura».
Rizzo: «Di dove?».
Petricca: «Di Velletri».
Rizzo: «Ma su di noi?».
Petricca: «Sì, sì. Vogliono verificare il piano di adeguamento».
Rizzo: «Mo' te lo faccio mandare».
Petricca: «Eh, hai capito. Tanto non ci sono problemi».
Rizzo: «Tu che gli ha chiesto, che ti hanno detto altro?».
Petricca: «Niente, niente».
Rizzo: «Quante volte sono venuti?».
Petricca: «Guarda, ultimamente erano venuti, hanno acquisito roba, non solo di voi... su tante altre... compresa voi...».
Rizzo: «Mi fai la lista della roba che ti hanno chiesto?».
Petricca: «C'ho la lettera qua».
Rizzo: «Me la mandi per fax».
Petricca: «Eh...».
Rizzo: «Altrimenti la dai a Elide». Elide Ragni è la segretaria della Ecologia srl, propietaria della discarica di Pomezia.

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/08/09/1057184-mandami_lista_documenti.shtml


IL Tempo.IT - 8 agosto 2009
«E adesso la Pisana si costituisca parte civile»
«L'amianto non può rappresentare ancora un pericolo per la salute dei cittadini. Quanto compiuto dagli organi competenti dimostra l'attenzione che si deve riservare alla tutela della salute dei cittadini e ai controlli che debbono essere eseguiti in ogni discarica per il controllo della legalità». Così Piergiorgio Benevenuti, responsabile delle relazioni istituzionali e coordinatore del movimento ecologista europeo FareAmbiente per il Lazio, ha commentato la maxi operazione del Noe di Roma. Secondo il capogruppo del Lazio di Sinistra e Libertà, Enrico Fontana, invece, la Regione, oltre a costituirsi parte civile, dovrebbe chiarire le modalità che hanno permesso di aggirare le norme che regolano lo smaltimento dei rifiuti. «Ancora una volta il Governo lascia deluse le legittime attese dei lavoratori marittimi esposti all'amianto» ha dichiarato l'esponente del Pd Ettore Rosato, commentando la direttiva del 14 luglio con cui il ministro Sacconi specifica le «procedure di accertamento dell'esposizione all'amianto per il settore marittimo. Il ministro ha in larga parte ribadito lo stato di fatto, dal momento che la direttiva è destinata a risolvere solo i casi in cui il lavoratore marittimo si trovi impossibilitato a ottenere il curriculum da aziende cessate o fallite».

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/08/08/1056830-adesso_pisana_costituisca_parte_civile.shtml



IL Tempo.IT - 9 agosto 2009
Montano le proteste degli abitanti delle zone vicine al deposito di scorie
E adesso a Pomezia è rivolta
I residenti: «L'invaso va subito bonificato e poi chiuso per sempre»
Sabatino Mele POMEZIA Questa volta i cittadini dei quartieri di Santa Procula e di Valle Caia, che vivono a ridosso del sito di stoccaggio dell'amianto, non ci stanno e vogliono che la discarica venga prima bonificata e poi definitivamente chiusa. L'Amministrazione comunale di Pomezia deve attuare le sentenze che prevedono la recinzione di una parte del sito. «Agli inizi degli anni '90 - ha detto Pietro Pili residente nel quartiere di Santa Procula - abbiamo preso anche le botte dalle forze dell'ordine quando protestavamo contro l'apertura della discarica. Insieme all'attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al consigliere regionale del Pdl, Luigi Celori, all'ex vicesindaco di Pomezia, Antonio Di Carlo (all'epoca esponente del Pci) eravamo tutti d'accordo a manifestare contro l'inizio dell'attività della discarica di Valle Caia. Il Comune - continua - in varie occasioni, si è opposto all'apertura della discarica, ma puntualmente le cose sono andate diversamente perché le autorizzazioni arrivavano lo stesso. Oggi siamo nuovamente in fase di emergenza perché le preoccupazioni che avevamo allora, sono accresciute dal fatto che in questo sito venga smaltito amianto. Come abbiamo detto in passato siamo contrari a questo tipo di interventi perché una delle aree agricole più importanti del territorio comunale è stata notevolmente compromessa». «Oggi è stato toccato veramente il fondo - ha detto Francesco, anche lui residente a Santa Procula, ma che ha chiesto l'anonimato - Sono anni che viviamo nel più assoluto abbandono, una delle aree più belle del territorio, dove tra l'altro sono presenti numerose industrie, ma è veramente difficile accettare quella discarica. Oggi, come non mai in passato, ci sentiamo veramente presi in giro dalle istituzioni. Tutti ci avevano dato garanzie sulla correttezza per lo smaltimento dell'amianto ed invece a che cosa assistiamo all'ennesimo sequestro del sito, come già avvenuto qualche anno fa. Siamo stufi di questa condizione». «La discarica di Valle Caia è una vera bomba - ha detto Massimo Iacobelli, residente a Santa Procula - La Regione Lazio da anni ha stanziato dei finanziamenti per la bonifica del sito, ma fino ad oggi di questo progetto non si è fatto nulla. Il disagio dei cittadini nel corso degli anni è cresciuto notevolmente, ma d'altro canto anche le autorizzazioni che sono state date alla società per lo smaltimento prima degli inerti e poi dell'amianto, hanno portato all'emergenza ambientale che viviamo sulla nostra pelle. Il Comune di Pomezia deve intervenire drasticamente per salvaguardare questa parte del territorio».

