E' la prima fase di una nuova procedura d'infrazione al Trattato.
In futuro il nostro paese potrebbe essere condannato a pagare sanzioni pecuniarie
BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea ha chiesto all'Italia di ottemperare alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea nel settore dello smaltimento dei rifiuti. E' quanto si rileva da un documento diffuso in questi giorni dalla Commissione Ue.
Nel 2007, dice il documento, la Corte di Giustizia ha accertato che non erano stati adottati i piani di gestione dei rifiuti previsti dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalla direttiva sui rifiuti pericolosi, oppure che i piani esistenti non avevano attuato correttamente le direttive in alcune regioni e province italiane. Successivamente erano stati approvati i piani per il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, Bolzano e Rimini.
Tuttavia, dice la nota, il piano programmatico esistente nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione dell'Ue. Pertanto, la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora, ai sensi dell'articolo 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Qualora le autorità italiane non intraprendessero le azioni necessarie, la Commissione potrà decidere di adire di nuovo la Corte nei confronti dell'Italia per chiedere che sia condannata a sanzioni pecuniarie.
Il commissario Ue per l'Ambiente Janez Potocnik, in una nota, ha affermato: "I cittadini dell'Ue hanno diritto a vivere in un ambiente pulito e sano e pertanto sollecito l'Italia a garantire l'approvazione di una normativa efficace per quanto riguarda i rifiuti su tutto il territorio."
Sono anni che denunciamo lo scandalo della gestione dei rifiuti nel Lazio da questo blog.
Sono anni che decine di comitati di cittadini sono impegnati a difendere il territorio del Lazio dagli sporchi interessi del signor Cerroni e dei suoi boys (Marrazzo, Di Carlo, Zingaretti, Robilotta, Alemanno, Mattei, alcuni autorevoli membri della nuova Giunta del Comune di Albano, ecc.).
Oggi anche la Commissione Europea si schiera con i comitati ed sta preparando un’esemplare condanna per l’Italia.
Tweet
sabato 2 ottobre 2010
venerdì 13 agosto 2010
Il caro bollette a Roma si chiama Cerroni
Bollette care, carissime.
Due volte più salate a Roma rispetto a Parigi, Londra, Madrid.
Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni.
Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che hanno elaborato in uno studio i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa.
Le differenze tra i capoluoghi sfiorano il ridicolo.
Come tassa rifiuti, per una famiglia di due adulti e un figlio che abita in un appartamento di 80 mq. si pagano (dati 2009) 276 euro a Roma, il 23,8% in più della media nazionale.
Rispetto al costo di raccolta rifiuti, Roma si contende il record dell’inefficienza con Napoli (331 euro) e con Catania (292 euro).
Roma (276 euro) ha un costo della raccolta rifiuti doppio rispetto a quello di Firenze (135 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Torino (197 euro), di Milano (210 euro), di Genova (230 euro), di Trieste e Bologna (195 euro).
Grazie al monopolio del signor Cerroni, il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è addirittura più alto di quello di Venezia (247 euro).
E’ semplicemente incredibile!!!
La gestione monopolistica del signor Cerroni è più costosa della raccolta dei rifiuti con le gondole???
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello medio del Nord (210 euro), di quello del Centro (259 euro) e, addirittura, di quello del Sud (258 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Bari (153 euro), di Messina (201 euro), di Palermo (209 euro) e di Cagliari (245 euro).
Ma come è possibile costruire un monopolio così “salato” per le tasche dei cittadini? Come è possibile imporre l’inceneritore di Albano contro la volontà della popolazione e senza alcuna gara d’appalto?
Come ha spiegato il signor Cerroni ai nostri deputati e senatori: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Oltre all’ex assessore Di Carlo (PD), anche alcuni neo-assessori del Comune di Albano Laziale possono confermare.
Il costo in euro di raccolta rifiuti Tari/Tarsu per una abitazione di 80 mq
TORINO 197
MILANO 210
GENOVA 230
VENEZIA 247
TRIESTE 195
BOLOGNA 195
FIRENZE 135
ROMA 276
NAPOLI 331
BARI 153
MESSINA 201
CATANIA 292
PALERMO 209
CAGLIARI 245
MEDIA ITALIA 223
Nord 210
Centro 259
Mezzogiorno 258
Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati MSE e Unioncamere Tweet
Due volte più salate a Roma rispetto a Parigi, Londra, Madrid.
Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni.
Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che hanno elaborato in uno studio i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa.
Le differenze tra i capoluoghi sfiorano il ridicolo.
Come tassa rifiuti, per una famiglia di due adulti e un figlio che abita in un appartamento di 80 mq. si pagano (dati 2009) 276 euro a Roma, il 23,8% in più della media nazionale.
Rispetto al costo di raccolta rifiuti, Roma si contende il record dell’inefficienza con Napoli (331 euro) e con Catania (292 euro).
Roma (276 euro) ha un costo della raccolta rifiuti doppio rispetto a quello di Firenze (135 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Torino (197 euro), di Milano (210 euro), di Genova (230 euro), di Trieste e Bologna (195 euro).
Grazie al monopolio del signor Cerroni, il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è addirittura più alto di quello di Venezia (247 euro).
E’ semplicemente incredibile!!!
La gestione monopolistica del signor Cerroni è più costosa della raccolta dei rifiuti con le gondole???
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello medio del Nord (210 euro), di quello del Centro (259 euro) e, addirittura, di quello del Sud (258 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Bari (153 euro), di Messina (201 euro), di Palermo (209 euro) e di Cagliari (245 euro).
Ma come è possibile costruire un monopolio così “salato” per le tasche dei cittadini? Come è possibile imporre l’inceneritore di Albano contro la volontà della popolazione e senza alcuna gara d’appalto?
Come ha spiegato il signor Cerroni ai nostri deputati e senatori: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Oltre all’ex assessore Di Carlo (PD), anche alcuni neo-assessori del Comune di Albano Laziale possono confermare.
Il costo in euro di raccolta rifiuti Tari/Tarsu per una abitazione di 80 mq
TORINO 197
MILANO 210
GENOVA 230
VENEZIA 247
TRIESTE 195
BOLOGNA 195
FIRENZE 135
ROMA 276
NAPOLI 331
BARI 153
MESSINA 201
CATANIA 292
PALERMO 209
CAGLIARI 245
MEDIA ITALIA 223
Nord 210
Centro 259
Mezzogiorno 258
Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati MSE e Unioncamere Tweet
martedì 10 agosto 2010
La verità sul fallimento degli inceneritori
48 Sindaci della Regione Lazio hanno giocato con gli inceneritori, determinando il fallimento economico del Consorzio Gaia di Colleferro.
L’elenco dei 48 Sindaci è stato, fino ad oggi, avvolto nel mistero.
Nulla su Internet. Nulla sulla stampa. Nulla sulle relazioni delle Commissioni parlamentari.
Abbiamo perciò effettuato una ricerca e di seguito pubblichiamo l’elenco degli azionisti del Consorzio Gaia (aggiornato al 2007), i protagonisti del più grande imbroglio che la storia di questo paese ricordi.
Ecco gli azionisti pubblici del Consorzio GAIA:
Comune di Acuto
Comune di Alatri
Comune di Anagni
Comune di Ariccia
Comune di Artena
Comune di Bellegra
Comune di Capranica Prenestina
Comune di Carpineto Romano
Comune di Castel Gandolfo
Comune di Castel San Pietro Romano
Comune di Cave
Comune di Colleferro
Comune di Colonna
Comune di Ferentino
Comune di Fiuggi
Comune di Frascati
Comune di Gallicano nel Lazio
Comune di Gavignano
Comune di Genazzano
Comune di Gorga
Comune di Grottaferrata
Comune di Labico
Comune di Monte Compatri
Comune di Montelanico
Comune di Morolo
Comune di Nemi
Comune di Olevano Romano
Comune di Palestrina
Comune di Paliano
Comune di Piglio
Comune di Ripi
Comune di Rocca di Cave
Comune di Rocca di Papa
Comune di Rocca di Santo Stefano
Comune di Roiate
Comune di San Cesareo
Comune di San Vito Romano
Comune di Segni
Comune di Serrone
Comune di Subiaco
Comune di Trevi nel Lazio
Comune di Valmontone
Comune di Veroli.