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/08/09/1057182-adesso_pomezia_rivolta.shtml

lunedì 3 agosto 2009

ACQUE POTABILI: ARSENICO, MANGANESE E PIETOSE BUGIE!


Con riferimento all'incendio alla discarica di aminato di Valle Caia, Simone ci informa che "Stefano non sta per niente bene: deve fare dei controlli cardiovascolari e oculistici".

Oltre all'amianto, alla discarica e all'inceneritore più grande del mondo, sui Castelli Romani incombe anche la crisi idrica.

I nostri cari amministratori non ci fanno mancare proprio nulla!!!

Lor signori ci informano che l'arsenico nell'acqua fa bene, ma solo dopo i 14 anni (leggi il manifesto).

Però, chiunque verrà colto in fragrante ad innaffiare il giardino (o un vaso di fiori), a lavare la macchina (la moto o la bici), chiunque userà l'acqua per la propria piscina (o per quella del proprio bebè) verrà multato per 500,00 euro.
E pensare che il signor Cerroni si è impegnato con la Regione Lazio ad "innaffiare di frequente le superfici carrabili in terra battuta" della discarica di Roncigliano, per evitare problemi all'atterraggio del suo elicottero.
Intanto Mattei, il Sindaco che di notte dice di Si e di giorno dice di NO, ha comunicato ai suoi concittadini di Cecchina che è iniziata la turnazione dell'acqua: "un giorno SI e un giorno NO, e così a seguire a giorni alterni fino a nuova comunicazione".

Siamo all'emergenza ambiantale e sanitaria e quei bontemponi dei nostri Sindaci cosa vanno a chiedere a Marrazzo? Un inceneritore per bruciare rifiuti !!!!

Sul tema delle acque pubblichiamo il comunicato del Coordinamento contro l'inceneritore di Albano.

ACQUE POTABILI: ARSENICO, MANGANESE E PIETOSE BUGIE!

È certo: MANCA L’ACQUA POTABILE E QUELLA CHE C’È È DI QUALITÀ PESSIMA.

La gestione ACEA che pure cerca di mettere delle pezze, alla fine non risulta molto più efficiente dei vecchi carrozzoni comunali e dei vari consorzi tipo Doganella o Simbrivio. Le analisi nostre, che non hanno valore legale, ma che sono ben fatte, ci danno i numeri che seguono:

Microg/lt________________ARSENICO ____ MANGANESE
Limite vigente: ______________ 10 microg/lt ___ 50 microg/lt
Limite deroga: ______________ 50 microg/lt ___ Nessuna Deroga
Cecchina ===================================
ViaPuglia ___________ 6/7/08 _____ 24,1
___________________ 9/7/09 _____ 11,9 _________ 14,2
Stazione FS _________ 6/7/08 _____ 27,4
___________________ 9/7/09 _____ 13,3 _________ 11,3
Tor Paluzzi Nettunense 6/7/08 _____ 17,5
___________________ 9/7/09 _____ 10,6 _________ 95,4
Albano ===========================================
Via Fratelli Bandiera __ 6/7/08 ______ 1,0 __________ 6,7
___________________ 9/7/09 _____ 15,2 __________ 27,1
Cappuccini __________ 6/7/08 ______ 1,6 __________ 32,8
___________________ 9/7/09 ______ 3,5 __________ 60,6
Roncigliano ===========================================
Via Ardeatina _______ 25/3/09 _____ 10,4
Via Maddalena ______ 25/3/09 _____ 19,6
Fronte discarica _____ 25/3/09 _____ 27,5

Riassumendo almeno dal 2003 grazie ad una fuga di dati sappiamo che in zona risultano valori alti nelle acque presunte potabili di arsenico, fluoro, manganese.

Ed è proprio dal 2003 che l’area Velletri, Genzano, Albano vede applicato alle acque un regime di deroga dei limiti che alza i valori consentiti del doppio per il fluoro e di cinque volte per l’arsenico.
Quindi il regime di deroga dura da sei anni e non da un breve periodo come si scrive in un manifesto”ufficiale” recentemente apparso.

La presenza di queste sostanze alla lunga patogene non è una naturale conseguenza della natura vulcanica dei territori, ma il frutto del sovrasfruttamento delle falde, conseguenza di una gestione scellerata del territorio.

In più, come risulta dai numeri sopra riportati, per noi ci sono almeno due casi di manganese fuori dai limiti e il manganese non è sottoposto deroghe.

Allora o la ASL ha emesso il solito parere che salva capre e cavoli, ma non i cittadini, oppure ora le acque non sono potabili.

Così stando le cose il comune di Albano ha approvato lo scorso anno una variante generale al PRG che in teoria consentirebbe di raddoppiare i residenti, mentre l’avv. Cerroni, con ACEA e AMA, pretende di costruire un inceneritore di rifiuti a Cecchina, che è una macchina divoratrice di acqua in qualsiasi modo la si voglia costruire, in ciò sostenuto da provincia e regione.

Ossia prepotenza e follia come metodo di governo.

Quello che per ora si può tranquillamente dire, è che ACEA comunque vìola l’impegno a fornire alla popolazione residente acqua sufficiente e di adeguata qualità.

Si può anche dire che tutti insieme: Mattei, ASL, ACEA, con un grande manifesto affisso in questi giorni ci prendono in giro, quando, volendoci rassicurare, ci raccontano che assumere acque con questi contenuti di arsenico fluoro manganese, non ha conseguenze acute.

O forse intendono dire che qualche conseguenza cronica ci sarà DOPO?

Infatti avvisano che sotto i 14 anni è sconsigliato bere acqua di rubinetto! E meno male!

- ANNULLARE LA VARIANTE AL PRG DI ALBANO DEL 2008
- IMPEDIRE LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DI CERRONI-ACEA-AMA
- REVOCARE ACEA COME GESTORE UNICO ATO2
- NÈ UN MC DI CEMENTO NÈ UN MQ DI ASFALTO.

mercoledì 29 luglio 2009

Disastro ambientale: brucia la discarica di amianto a Valle Gaia

Il 28 luglio 2009 è scoppiato un incendio nella discarica di amianto di Valle Gaia.
Sul gravissimo episodio, un vero e proprio disastro ambientale, nulla è trapelato sui mezzi di informazione.

Riportiamo la segnalazione di Simone e denunciamo la grave colpevolezza delle istituzioni competenti che nascondono la verità su questo tragico incedente ambientale.

Quali sono i danni per la popolazione???

Oltre alla discarica di aminato anche l'inceneritore di Roncigliano?

"Sono preoccupato e incazzato perchè chi dovrebbe tutelarci, ancora unavolta "occulta" informazioni.....
Comunque le notizie che ho per ora sono queste: ieri verso le 18.15 è andato a fuoco il sito della discarica di amianto a Valle Caia.
La nube era densa e nera, sono intervenuti pompieri (penso di nuclei speciali perchè le camionette erano bianche con le scritte blu) e gli elicotteri.
Stefano R. che lavora li ha perso i sensi ed è stato "salvato" dai pompieri che lo hanno portato all'ospedale.
E' ancora ricoverato e fà 2 sedute da 3 ore di camera iperbarica al giorno.
Per ora di più non sò, come arrivano news ti informo".
Simone