E’ un elenco lunghissimo ed incredibile.
Decine di comuni che giocano a fare le “belle anime” con la raccolta differenziata, ma che portano la responsabilità di un disastro economico ed ambientale di portata inaudita.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.
La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
Il Sindaco di Roma Alemanno dovrebbe imparare: invece di fare spot commerciali pro-inceneritori dal Giappone, tra l’altro a spese dei contribuenti, dovrebbe visitare l’inceneritore di Colleferro, facendosi spiegare i bilanci del Consorzio GAIA dai carabinieri del NOE.
Peccato che anche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nella gestione del ciclo dei rifiuti abbia evitato di analizzare i bilanci disastrosi del Consorzio GAIA.
I nostri deputati e senatori, da veri incompetenti, hanno omaggiato il più grande esperto del settore, il signor Cerroni, che li ha brillantemente edotti sulla gestione dei rifiuti: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Perché in questo paese la classe politica continua a prenderci in giro con gli inceneritori, ecomostri dai costi folli, e con le case da sogno (affaccio con vista sul Colosseo o su Montecarlo) acquistate/vendute a prezzi irreali? Tweet
L’elenco dei 48 Sindaci è stato, fino ad oggi, avvolto nel mistero.
Nulla su Internet. Nulla sulla stampa. Nulla sulle relazioni delle Commissioni parlamentari.
Abbiamo perciò effettuato una ricerca e di seguito pubblichiamo l’elenco degli azionisti del Consorzio Gaia (aggiornato al 2007), i protagonisti del più grande imbroglio che la storia di questo paese ricordi.
Ecco gli azionisti pubblici del Consorzio GAIA:
Comune di Acuto
Comune di Alatri
Comune di Anagni
Comune di Ariccia
Comune di Artena
Comune di Bellegra
Comune di Capranica Prenestina
Comune di Carpineto Romano
Comune di Castel Gandolfo
Comune di Castel San Pietro Romano
Comune di Cave
Comune di Colleferro
Comune di Colonna
Comune di Ferentino
Comune di Fiuggi
Comune di Frascati
Comune di Gallicano nel Lazio
Comune di Gavignano
Comune di Genazzano
Comune di Gorga
Comune di Grottaferrata
Comune di Labico
Comune di Monte Compatri
Comune di Montelanico
Comune di Morolo
Comune di Nemi
Comune di Olevano Romano
Comune di Palestrina
Comune di Paliano
Comune di Piglio
Comune di Ripi
Comune di Rocca di Cave
Comune di Rocca di Papa
Comune di Rocca di Santo Stefano
Comune di Roiate
Comune di San Cesareo
Comune di San Vito Romano
Comune di Segni
Comune di Serrone
Comune di Subiaco
Comune di Trevi nel Lazio
Comune di Valmontone
Comune di Veroli.
E’ un elenco lunghissimo ed incredibile.
Decine di comuni che giocano a fare le “belle anime” con la raccolta differenziata, ma che portano la responsabilità di un disastro economico ed ambientale di portata inaudita.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.
La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
Il Sindaco di Roma Alemanno dovrebbe imparare: invece di fare spot commerciali pro-inceneritori dal Giappone, tra l’altro a spese dei contribuenti, dovrebbe visitare l’inceneritore di Colleferro, facendosi spiegare i bilanci del Consorzio GAIA dai carabinieri del NOE.
Peccato che anche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nella gestione del ciclo dei rifiuti abbia evitato di analizzare i bilanci disastrosi del Consorzio GAIA.
I nostri deputati e senatori, da veri incompetenti, hanno omaggiato il più grande esperto del settore, il signor Cerroni, che li ha brillantemente edotti sulla gestione dei rifiuti: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Perché in questo paese la classe politica continua a prenderci in giro con gli inceneritori, ecomostri dai costi folli, e con le case da sogno (affaccio con vista sul Colosseo o su Montecarlo) acquistate/vendute a prezzi irreali? Tweet
lunedì 5 luglio 2010
Chi pagherà le follie del signor Cerroni?
Il giorno 15 giungo 2010 la Commissione Parlamentare sulle attività illecite nella gestione dei rifiuti ha invitato in audizione il signor Cerroni.
Il signor Cerroni ha riportato, alla Commissione parlamentare, una notizia importantissima e riservatissima: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Va sottolineato che, terminata l’audizione, la Commissione parlamentare ha sentitamente ringraziato il signor Cerroni.
Oltre alle fettuccine della sorella, il signor Cerroni ha deliziato la Commissione con gli spaghetti (“quando facevamo tutto noi, si mangiavano spaghetti la mattina sulle strade di Roma”).
Abbiamo poi potuto ammirare le competenze tecniche del signor Cerroni, competenze che gli permettono di eludere qualsiasi gara di appalto e di andare direttamente a trattativa rigorosamente privata.
Di seguito riportiamo il Cerroni pensiero sugli inceneritori; “Ma non dimenticate che avevamo dodici inceneritori del tal quale a Rocca Cencia e a Ponte Malnome. Quando allora c'era la scafatura, da febbraio ad aprile, cioè quando i piselli e le fave le donne li facevano in casa, noi, per far funzionare i forni, dovevamo dare olio combustibile, petrolio, perché il potere calorifico di quei rifiuti non consentiva la combustione”.
Chiusa la lezione culinaria su fettuccine, spaghetti, fave e piselli, la Commissione parlamentare si è interrogata sulla mancanza di CDR nel Lazio e sulla effettiva necessità di tanti inceneritori (Colleferro, San Vittore, Malagrotta ed Albano).
Il signor CERRONI ha così risposto: “Quando il cerchio sarà chiuso e, probabilmente, si farà la raccolta differenziata, non al 50/60 per cento, come dicono, ma solo al 35 per cento, noi dovremo importare i rifiuti, perché non ce li abbiamo”.
E se manca il CDR, cosa ci faremo dell’inceneritore di Albano?
Il signor CERRONI ha così risposto: “Funzionerebbe anche con il rifiuto talquale, che però non produce energia, e si dovrà cambiare l'autorizzazione”.
Questo si ripercuoterà sul costo dei rifiuti ai cittadini?
Il signor CERRONI ha così risposto: “Con l'incenerimento tal quale, i costi sono da 200 a 300 euro, mettiamocelo bene in testa tutti”.
Il tutto è semplicemente folle: per far funzionare 12 linee di inceneritori, la regione Lazio dovrà importare rifiuti dalle altre regioni e, forse, anche dall’estero !!!
Le follie del signor Cerroni e del suo immenso impero, garantito dall’assoluto monopolio e da una classe politica completamente asservita, ci costano già oggi molto care: dal rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) risulta che il Lazio ha i costi e le tariffe più alte d’Italia (163 euro è il costo totale per abitante), di gran lunga superiore alle altre regioni (Campania 127 euro, Veneto 109 euro, Lombardia 100 euro, Friuli 94 euro).
Considerato che nel Lazio già manca il CDR da bruciare, gli inceneritori dovranno bruciare il tal quale e i costi esploderanno a 300 euro, mettiamocelo bene in testa tutti !!!
Chi pagherà le follie del signor Cerroni?
Sulla base del federalismo fiscale saranno i cittadini del Lazio a pagare a piè di lista le spese folli del signor Cerroni e della banda dei Cerroni Boys (Marrazzo, Alemanno, ACEA, AMA, Di Carlo, Robilotta, Mattei, Zaratti, ecc.).
Il Ministro Tremonti ha iniziato la Relazione del Governo alle Camere sul Federalismo Fiscale con il seguente pensiero: “come e perché l’albero della finanza pubblica è diventato un albero storto”.
Nella Regione Lazio, purtroppo, non c’è più alcun albero della finanza pubblica, ci sono solo le “idrovore” e la fallimentare gestione della sanità e dei rifiuti nel Lazio sono solo la punta di un iceberg.
Leggi tutto il testo dell'audizione. Tweet
Il signor Cerroni ha riportato, alla Commissione parlamentare, una notizia importantissima e riservatissima: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Va sottolineato che, terminata l’audizione, la Commissione parlamentare ha sentitamente ringraziato il signor Cerroni.
Oltre alle fettuccine della sorella, il signor Cerroni ha deliziato la Commissione con gli spaghetti (“quando facevamo tutto noi, si mangiavano spaghetti la mattina sulle strade di Roma”).
Abbiamo poi potuto ammirare le competenze tecniche del signor Cerroni, competenze che gli permettono di eludere qualsiasi gara di appalto e di andare direttamente a trattativa rigorosamente privata.
Di seguito riportiamo il Cerroni pensiero sugli inceneritori; “Ma non dimenticate che avevamo dodici inceneritori del tal quale a Rocca Cencia e a Ponte Malnome. Quando allora c'era la scafatura, da febbraio ad aprile, cioè quando i piselli e le fave le donne li facevano in casa, noi, per far funzionare i forni, dovevamo dare olio combustibile, petrolio, perché il potere calorifico di quei rifiuti non consentiva la combustione”.
Chiusa la lezione culinaria su fettuccine, spaghetti, fave e piselli, la Commissione parlamentare si è interrogata sulla mancanza di CDR nel Lazio e sulla effettiva necessità di tanti inceneritori (Colleferro, San Vittore, Malagrotta ed Albano).
Il signor CERRONI ha così risposto: “Quando il cerchio sarà chiuso e, probabilmente, si farà la raccolta differenziata, non al 50/60 per cento, come dicono, ma solo al 35 per cento, noi dovremo importare i rifiuti, perché non ce li abbiamo”.
E se manca il CDR, cosa ci faremo dell’inceneritore di Albano?
Il signor CERRONI ha così risposto: “Funzionerebbe anche con il rifiuto talquale, che però non produce energia, e si dovrà cambiare l'autorizzazione”.
Questo si ripercuoterà sul costo dei rifiuti ai cittadini?
Il signor CERRONI ha così risposto: “Con l'incenerimento tal quale, i costi sono da 200 a 300 euro, mettiamocelo bene in testa tutti”.
Il tutto è semplicemente folle: per far funzionare 12 linee di inceneritori, la regione Lazio dovrà importare rifiuti dalle altre regioni e, forse, anche dall’estero !!!
Le follie del signor Cerroni e del suo immenso impero, garantito dall’assoluto monopolio e da una classe politica completamente asservita, ci costano già oggi molto care: dal rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) risulta che il Lazio ha i costi e le tariffe più alte d’Italia (163 euro è il costo totale per abitante), di gran lunga superiore alle altre regioni (Campania 127 euro, Veneto 109 euro, Lombardia 100 euro, Friuli 94 euro).
Considerato che nel Lazio già manca il CDR da bruciare, gli inceneritori dovranno bruciare il tal quale e i costi esploderanno a 300 euro, mettiamocelo bene in testa tutti !!!
Chi pagherà le follie del signor Cerroni?
Sulla base del federalismo fiscale saranno i cittadini del Lazio a pagare a piè di lista le spese folli del signor Cerroni e della banda dei Cerroni Boys (Marrazzo, Alemanno, ACEA, AMA, Di Carlo, Robilotta, Mattei, Zaratti, ecc.).
Il Ministro Tremonti ha iniziato la Relazione del Governo alle Camere sul Federalismo Fiscale con il seguente pensiero: “come e perché l’albero della finanza pubblica è diventato un albero storto”.
Nella Regione Lazio, purtroppo, non c’è più alcun albero della finanza pubblica, ci sono solo le “idrovore” e la fallimentare gestione della sanità e dei rifiuti nel Lazio sono solo la punta di un iceberg.
Leggi tutto il testo dell'audizione. Tweet
venerdì 2 luglio 2010
Cerroni e il Paese dei Balocchi
Mentre l’Italia è alle prese con una pesantissima crisi economica e il Governo ha preparato una delle più pesanti manovre finanziarie degli ultimi anni, la potentissima lobby romana dei rifiuti (i Cerroni Boys) stanno cercando disperatamente di accaparrarsi altri soldi dalle istituzioni e dalle tasche dei cittadini.
In una recente intervista rilasciata a “Il sole 24 ore”, Bruno Landi, responsabile ambiente Federlazio, già Presidente della Regione Lazio (come Marrazzo), alle dipendenze del signor Cerroni, ha sentenziato in pieno delirio: «La tariffa di Roma è la più bassa d'Italia. Perciò abbiamo chiesto alla Regione una revisione tariffaria».
Nulla ha avuto da obiettare il giornalista del più autorevole (?) giornale economico del Paese dei Balocchi.
Abbiamo voluto verificare le farneticanti dichiarazioni dell’autorevole esponente dei Cerroni Boys.
Il costo a tonnellata della discarica di Malagrotta è pari a 68 euro.
Nella “Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, di gestione dei rifiuti urbani e sull’attività svolta - Anno 2009” predisposta dall’Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani della Regione Emilia Romagna emerge che, in Italia, la tariffa minima dello smaltimento in discarica è pari a 51,60 euro.
Quindi, la tariffa di Roma non è la più bassa in Italia.
Ma perché il signor Cerroni, che si vanta di aver realizzato impianti di trattamento dei rifiuti anche in Europa, in America e in Australia, non applica, per esempio, le tariffe europee?
Sempre nella relazione della Regione Emilia Romagna sono riportate le tariffe medie europee basate sulla indagine Cewep (dati riferiti al 2007 ed attualizzati al 2009).
La tariffa della discarica di Malagrotta (68 euro per tonnellata) è nettamente più alta delle tariffe medie del Belgio (50-60 euro), della Danimarca (20-60 euro), dell’Olanda (20-40 euro), della Spagna (20-50 euro) e della Svezia (30-50 euro).
Ma l’Italia è veramente il Paese dei Balocchi?
Dal “Rapporto Rifiuti 2008” predisposto dall’ISPRA è confermato anche per il 2008 che il Lazio è la regione con i costi totali medi pro capite annui di gestione dei rifiuti più alti d’Italia (e forse del mondo).
Tutto questo grazie al monopolio del signor Cerroni. Tweet
In una recente intervista rilasciata a “Il sole 24 ore”, Bruno Landi, responsabile ambiente Federlazio, già Presidente della Regione Lazio (come Marrazzo), alle dipendenze del signor Cerroni, ha sentenziato in pieno delirio: «La tariffa di Roma è la più bassa d'Italia. Perciò abbiamo chiesto alla Regione una revisione tariffaria».
Nulla ha avuto da obiettare il giornalista del più autorevole (?) giornale economico del Paese dei Balocchi.
Abbiamo voluto verificare le farneticanti dichiarazioni dell’autorevole esponente dei Cerroni Boys.
Il costo a tonnellata della discarica di Malagrotta è pari a 68 euro.
Nella “Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, di gestione dei rifiuti urbani e sull’attività svolta - Anno 2009” predisposta dall’Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani della Regione Emilia Romagna emerge che, in Italia, la tariffa minima dello smaltimento in discarica è pari a 51,60 euro.
Quindi, la tariffa di Roma non è la più bassa in Italia.