"Ciao Danilo, so che Simone ti ha già avvertito dell'incendio di ieri.
Io sto cercando notizie in rete, ovviamente non c'è nulla, intanto visto che passavo di lì proprio quando arrivavano i mezzi di soccorso e d'intervento posso indicare l'ora, erano le 18:15 di ieri 28 Luglio.
L'ennesimo disastro che vorrebbero occultare.
Devono almeno fare controlli ambientali per la rilevazione di polveri d'amianto come è documentato da questi articoli:"
http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?page=2&&id_cat=4&id_news=31064
http://eireannslan.altervista.org/wordpress/?p=333
http://www.tuttorvieto.it/leggi_new.asp?idcont=2599

Patrizia

"Senza parole. In rete per ora non c'è niente. Bastardi.
Ecco cos'era ieri pomeriggio quella nube impressionante che ho visto verso Pomezia dalla veranda di casa mia".
Luca

domenica 26 luglio 2009

Perucci: con quei fumi popolazione a rischio tumore









“Dovremmo sentirci tutti molto più onorati e a posto con la nostra coscienza sociale e professionale a fare epidemiologia con una regione che ha gli inceneritori” (Perucci).

Il Dott. Carlo Perucci, epidemiologo della ASL Roma E, ha redatto il documento di Valutazione di impatto ambientale sull’inceneritore di Albano minimizzando i futuri danni dell’inceneritore di Cerroni-AMA-ACEA sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. La sottostima di tumori è pari a 1.000 volte dai nostri calcoli (leggi tutto l’articolo su http://sotto-terra-il-treno.blogspot.com/2009/07/inceneritore-di-albano-tumori.html).

Sempre il Dott. Carlo Perucci, anche lui epidemiologo della ASL Roma E, ha rilasciato dichiarazioni inquietanti sui possibili danni causati dall’inceneritore di Colleferro. In proposito va ricordato che nel caso dell’inceneritore di Colleferro è in corso un’indagine della magistratura che ha portato all'emissione di 13 provvedimenti di custodia cautelare, in quanto nell'impianto avrebbero bruciato anche «pneumatici, materassi e residui metallici».

Di seguito riportiamo l’intervista del Dott. Carlo Perucci pubblicata dal giornale L’Unità in data 9 marzo 2009 (http://www.unita.it/news/73281/a_rischio_non_solo_i_lavoratori_ma_anche_i_cittadini).
Il medico: con quei fumi popolazione a rischio tumore
Da L’Unità
di Gioia Salvatori

I danni derivanti dalla combustione di Cdr sporco? Difficili da individuare e facili da ottenere. Per inquinare il Cdr basta poco, così come poco basta per danneggiare irreversibilmente l’ambiente circostante i termovalorizzatori e i luoghi in cui finiscono le scorie del Cdr. Non è detto, poi, che indagini ad ampio spettro sull’uomo evidenzino i danni alla salute. Carlo Perucci, epidemiologo della Asl Roma E, a lavoro sugli effetti sull’uomo del ciclo dei rifiuti, ci spiega perché. Sottolineando l’importanza di studi ambientali a largo raggio in un territorio già molto inquinato come quello di Colleferro nella Valle del fiume Sacco (basso Lazio).

Quando il Cdr è inquinato?
«Basta che ci finiscano dentro batterie di automobile, pile elettriche o plastiche che non siano Pet. A sporcare il Cdr ci vuole poco: è sufficiente un errore negli impianti di trattamento e preselezione».

Quali gli effetti?
«Se è sporco il Cdr sono inquinati anche i fumi del termovalorizzatore e le scorie dell’incenerimento: parti che o finiscono in discariche o nei cementifici che poi li usano per produrre materiali edilizi. Non si tratta di residui da poco: il loro peso è pari al 30-60 per cento di ciò che entra nel termovalorizzatore. A rischio non è solo chi lavora con questi materiali ma soprattutto la popolazione locale e, in misura minore, chi si ritrova nel muro di casa cemento fatto con i residui inquinati».
Si rischia il tumore?
«In genere fumi e scorie di Cdr inquinato contengono tracce di metalli pesanti come cadmio, mercurio, piombo, diossina. Sostanze che possono causare tumori come linfomi, sarcomi e anche mesoteliomi se viene bruciato amianto».