Ma perché il signor Cerroni, che si vanta di aver realizzato impianti di trattamento dei rifiuti anche in Europa, in America e in Australia, non applica, per esempio, le tariffe europee?
Sempre nella relazione della Regione Emilia Romagna sono riportate le tariffe medie europee basate sulla indagine Cewep (dati riferiti al 2007 ed attualizzati al 2009).
La tariffa della discarica di Malagrotta (68 euro per tonnellata) è nettamente più alta delle tariffe medie del Belgio (50-60 euro), della Danimarca (20-60 euro), dell’Olanda (20-40 euro), della Spagna (20-50 euro) e della Svezia (30-50 euro).
Ma l’Italia è veramente il Paese dei Balocchi?
Dal “Rapporto Rifiuti 2008” predisposto dall’ISPRA è confermato anche per il 2008 che il Lazio è la regione con i costi totali medi pro capite annui di gestione dei rifiuti più alti d’Italia (e forse del mondo).
Tutto questo grazie al monopolio del signor Cerroni. Tweet
martedì 22 giugno 2010
Siamo tutti di Colleferro (di Albano e di Malagrotta) contro gli inceneritori
Riceviamo, pubblichiamo e convintamente aderiamo.
COLLEFERRO - PIAZZA ITALIA
SABATO 26 GIUGNO - ORE 11.00
ASSEMBLEA PUBBLICA AUTOCONVOCATA
16/06/2010 ennesimo sequestro di CDR nel piazzale antistante gli inceneritori.
Una vera associazione a delinquere e non qualche mela marcia come tentano di raccontarcela in coro i deputati Moffa e Carella,il sindaco Cacciotti e gli indifferenti rappresentanti sindacali. A chi dice che i controlli funzionano rispondiamo con i fatti: sono quelli del NOE a tutelarci, né l’azienda né tantomeno i vantati controlli del Sindaco.
A seguito dei noti fatti del marzo 2009 - sequestro degli inceneritori per aver bruciato rifiuti tossici e nocivi - sono stati rinviate a giudizio 25 persone in 8 diverse province.
I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 43,5 milioni di euro, da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.
A finire nei guai, oltre al direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti , Paolo Meaglia, sono tutti i dirigenti del consorzio: il commissario Lolli il suo vice Perasso il direttore del personale Daniele Adamo il direttore tecnico Marino Galuppo e Stefania Brida, tutti ancora pagati dai cittadini con circa 2 milioni di euro l’anno nonostante abbiano causato, in concorso con altri, una perdita societaria di oltre 300 milioni di euro riempiendo di debiti e di veleni il futuro dei nostri figli. Tra gli altri imputati un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.
Non si sono fermati nel 2005 dopo l’arresto del padre padrone di Gaia R. Scaglione, non si sono fermati con i vari amministratori che si sono succeduti tra il 2006 e il 2007, non si sono fermati neanche nel 2008-2009 nonostante la piena attività investigativa dei carabinieri del NOE , non si sono fermati successivamente agli avvisi di garanzia (le intercettazioni lo provano) e neanche successivamente al rinvio a giudizio prova ne è il sequestro di questi giorni.
E mentre si discute e si indaga passa in secondo piano la questione più importante, quella della nostra salute, della qualità sempre peggiore dell’aria che respiriamo.
Per questo motivo un monito va al sindaco di Colleferro, dal quale dipendono in gran parte le sorti degli inceneritori e la salute pubblica. Gli ricordiamo ancora una volta che la differenziata, quella vera, con la raccolta porta a porta dell’umido, va fatta per legge. Continuare a tacere e a nascondere responsabilità oggettive lo renderà complice. Ostinarsi a portare avanti il progetto della raccolta stradale con i cassonetti, che nella migliore delle ipotesi farà arrivare la differenziata al 15-20%, lo renderà responsabile alla stregua di politici, dirigenti, e faccendieri di gravi reati ambientali ed amministrativi legati al traffico e all’incenerimento di rifiuti.
> Per la chiusura degli inceneritori
> Per l’avvio di un piano straordinario di raccolta differenziata in ottemperanza della norma
> Per il licenziamento dei responsabili del disastro ambientale ed economico del Consorzio GAIA
Cittadini, associazioni e movimenti della valle del Sacco, che si battono per la difesa del territorio e che si oppongono alle nocività, si autoconvocano per discutere della gravissima situazione degli inceneritori di Colleferro. Tweet
COLLEFERRO - PIAZZA ITALIA
SABATO 26 GIUGNO - ORE 11.00
ASSEMBLEA PUBBLICA AUTOCONVOCATA
16/06/2010 ennesimo sequestro di CDR nel piazzale antistante gli inceneritori.
Una vera associazione a delinquere e non qualche mela marcia come tentano di raccontarcela in coro i deputati Moffa e Carella,il sindaco Cacciotti e gli indifferenti rappresentanti sindacali. A chi dice che i controlli funzionano rispondiamo con i fatti: sono quelli del NOE a tutelarci, né l’azienda né tantomeno i vantati controlli del Sindaco.
A seguito dei noti fatti del marzo 2009 - sequestro degli inceneritori per aver bruciato rifiuti tossici e nocivi - sono stati rinviate a giudizio 25 persone in 8 diverse province.
I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 43,5 milioni di euro, da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.
A finire nei guai, oltre al direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti , Paolo Meaglia, sono tutti i dirigenti del consorzio: il commissario Lolli il suo vice Perasso il direttore del personale Daniele Adamo il direttore tecnico Marino Galuppo e Stefania Brida, tutti ancora pagati dai cittadini con circa 2 milioni di euro l’anno nonostante abbiano causato, in concorso con altri, una perdita societaria di oltre 300 milioni di euro riempiendo di debiti e di veleni il futuro dei nostri figli. Tra gli altri imputati un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi.
Non si sono fermati nel 2005 dopo l’arresto del padre padrone di Gaia R. Scaglione, non si sono fermati con i vari amministratori che si sono succeduti tra il 2006 e il 2007, non si sono fermati neanche nel 2008-2009 nonostante la piena attività investigativa dei carabinieri del NOE , non si sono fermati successivamente agli avvisi di garanzia (le intercettazioni lo provano) e neanche successivamente al rinvio a giudizio prova ne è il sequestro di questi giorni.
E mentre si discute e si indaga passa in secondo piano la questione più importante, quella della nostra salute, della qualità sempre peggiore dell’aria che respiriamo.
Per questo motivo un monito va al sindaco di Colleferro, dal quale dipendono in gran parte le sorti degli inceneritori e la salute pubblica. Gli ricordiamo ancora una volta che la differenziata, quella vera, con la raccolta porta a porta dell’umido, va fatta per legge. Continuare a tacere e a nascondere responsabilità oggettive lo renderà complice. Ostinarsi a portare avanti il progetto della raccolta stradale con i cassonetti, che nella migliore delle ipotesi farà arrivare la differenziata al 15-20%, lo renderà responsabile alla stregua di politici, dirigenti, e faccendieri di gravi reati ambientali ed amministrativi legati al traffico e all’incenerimento di rifiuti.
> Per la chiusura degli inceneritori
> Per l’avvio di un piano straordinario di raccolta differenziata in ottemperanza della norma
> Per il licenziamento dei responsabili del disastro ambientale ed economico del Consorzio GAIA
Cittadini, associazioni e movimenti della valle del Sacco, che si battono per la difesa del territorio e che si oppongono alle nocività, si autoconvocano per discutere della gravissima situazione degli inceneritori di Colleferro. Tweet
venerdì 18 giugno 2010
Colleferro-Malagrotta-Albano: il 18 la magistratura processa Cerroni
Perché la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” ha reso omaggio (riservandogli un’audizione) al signor Cerroni, imputato di gravissimi reati connessi proprio con la gestione dei rifiuti ?