Ma questi sono effetti evidenti.
«Non esiste solo Seveso ma anche i bassi tassi di inquinamento ed effetti sulla salute rilevabili solo con studi di anni sull’uomo. Per esempio: se per il sarcoma dei tessuti molli, ci aspettiamo un’incidenza dello 0,1 per 10mila abitanti e l’incidenza sale allo 0,6 a causa dell’inquinamento, siamo comunque sotto l’uno e rilevare il danno è pressoché impossibile. Ma ciò non significa che non ci sia. A complicare i rilievi c’è la lontananza dei termovalorizzatori dai centri abitati e i tempi lunghi degli effetti dell’inquinamento».

Come si esce da questo empasse?
«Bisogna esaminare tutto il ciclo dei rifiuti prima che le malattie di chi abita vicino a un inceneritore. Serve analizzare il Cdr che entra nel termovalorizzatore e i fumi che escono dalla ciminiera. Vedere cosa entra nelle discariche e cosa ne esce. Monitorare il rischio prima che studiare il danno».

Prima la terra, poi il latte e le mucche. Ora, dunque, gli esseri umani che uno studio della Asl Rm E dice essere contaminati da beta-esaclorocicloesano: un derivato del lindano. La dannazione della Valle del Sacco è l’inquinamento. Un’inquinamento che dal fiume passa alla terra, entra nella catena alimentare e finisce nell’uomo. Inquinamento che non passa: il beta-esaclorocicloesano resta nel grasso, va nel latte materno. Chi c’è l’ha dentro è più esposto a diabete, malattie del sistema riproduttivo e del sistema nervoso (parkinson). Nella Valle del Sacco su 246 persone sottoposte a screening 135, il 55%, sono risultate contaminate in maniera cronica. Abitano lungo le rive del fiume, per lo più nei comuni di Colleferro, Segni, Gavignano. Lo screening andrà avanti: altre 700 persone verranno sottoposte ad esami.

Albano deve fare la fine di Colleferro? NO, Grazie.


venerdì 24 luglio 2009

Catricalà bacchetta Marrazzo sui rifiuti


Marrazzo scivola sui rifiuti.


Il Governatore della Regione Lazio, infatti, almeno secondo quanto afferma l’Autorità garante della concorrenza e del mercato non sarebbe immune da gravi pecche gestionali.

L'Autorità bacchetta il commissario straordinario per l'emergenza ambientale nella Regione Lazio in materia di gestione dei rifiuti, il Presidente dei Cerroni Boys Piero Marrazzo, a seguito dell’esame di ''alcune segnalazioni nelle quali si prospettavano distorsioni della concorrenza attribuibili ad alcune determinazioni della Regione Lazio''.

Distorsioni il cui effetto è, da un lato, il peggioramento del servizio offerto e, dall'altro, un maggior costo del servizio stesso.

“In particolare - si legge nel bollettino dell'Autorità – le doglianze fanno riferimento a quelle previsioni attraverso le quali il commissario straordinario è intervenuto a definire la capacità di trattamento di rifiuti da riconoscere ad alcuni soggetti attivi nel mercato del recupero dei rifiuti nella Regione”.

Pertanto l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nelle more dell'emanazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti, coglie l'occasione per evidenziare la necessità di superare gli effetti restrittivi della concorrenza prodotti dalle determinazioni commissariali in base alle quali non solo veniva individuato il numero di impianti di recupero presenti sul territorio, ma anche stabiliti i quantitativi di RSU da conferire agli impianti stessi. Tali variabili devono essere affidate al confronto competitivo tra gli operatori liberamente e legittimamente presenti sul mercato.
L'autorità, infine, auspica che i “principi concorrenziali possano essere tenuti in considerazione in occasione dell'elaborazione del nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti, in modo che lo stesso non risulti ingiustificatamente discriminatorio nei confronti di operatori interessati a operare nel mercato del recupero dei rifiuti''.

«Anche qui Marrazzo ha fallito», ha commentato il consigliere regionale PdL Donato Robilotta, altro pezzo da novanta dei Cerroni Boys.

La sentenza di Catricalà ci consegna, finalmente, un indirizzo chiaro e incontrovertibile su chi opera nell'interesse generale e nel rispetto delle leggi.

Ma, come abbiamo avuto modo di documentare, Marrazzo le leggi ama calpestarle.