Mentre la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” si inchina al signor Cerroni, la magistratura lo processa per attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Infatti, il 18 giugno 2010 si terrà nell’aula 19 del Tribunale di Roma alle ore 9.30 l’udienza del processo a carico dell’ing. Francesco Rando, Amministratore unico della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.
Come è noto, l’Ing. Rando ha già subito due condanne definitive passate in giudicato per la gestione della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.
Pubblichiamo le imputazioni a carico dell’ing. Rando, che nel prosieguo chiameremo ing. Cerroni, che non leggerete su alcun giornale.
L’ing. Cerroni è imputato dei seguenti reati:
“….effettuava smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Malagrotta, non autorizzata per tali rifiuti…”;
“… classificava e trattava come rifiuto speciale i rifiuti da classificare, invece, come pericolosi e li smaltiva sistematicamente entro la discarica di Malagrotta non autorizzata per il trattamento di detti rifiuti…”;
“…in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (fanghi provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)…”;
“…falsa attestazione nei registri di carico e scarico e alle autorità preposte al controllo della natura, della composizione e delle relative caratteristiche chimico-fisiche…”;
“…effettuava sistematicamente scarichi delle acque reflue industriali provenienti dalla discarica di Malagrotta contenenti sostanze pericolose, in assenza di qualsiasi autorizzazione, immettendole nel fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”;
“…inquinava con la immissione di sostanze pericolose le acque del fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”.
L’ing. Cerroni è accusato, insieme ai responsabili degli inceneritori di Colleferro (Lolli e Torti), di aver destinato a tali inceneritori rifiuti classificati come CDR (Combustibile da Rifiuti), CDR non conforme ai requisiti previsti dalla legge.
Anche l’ing. Cerroni è, quindi, coinvolto nello scandalo degli inceneritori di Colleferro, gli inceneritori che hanno bruciato di tutto !!!
Sono, quindi, smentite le dichiarazioni rese da Marrazzo che il 29 ottobre 2008, accompagnato dal suo assessore Di Carlo, affermava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”.
Dopo queste dichiarazioni “irresponsabili”, è successo di tutto:
- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,
- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,
- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.
A queste società ed imprenditori “molto affidabili per garantire la salvaguardia dell’ambiente” (Cerroni, AMA, ACEA) Marrazzo ha affidato, “sotto ricatto per le foto con i trans” e con una illegale trattativa privata, l’inceneritore di Albano.
Leggi: Il decreto di citazione in giudizio Tweet
Mentre la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” si inchina al signor Cerroni, la magistratura lo processa per attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Infatti, il 18 giugno 2010 si terrà nell’aula 19 del Tribunale di Roma alle ore 9.30 l’udienza del processo a carico dell’ing. Francesco Rando, Amministratore unico della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.
Come è noto, l’Ing. Rando ha già subito due condanne definitive passate in giudicato per la gestione della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.
Pubblichiamo le imputazioni a carico dell’ing. Rando, che nel prosieguo chiameremo ing. Cerroni, che non leggerete su alcun giornale.
L’ing. Cerroni è imputato dei seguenti reati:
“….effettuava smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Malagrotta, non autorizzata per tali rifiuti…”;
“… classificava e trattava come rifiuto speciale i rifiuti da classificare, invece, come pericolosi e li smaltiva sistematicamente entro la discarica di Malagrotta non autorizzata per il trattamento di detti rifiuti…”;
“…in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (fanghi provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)…”;
“…falsa attestazione nei registri di carico e scarico e alle autorità preposte al controllo della natura, della composizione e delle relative caratteristiche chimico-fisiche…”;
“…effettuava sistematicamente scarichi delle acque reflue industriali provenienti dalla discarica di Malagrotta contenenti sostanze pericolose, in assenza di qualsiasi autorizzazione, immettendole nel fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”;
“…inquinava con la immissione di sostanze pericolose le acque del fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”.
L’ing. Cerroni è accusato, insieme ai responsabili degli inceneritori di Colleferro (Lolli e Torti), di aver destinato a tali inceneritori rifiuti classificati come CDR (Combustibile da Rifiuti), CDR non conforme ai requisiti previsti dalla legge.
Anche l’ing. Cerroni è, quindi, coinvolto nello scandalo degli inceneritori di Colleferro, gli inceneritori che hanno bruciato di tutto !!!
Sono, quindi, smentite le dichiarazioni rese da Marrazzo che il 29 ottobre 2008, accompagnato dal suo assessore Di Carlo, affermava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”.
Dopo queste dichiarazioni “irresponsabili”, è successo di tutto:
- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,
- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,
- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.
A queste società ed imprenditori “molto affidabili per garantire la salvaguardia dell’ambiente” (Cerroni, AMA, ACEA) Marrazzo ha affidato, “sotto ricatto per le foto con i trans” e con una illegale trattativa privata, l’inceneritore di Albano.
Leggi: Il decreto di citazione in giudizio Tweet
domenica 13 giugno 2010
Grazie a Manlio Cerroni, Lazio da quarto mondo
Rapporto rifiuti ISPRA, Lazio da quarto mondo
Articolo tratto dal blog Energia-Ambiente
Il problema ha più accenti. E' chiaramente politico, per la manifesta incapacità degli amministratori regionali (ed in molti casi provinciali e locali) succedutisi negli ultimi 15 anni, di trovare una congruente politica di uscita dal tunnel rifiuti. Ciò, soprattutto con la spedita andatura europea che ha riformato il settore fissando linee guida molto importanti nel trattamento, nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti. Confine labile quello politico, perchè si passa immediatamente all'analisi economica di una querelle che non arriva a trovare soluzione ed è destinata (nel Lazio, nel medio-lungo termine) a rimanere problematica. Forse, addirittura, soprattutto per la nostra regione avviene il percorso contrario, dove la lobby di discariche e termodistruttori incide a prescindere, a monte, ogni scelta amministrativa.
Lo smaltimento attuato in questi decenni, infatti, è figlio di una gestione inadeguata dal punto di vista della comunità e adeguatissimo per ciò che attiene alla speculazione economica. Presto la vera emergenza rifiuti potrebbe esplodere anche nel Lazio, portando con se, uno dopo l'altro, tutti gli altri lati della vicenda: l'impatto sanitario di un piano rifiuti mal strutturato con siti autorizzati in modo poco trasparente, il problema inerente la civiltà di una regione che brucia, che interra ed infine, l'inscindibile dipendenza politica dal sistema di gestione monopolista.
La situazione appare grave e solo in presenza di scelte coraggiose, di fondi distratti alla termodistruzione e reimpiegati verso il recupero di materia unito ad un sostanziale scollamento politico - gestorio, solo così nella Regione Lazio si potrà pervenire a scelte maggiormente perequate in chiave di sostenibilità ambientale, economica e sanitaria. Il Lazio porta l'86% del monte rifiuti (meglio specificato negli articoli sotto) in discarica, Roma esercita una pressione estrema esternalizzando i suoi problemi fuori dal proprio territorio. La capitale, la Regione Lazio non conoscono la parola raccolta differenziata, questo evidenzia come la situazione vada lentamente verso livelli di drammaticità assoluta, dove le discariche lavoreranno ancora per moltissimi anni che ne dicano politici e gestori del mondo rifiuti.
In questo quadro, con simili volumi di produzione di tal quale, sebbene la politica a più livelli continui a premere per scelte inutili proprio per non toccare il monopolio delle discariche, appare del tutto superfluo anche l'inceneritore di Albano. Impianto che appariva inutile già prima del rapporto rifiuti dell'Ispra, ma che ora assume estremi connotati speculativi e non di interesse pubblico.
Quest'impianto "vanta" infatti un iter autorizzativo ai limiti della decenza e pur di essere approvato l'ente Regione Lazio (e non solo) ha esibito il lato peggiore della politica che amministra nel teorico interesse pubblico.
Da molti profani tale impianto è visto come la panacea al problema delle discariche e rifiuti nel Lazio, cosa che ovviamente non è; dai molti coinvolti per interesse diretto, invece, è stato definito come l'impianto scaccia emergenza.
In realtà, partendo da un presupposto fisico dove la termodistruzione del Cdr non elimina alcun tipo di rifiuto bensì semplicemente lo moltiplica trasformandolo, si perviene anche alla banalissima conclusione che stante, appunto, i numeri prodotti dall'ultimo rapporto rifiuti dell'ISPRA, l'inceneritore di Albano e dei Castelli Romani non servirà a niente.
E questo è giusto che lo sappiano anche gli organi amministrativi chiamati a decidere il futuro di questo inceneritore. Il Lazio ha numeri da trattare di una "caratura" tale che vanno ben oltre l'inutile e dannosa scelta della termocombustione, superando per giunta le oltre 160.000 tonnellate di Cdr. Ma, soprattutto, la regione amminsitrata da Renata Polverini è zeppa di tal quale e, appunto, non ha Cdr.
Attualmente resta pendente un piano rifiuti commissariale che ha concentrato le forze su di un impianto ora più che mai del tutto inutile ed il cui iter non è mai passato al vaglio del precedente consiglio regionale.
Il Lazio si avvicina all'emergenza rifiuti per una vera mancanza di volontà atta ad evitare tale crisi. Il problema che si pone non è quello delle infrastrutture, peraltro obsolete se parliamo ancora di discariche e gassificatori, il problema che si pone è di gestione. Se non si risolve tale problema riconducendo il monopolio ad un sistema almeno moderato di conduzione, dove più attori possono recitare la loro parte e dove il potere politico-amministrativo riesca a mettere in campo decisioni concrete e svincolate, l'emergenza sarà prossima. Occorre quindi ricalibrare l'intera struttura di controllo e comando, partendo dall'assunto che chi ora detiene questo controllo, facendo si che Roma ed il Lazio conferiscano nelle proprie discariche l'86% dell'intero stock rifiuti e presentando l'obsoleto (inceneritori) come il nuovo, non sarà certo incline a tali decisioni.
Servono appunto scelte coraggiose.
In ballo non ci sono solo miliardarie baronie, c'è il futuro territoriale e sanitario di un'intera città e di un'intera regione per almeno i prossimi 30 anni. Il problema di emergenza dunque è prima ancora un problema di legalità con accenti politico-economici da dirimere, pena il limbo del quarto mondo, territori devastati e cittadini malati, il tutto consapevolmente.Regione Lazio ancora da record con risultati al limite del sottosviluppo economico, sanitario e di civiltà per ciò che attiene la gestione, il trattamento e la produzione di rifiuti solidi urbani. La nostra Regione “vanta” due record: il primo riguarda livelli di raccolta differenziata estremamente bassi, il secondo concerne lo stock del monte rifiuti conferito in discarica, ben l’86 % (leggete bene, l’ottantasei per cento).
Questi numeri da delirio civile non sono certo frutto del caso.
Rappresentano in primis il risultato della oggettiva “maggiore” competenza sbandierata in un famoso video dall’ex assessore con delega ai rifiuti, Mario Di Carlo, ma è chiaro come il problema risieda anche altrove e cioè in una filiera rifiuti completamente distorta nella sua gestione.
Finchè i cittadini e le istituzioni si confronteranno con monopolisti assoluti delle discariche e degli inceneritori del calibro di Manlio Cerroni, quest’ultimo non avrà mai interesse a riciclare e differenziare.
Il Lazio infatti è la Regione che annovera la discarica più grande d’Europa in mano ad un privato monopolista, sito che gli amministratori regionali e comunali (Roma) non riescono a chiudere da anni perchè in preda ai dictat dello stesso che esercita il bello ed il cattivo tempo.
L’ente Regione Lazio è l’istituzione che nell’ultimo commissariamento rifiuti ha concepito un piano rifiuti (Marrazzo) autorizzando l’inceneritore dei Castelli Romani senza gara d’appalto, viziando il procedimento autorizzativo con provvedimenti farsa e collocando (logicamente) l’impianto di termodistruzione all’interno dell’ennesima discarica del monopolista di cui sopra ed a cui sarà assegnata anche la gestione del paventato gassificatore.
Buche e bruciatori in nome della speculazione e del dramma sanitario autorizzato dagli organi istituzionali. Il Lazio ha la rotta segnata per i prossimi 30 anni, indirizzo garantito da Badaloni e Storace, rafforzato da Marrazzo e che Renata Polverini non sembra certo voler cambiare.
Nel Lazio la vera emergenza rifiuti è quella che stanno creando, si brucia, si interra e non si differenzia, la “civiltà” prima di tutto. Tweet
Articolo tratto dal blog Energia-Ambiente
Il problema ha più accenti. E' chiaramente politico, per la manifesta incapacità degli amministratori regionali (ed in molti casi provinciali e locali) succedutisi negli ultimi 15 anni, di trovare una congruente politica di uscita dal tunnel rifiuti. Ciò, soprattutto con la spedita andatura europea che ha riformato il settore fissando linee guida molto importanti nel trattamento, nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti. Confine labile quello politico, perchè si passa immediatamente all'analisi economica di una querelle che non arriva a trovare soluzione ed è destinata (nel Lazio, nel medio-lungo termine) a rimanere problematica. Forse, addirittura, soprattutto per la nostra regione avviene il percorso contrario, dove la lobby di discariche e termodistruttori incide a prescindere, a monte, ogni scelta amministrativa.
Lo smaltimento attuato in questi decenni, infatti, è figlio di una gestione inadeguata dal punto di vista della comunità e adeguatissimo per ciò che attiene alla speculazione economica. Presto la vera emergenza rifiuti potrebbe esplodere anche nel Lazio, portando con se, uno dopo l'altro, tutti gli altri lati della vicenda: l'impatto sanitario di un piano rifiuti mal strutturato con siti autorizzati in modo poco trasparente, il problema inerente la civiltà di una regione che brucia, che interra ed infine, l'inscindibile dipendenza politica dal sistema di gestione monopolista.
La situazione appare grave e solo in presenza di scelte coraggiose, di fondi distratti alla termodistruzione e reimpiegati verso il recupero di materia unito ad un sostanziale scollamento politico - gestorio, solo così nella Regione Lazio si potrà pervenire a scelte maggiormente perequate in chiave di sostenibilità ambientale, economica e sanitaria. Il Lazio porta l'86% del monte rifiuti (meglio specificato negli articoli sotto) in discarica, Roma esercita una pressione estrema esternalizzando i suoi problemi fuori dal proprio territorio. La capitale, la Regione Lazio non conoscono la parola raccolta differenziata, questo evidenzia come la situazione vada lentamente verso livelli di drammaticità assoluta, dove le discariche lavoreranno ancora per moltissimi anni che ne dicano politici e gestori del mondo rifiuti.
In questo quadro, con simili volumi di produzione di tal quale, sebbene la politica a più livelli continui a premere per scelte inutili proprio per non toccare il monopolio delle discariche, appare del tutto superfluo anche l'inceneritore di Albano. Impianto che appariva inutile già prima del rapporto rifiuti dell'Ispra, ma che ora assume estremi connotati speculativi e non di interesse pubblico.
Quest'impianto "vanta" infatti un iter autorizzativo ai limiti della decenza e pur di essere approvato l'ente Regione Lazio (e non solo) ha esibito il lato peggiore della politica che amministra nel teorico interesse pubblico.
Da molti profani tale impianto è visto come la panacea al problema delle discariche e rifiuti nel Lazio, cosa che ovviamente non è; dai molti coinvolti per interesse diretto, invece, è stato definito come l'impianto scaccia emergenza.