Dal canto suo, in una nota ufficiale, Marrazzo precisa che in merito «al recupero dei rifiuti non ci sono atti limitativi da parte dell’amministrazione regionale della libera attività imprenditoriale né della concorrenza. Neanche durante la fase più acuta della c.d. “emergenza rifiuti” sono stati presi provvedimenti, dispositivi, atti autorizzativi che hanno limitato nella sostanza un panorama di società, piccole e grandi in libera concorrenza tra di loro».


In effetti, il ragionamento di Marrazzo è assolutamente trasparente: le 51 società del signor Cerroni (il re della mondezza della Regione Lazio) sono un panorama di società, piccole e grandi liberamente in concorrenza tra di loro.

In proposito è bene ricordare l’inchiesta dell’Espresso del 25 luglio 2008, dove è riportato che “Cerroni ha messo su un impero a ragnatela, con decine di società che fatturano almeno 800 milioni l'anno, ma poi lo trovi socio di riferimento solo della metà di Malagrotta e di poco altro. Per il resto, preferisce operare in consorzi locali dove compaiono le varie municipalizzate dei rifiuti e dell'energia, dove è complicatissimo capire chi comanda a termine di codici, ma dove a mezza bocca tutti dicono che comanda sempre lui. E dove non c'è lui ci sono le figlie (a Perugia e a Brescia) o collaboratori legati da rapporti ultratrentennali. Secondo stime ufficiose che circolano in ambienti bancari, l'impero di Cerroni varrebbe oltre due miliardi”.


Il signor Cerroni è "il monopolista assoluto dello smaltimento rifiuti" nei comuni di Roma, Ciampino, Fiumicino e della Città del Vaticano (come ha scritto nel 2004 la Commissione Parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti).


Il signor Cerroni possiede le discariche di Malagrotta (con i suoi 250 ettari, la più grande d'Europa) e di Albano.

Per garantire la libera concorrenza, Marrazzo ha affidato al signor Cerroni a trattativa privata (???) anche l’inceneritore di Malagrotta.

In merito la Corte dei Conti ha denunciato che “suscita notevoli perplessità e preoccupazione, per la palese violazione delle direttive comunitarie e nazionali sulla concorrenza”.

Anche il Dipartimento della Protezione Civile ha evidenziato che "per l’impianto di gassificazione di Malagrotta sarebbero intervenuti atti amministrativi di assegnazione dei lavori di costruzione e di esercizio nell’ambito di una non meglio chiarita procedura di affidamento diretto".

Di fronte a tale scandalosa situazione, il settimanale L’Espresso ha titolato: "Il Lazio è la nuova Gomorra!".

Marrazzo ha gravissime responsabilità politiche.


Il 29 ottobre 2008 Marrazzo, accompagnato dal suo assessore Di Carlo, dichiarava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”.


Dopo queste dichiarazioni “irresponsabili”, è successo di tutto:

- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,

- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,

- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.


A queste società ed imprenditori “molto affidabili per garantire la salvaguardia dell’ambiente” (Cerroni, AMA, ACEA) Marrazzo vuole affidare, sempre a trattativa privata, l’inceneritore di Albano.

Oltre che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, è tempo ormai che intervenga la magistratura.

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

giovedì 16 luglio 2009

Inceneritore di Albano: tumori sottostimati di 1000 volte

Lo studio del Prof. Perucci compie “miracoli” statistici e matematici

Lo studio voluto dalla Regione limita l’impatto solo a 9.698 abitanti nel raggio dei 3 km, anziché ai 102mila entro i 7,5 km.

La Asl RmE considera 20 invece di 40 anni di esercizio dell’impianto.

Leggi tutto l'articolo pubblicato su "Il Caffè".

mercoledì 15 luglio 2009

La torre di babele del PD

(Roma - Attualità da castellinew.it) - Si torna a parlare di Albano e del suo inceneritore. Stavolta è il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni che, chiedendo un pronto intervento ad Alemanno sulla questione rifiuti, indica Roncigliano, augurandosi una pronta attivazione viste le «tecnologie all'avanguardia, nella tutela e nella sicurezza dei cittadini». Giudizi probabilmente molto ottimistici, viste anche le ultime analisi dei movimenti che si oppongono all'inceneritore. Questi credono sì, che le tecnologie siano modernissime, fin troppo. Secondo i No Inc infatti questa tipologia di struttura non è mai stata sperimentata nel mondo.