In realtà, partendo da un presupposto fisico dove la termodistruzione del Cdr non elimina alcun tipo di rifiuto bensì semplicemente lo moltiplica trasformandolo, si perviene anche alla banalissima conclusione che stante, appunto, i numeri prodotti dall'ultimo rapporto rifiuti dell'ISPRA, l'inceneritore di Albano e dei Castelli Romani non servirà a niente.
E questo è giusto che lo sappiano anche gli organi amministrativi chiamati a decidere il futuro di questo inceneritore. Il Lazio ha numeri da trattare di una "caratura" tale che vanno ben oltre l'inutile e dannosa scelta della termocombustione, superando per giunta le oltre 160.000 tonnellate di Cdr. Ma, soprattutto, la regione amminsitrata da Renata Polverini è zeppa di tal quale e, appunto, non ha Cdr.
Attualmente resta pendente un piano rifiuti commissariale che ha concentrato le forze su di un impianto ora più che mai del tutto inutile ed il cui iter non è mai passato al vaglio del precedente consiglio regionale.
Il Lazio si avvicina all'emergenza rifiuti per una vera mancanza di volontà atta ad evitare tale crisi. Il problema che si pone non è quello delle infrastrutture, peraltro obsolete se parliamo ancora di discariche e gassificatori, il problema che si pone è di gestione. Se non si risolve tale problema riconducendo il monopolio ad un sistema almeno moderato di conduzione, dove più attori possono recitare la loro parte e dove il potere politico-amministrativo riesca a mettere in campo decisioni concrete e svincolate, l'emergenza sarà prossima. Occorre quindi ricalibrare l'intera struttura di controllo e comando, partendo dall'assunto che chi ora detiene questo controllo, facendo si che Roma ed il Lazio conferiscano nelle proprie discariche l'86% dell'intero stock rifiuti e presentando l'obsoleto (inceneritori) come il nuovo, non sarà certo incline a tali decisioni.
Servono appunto scelte coraggiose.
In ballo non ci sono solo miliardarie baronie, c'è il futuro territoriale e sanitario di un'intera città e di un'intera regione per almeno i prossimi 30 anni. Il problema di emergenza dunque è prima ancora un problema di legalità con accenti politico-economici da dirimere, pena il limbo del quarto mondo, territori devastati e cittadini malati, il tutto consapevolmente.Regione Lazio ancora da record con risultati al limite del sottosviluppo economico, sanitario e di civiltà per ciò che attiene la gestione, il trattamento e la produzione di rifiuti solidi urbani. La nostra Regione “vanta” due record: il primo riguarda livelli di raccolta differenziata estremamente bassi, il secondo concerne lo stock del monte rifiuti conferito in discarica, ben l’86 % (leggete bene, l’ottantasei per cento).
Questi numeri da delirio civile non sono certo frutto del caso.
Rappresentano in primis il risultato della oggettiva “maggiore” competenza sbandierata in un famoso video dall’ex assessore con delega ai rifiuti, Mario Di Carlo, ma è chiaro come il problema risieda anche altrove e cioè in una filiera rifiuti completamente distorta nella sua gestione.
Finchè i cittadini e le istituzioni si confronteranno con monopolisti assoluti delle discariche e degli inceneritori del calibro di Manlio Cerroni, quest’ultimo non avrà mai interesse a riciclare e differenziare.
Il Lazio infatti è la Regione che annovera la discarica più grande d’Europa in mano ad un privato monopolista, sito che gli amministratori regionali e comunali (Roma) non riescono a chiudere da anni perchè in preda ai dictat dello stesso che esercita il bello ed il cattivo tempo.
L’ente Regione Lazio è l’istituzione che nell’ultimo commissariamento rifiuti ha concepito un piano rifiuti (Marrazzo) autorizzando l’inceneritore dei Castelli Romani senza gara d’appalto, viziando il procedimento autorizzativo con provvedimenti farsa e collocando (logicamente) l’impianto di termodistruzione all’interno dell’ennesima discarica del monopolista di cui sopra ed a cui sarà assegnata anche la gestione del paventato gassificatore.
Buche e bruciatori in nome della speculazione e del dramma sanitario autorizzato dagli organi istituzionali. Il Lazio ha la rotta segnata per i prossimi 30 anni, indirizzo garantito da Badaloni e Storace, rafforzato da Marrazzo e che Renata Polverini non sembra certo voler cambiare.
Nel Lazio la vera emergenza rifiuti è quella che stanno creando, si brucia, si interra e non si differenzia, la “civiltà” prima di tutto. Tweet
venerdì 11 giugno 2010
I 48 Sindaci soci di Gaia possono essere condannati dalla Corte dei Conti
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci “inceneritoristi” del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di “fatture false” dei lavori non eseguiti e di dichiarazioni bollate che era stata costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Di tutta la vicenda non si capisce perché la Commissione parlamentare e in particolare l’On. Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, abbiamo cercato di minimizzare (o meglio assolvere) le gravissime responsabilità dei 48 (quarantotto) Sindaci della zona?
Abbiamo chiesto un autorevole parere giuridico sul tema della responsabilità dei Sindaci, che di seguito pubblichiamo.
“Un orientamento giurisprudenziale, maturato rispetto ad eventi occorsi nel regime dei rapporti pubblici istituzionali/societari, ci avverte che il fatto stesso di ignorare volutamente i segnali di una possibile dissesto della gestione sociale di una partecipata del Comune è condotta suscettibile di dare luogo ad un comportamento negligente caratterizzato da colpa grave.
Tutto ciò è conseguenza del fatto che all’Ente locale compete l’onere di svolgere al meglio le proprie funzioni istituzionali – agendo con tutte le opportune cautele del caso – non solo nella gestione diretta della res publica, ma anche nell’esercizio dei poteri di indirizzo e di controllo delle società partecipate.
A conferma di quanto sopra, resta insuperata per eloquenza e chiarezza la sentenza della Corte dei Conti, sez. Lazio, del 10 settembre 1999, con la quale il Sindaco del Comune di Tivoli socio unico di "Acque Albule SpA", viene condannato per mancato esercizio di azione sociale di responsabilità nei confronti di amministratori della società resisi responsabili di comportamenti illegittimi ed illeciti, nonché della violazione delle regole di gestione (efficienza, economicità ed efficacia) cui deve uniformarsi l'azione di qualsiasi amministrazione pubblica o privata.
L'obiettivo della Corte in tale occasione era quello di affermare la responsabilità del Sindaco del Comune socio, che avrebbe dovuto verificare l'andamento della gestione della società, esercitando, ove necessario, i propri poteri dell'azionista di controllo.
In altre parole ciò significa che, in presenza di segnali gravi e certi che indichino pressanti difficoltà economico – finanziarie, pregiudizievoli al regolare funzionamento di una società partecipata, il funzionario e l'amministratore pubblico hanno il dovere di vigilare sull'andamento della relativa gestione, nonché l’onere di intraprendere tutte le iniziative in loro potere, utili per agevolare al meglio il ripristino della normale e corretta gestione societaria, con la messa in atto degli idonei rimedi correttivi”.
Morale della favola, i 48 Sindaci dei Comuni soci di GAIA avrebbero dovuto controllare l’andamento della gestione della società.
Anche la Corte dei Conti dovrà indagare su questa gravissima vicenda.
Tweet
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di “fatture false” dei lavori non eseguiti e di dichiarazioni bollate che era stata costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Di tutta la vicenda non si capisce perché la Commissione parlamentare e in particolare l’On. Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, abbiamo cercato di minimizzare (o meglio assolvere) le gravissime responsabilità dei 48 (quarantotto) Sindaci della zona?
Abbiamo chiesto un autorevole parere giuridico sul tema della responsabilità dei Sindaci, che di seguito pubblichiamo.