Dopo la lettura di questo articolo su Castellinew.it rimaniamo semplicemente sbigottiti di fronte alle dichiarazioni degli esponenti del PD che, mentre a livello locale (forse spaventati dalle possibili ripercussioni sulle prossime elezioni comunali, Aprilia docet) si stracciano le vesti contro l'inceneritore, nei posti dove la politica conta si dichiarano a favore dell'inceneritore di Cerroni.

Quale è la posizione del PD sull'inceneritore di Albano?



Un'assemblea sull'emergenza idrica

Venerdì 17 luglio 2009 alle ore 18 in piazza 25 Aprile a Cecchina:
Assemblea sull'emergenza idrica
indetta dal Coordinamento contro l'inceneritore di Albano

Il controllo analitico di arsenico e manganese nelle acque ad uso potabile distribuite nel Comune di Albano Laziale dall’ACEA - ATO2 indica ancora una volta il superamento dei limiti del D.L. n°31 del 2 febbraio 2001, allegato 1 parti B e C (10 microgrammi per litro per l’arsenico, 50 microgrammi per litro per il manganese).

Località di prelievo (7 luglio 2009) __arsenico__manganese
Cecchina - Via Puglia - Parco pubblico ______ 11.9 _____ 14.2
Cecchina - fontanella stazione ferroviaria ____ 13.3 _____ 11.3
Cecchina – via Tor Paluzzi ______________ 10.6 _____ 95.4
Albano – fontanella via F.lli bandiera _______ 15.2 _____27.1
Albano – fontanella pubblica Cappuccini ______ 3.5 _____60.6

Mentre l’arsenico è artificiosamente coperto dall’ennesimo decreto di proroga (DPCM 12-06-09) richiesta dalla Regione Lazio, con un valore consentito di 50 microgrammi per litro, che è considerato dannoso o pericoloso da moltissimi ricercatori ed epidemiologi internazionali, per il manganese non esistono deroghe in atto.

Pertanto su 5 campioni di acqua prelevati da fontanelle pubbliche tra Cecchina e Albano Centro, 4 superano il limite di 10 microgrammi/litro di arsenico ma sono legali per decreto e 2 sono fuori legge poiché sforano il limite massimo consentito per il manganese. Questi risultati non fanno che confermare il quadro allarmante emerso a macchia di leopardo in questi anni nei Comuni dei Castelli Romani. Basterà ricordare che a Lanuvio, 8 su 10 campioni prelevati il 20 aprile 2009 superavano il limite del D.L. n°31 con punte di 34.4 microgrammi per litro di arsenico e i cittadini non ne sapevano nulla.

A circa 6 anni di distanza dal primo decreto che autorizzava alcuni Comuni dei Castelli (tra cui Albano) a distribuire acque in deroga ai limiti, l’ACEA non ha ancora avuto il tempo di provvedere a rendere le acque realmente potabili perché troppo impegnata a realizzare profitti dalle risorse idriche con i minimi costi. L’ACEA inoltre ha una quota di partecipazione nella società COEMA per la realizzazione del gassificatore dei rifiuti di Albano – Roncigliano che, come abbiamo ampiamente denunciato, non farà che peggiorare la quantità e la qualità delle acque di falda disponibili.

giovedì 9 luglio 2009

L’inceneritore ad Albano perché “la popolazione è già particolarmente deprivata socialmente”?


Riportiamo i passaggi più salienti della relazione del Prof. Perucci della ASL RM-E, commissionata da Marrazzo e dalla sua Giunta, per una valutazione dell’impatto della costruzione dell’inceneritore di Albano.

Ricordiamo che Marrazzo ha nel contempo cestinato i pareri contrari della ASL RM-H di Albano che ricordano la gravissima crisi idrica che vive il territorio.

La storia dei Castelli Romani per Perucci e Marrazzo:
l’aumento della mortalità ad Albano è utile per il monitoraggio epidemiologico

“Il quadro di salute della popolazione di Albano è caratterizzato da un lieve aumento della mortalità generale nelle donne (+9%) e della mortalità per tumori negli uomini (+10%). A tali eccessi corrisponde anche un eccesso per malattie respiratorie e genitourinari ...
I dati presentati sono utili tuttavia per il possibile monitoraggio epidemiologico allorché l'impianto divenisse operativo”.


I Castelli Romani per Perucci e Marrazzo:
una popolazione già particolarmente deprivata socialmente

“Non vi sono elementi ad indicare che l'impianto avrà un impatto su una popolazione già particolarmente deprivata socialmente”.

La deprivazione sociale sottende a uno stato di svantaggio in relazione alle condizioni di vita della comunità alle quali un individuo, una famiglia o un gruppo appartengono.
La deprivazione sociale misura lo stato di bisogno sociale di una popolazione.
A questo bisogno sociale Marrazzo risponde deprivando ulteriormente il territorio con un inceneritore, anzi con l’inceneritore più grande del mondo, come AMA definirlo Cerroni.

Il futuro dei Castelli Romani per Perucci e Marrazzo:
sorveglianza epidemiologica e ambientale

“Si raccomanda fortemente comunque la realizzazione e lo sviluppo del programma di sorveglianza epidemiologica e ambientale necessario per valutare empiricamente gli effetti futuri dell'impianto”.


lunedì 6 luglio 2009

Berlusconi proroga lo stato di emergenza ad Albano



Emergenza rifiuti???
NO, emergenza idrica!!!


Sono anni che i cittadini dei Castelli Romani ricordano a Marrazzo che l'inceneritore è incompatibile con il territorio, che la falda è agli sgoccioli, che la crisi idrica è pesantissima, che i livelli di inquinamento ambientale sono disastrosi.

Scopriamo dal decreto Berlusconi che il Presidente Marrazzo passa il suo tempo a scrivere al Presidente del Consiglio per chiedere la proroga dello stato di emergenza idrica nei comuni dei Castelli Romani.

Sono ben quattro le preoccupate note di Marrazzo (24 febbraio 2009, 9 e 31 marzo 2009, 23 aprile 2009) per chiedere un'ulteriore proroga al fine di rimuovere definitivamente la persistente situazione di criticità e per la ripresa delle normali condizioni di vita.

Come pensa di risolvere la crisi idrica Marrazzo: autorizzando l'inceneritore di Albano che consuma una quantità impressionante di acqua (223.000 metri cubi l'anno)?

E' ora che i cittadini riprendano il controllo del territorio e delle istituzioni (Aprilia docet).

Di seguito pubblichiamo il Decreto Berlusconi.

Proroga dello stato di emergenza in relazione alla situazione di inquinamento e di crisi idrica in atto nel territorio dei comuni a sud di Roma, serviti dal Consorzio per l'acquedotto del Simbrivio.

Estremi del provvedimento: DPCM proroga del 12-06-2009 G.U. n.142 del
22-06-2009

Termine emergenza: 31-12-2009

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

....

Viste le note del presidente della regione Lazio del 24 febbraio, del 9 e del 31 marzo 2009 ed in particolare la nota del 23 aprile 2009 con cui nel chiedere un'ulteriore proroga dello stato di emergenza al fine di rimuovere definitivamente la persistente situazione di criticità e gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita, la medesima Regione ha trasmesso una nota del Dipartimento territorio - Direzione regionale ambiente e cooperazione tra i popoli con cui si ipotizza che, ove non venisse prorogato lo stato di emergenza, la situazione di inquinamento e di crisi idrica potrebbe subire un aggravamento anche in considerazione della stagione estiva;

Decreta:

è prorogato, fino al 31 dicembre 2009, lo stato di emergenza in relazione alla situazione di inquinamento e di crisi idrica in atto nel territorio dei comuni a sud di Roma, serviti dal Consorzio per l'acquedotto del Simbrivio.

Roma, 12 giugno 2009

Il Presidente: Berlusconi

giovedì 2 luglio 2009

Incontro tra Marrazzo e il Coordinamento contro l'inceneritore di Albano

Il Presidente Marazzo conferma: è partita da loro la richiesta di farlo ad Albano, vicino Ardea, Pomezia, Ariccia e Aprilia
«L’inceneritore l’hanno chiesto i Sindaci»
Qualcuno nega di aver firmato, ma il Sindaco di Albano conferma pure lui

Chi ha paura dell’Asl RmH?
Esclusi dal tavolo gli esperti della sanità pubblica che hanno bocciato l’impianto

Leggi tutto l'articolo pubblicato su "Il Caffè".