“Un orientamento giurisprudenziale, maturato rispetto ad eventi occorsi nel regime dei rapporti pubblici istituzionali/societari, ci avverte che il fatto stesso di ignorare volutamente i segnali di una possibile dissesto della gestione sociale di una partecipata del Comune è condotta suscettibile di dare luogo ad un comportamento negligente caratterizzato da colpa grave.
Tutto ciò è conseguenza del fatto che all’Ente locale compete l’onere di svolgere al meglio le proprie funzioni istituzionali – agendo con tutte le opportune cautele del caso – non solo nella gestione diretta della res publica, ma anche nell’esercizio dei poteri di indirizzo e di controllo delle società partecipate.
A conferma di quanto sopra, resta insuperata per eloquenza e chiarezza la sentenza della Corte dei Conti, sez. Lazio, del 10 settembre 1999, con la quale il Sindaco del Comune di Tivoli socio unico di "Acque Albule SpA", viene condannato per mancato esercizio di azione sociale di responsabilità nei confronti di amministratori della società resisi responsabili di comportamenti illegittimi ed illeciti, nonché della violazione delle regole di gestione (efficienza, economicità ed efficacia) cui deve uniformarsi l'azione di qualsiasi amministrazione pubblica o privata.
L'obiettivo della Corte in tale occasione era quello di affermare la responsabilità del Sindaco del Comune socio, che avrebbe dovuto verificare l'andamento della gestione della società, esercitando, ove necessario, i propri poteri dell'azionista di controllo.
In altre parole ciò significa che, in presenza di segnali gravi e certi che indichino pressanti difficoltà economico – finanziarie, pregiudizievoli al regolare funzionamento di una società partecipata, il funzionario e l'amministratore pubblico hanno il dovere di vigilare sull'andamento della relativa gestione, nonché l’onere di intraprendere tutte le iniziative in loro potere, utili per agevolare al meglio il ripristino della normale e corretta gestione societaria, con la messa in atto degli idonei rimedi correttivi”.
Morale della favola, i 48 Sindaci dei Comuni soci di GAIA avrebbero dovuto controllare l’andamento della gestione della società.
Anche la Corte dei Conti dovrà indagare su questa gravissima vicenda.
Tweet
mercoledì 9 giugno 2010
L'allarme dei carabinieri "Sui rifiuti un oligopolio"
Rapporto alla commissione bicamerale presieduta da Pecorella
«Non c'è concorrenza, i cittadini pagano un prezzo salato»
Corriere della Sera Roma di sabato 5 giugno 2010
di Fulloni Alessandro
Una discarica, quella di Malagrotta - «la più grande d'Europa» - che ha raggiunto «livelli di avanzata saturazione. «Analogo disagio» si registra negli altri 5 bacini della provincia di Roma, anche questi «prossimi» al riempimento definitivo.
E ancora: una raccolta rifiuti che nel Lazio è dominata da «un oligopolio che non favorisce la concorrenza» e che «incide sui prezzi».
La strategia di impiegare i termovalorizzatori, inoltre, «non rappresenta lo soluzione migliore».
Questo perché, in sintesi, tra raccolta e smaltimento occorre più energia di quella prodotta dalla trattazione della spazzatura.
Non bastasse: «il 30 per cento di quanto viene bruciato resta cenere, con evidenti ricadute negative sia sul piano igienico che sanitario».
Nero su bianco, è quello che scrivono i carabinieri del comando proinciale di Roma in un rapporto inviato il 18 maggio alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dal deputato Gaetano Pecorella.
Il dossier, arrivato assieme a quelli della Guardia di Finanza e della Questura, finirà nella relazione sul Lazio che entro luglio sarà ultimata da Candido De Angelis e Antonio Rugghia, rispettivamente senatori del Pdl e del Pd.
Dalle audizioni di prefetti, questori e magistrati sta emergendo uno scenario sconcertante di truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. E adesso c'è anche questa relazione dei carabinieri che lancia l'allarme sulle discariche romane prossime alla saturazione. Con il rischio che presto l'immondizia resti a marcire per strada come a Napoli.
La disamina tracciata dagli esperti ambientali dell'Arma è impietosa.
Nel Lazio la gestione dell'immondizia è «commissariata a fasi alterne dal 1999». Però non è «mai stata data concreta attuazione alla direttiva Ue» che prevede la riduzione e il recupero dei rifiuti quale scelta prioritaria rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento». Cioè i sistemi che restano indigesti al verde e all'atmosfera.
In sostanza non si fa la differenziata e per questo «nella Capitale e nella Regione l'86 per cento del monte rifiuti» finisce nei bacini di raccolta a cielo aperto. Spazzatura «tal quale» - cioè quella buttata nei secchioni - che non diventa cdr, il combustibile da rifiuto «ridotto e trattato» che dovrebbe alimentare in modo esclusivo i termovalorizzatori su cui ha scommesso la Regione.
Sono i due impianti a Colleferro, quello di San Vittore, il gassificatore inaugurato a Malagrotta un anno fa e il quinto impianto in «predicato di realizzazione - scrivono i carabinieri - a Cecchina», vicino Albano.
Ma proprio a Colleferro le indagini del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno rivelato come nell'inceneritore siano stati bruciati copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni e filtri di industrie chimiche senza alcun controllo sulle esalazioni finite nell'aria.
Non solo. In altre audizioni gli investigatori hanno riferito di «sistematica» trasformazione, avvenuta con certificazioni false, di normale spazzatura nell'ecocombustibile destinato ai termovalorizzatori il cui costosissimo trattamento è premiato con soldi pubblici.
Proprio il business privilegiato dall’oligopolio.
Se nel Lazio sparisce il cdr, presunto o reale, «viene meno il meccanismo» dietro al quale si celano «cartelli, intermediari, guadagni», ha chiarito un ufficiale del Noe alla commissione.
«Ma il tutto comporta un costo enorme per i cittadini».
Tweet
«Non c'è concorrenza, i cittadini pagano un prezzo salato»
Corriere della Sera Roma di sabato 5 giugno 2010
di Fulloni Alessandro
Una discarica, quella di Malagrotta - «la più grande d'Europa» - che ha raggiunto «livelli di avanzata saturazione. «Analogo disagio» si registra negli altri 5 bacini della provincia di Roma, anche questi «prossimi» al riempimento definitivo.
E ancora: una raccolta rifiuti che nel Lazio è dominata da «un oligopolio che non favorisce la concorrenza» e che «incide sui prezzi».
La strategia di impiegare i termovalorizzatori, inoltre, «non rappresenta lo soluzione migliore».
Questo perché, in sintesi, tra raccolta e smaltimento occorre più energia di quella prodotta dalla trattazione della spazzatura.
Non bastasse: «il 30 per cento di quanto viene bruciato resta cenere, con evidenti ricadute negative sia sul piano igienico che sanitario».
Nero su bianco, è quello che scrivono i carabinieri del comando proinciale di Roma in un rapporto inviato il 18 maggio alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dal deputato Gaetano Pecorella.
Il dossier, arrivato assieme a quelli della Guardia di Finanza e della Questura, finirà nella relazione sul Lazio che entro luglio sarà ultimata da Candido De Angelis e Antonio Rugghia, rispettivamente senatori del Pdl e del Pd.
Dalle audizioni di prefetti, questori e magistrati sta emergendo uno scenario sconcertante di truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. E adesso c'è anche questa relazione dei carabinieri che lancia l'allarme sulle discariche romane prossime alla saturazione. Con il rischio che presto l'immondizia resti a marcire per strada come a Napoli.
La disamina tracciata dagli esperti ambientali dell'Arma è impietosa.
Nel Lazio la gestione dell'immondizia è «commissariata a fasi alterne dal 1999». Però non è «mai stata data concreta attuazione alla direttiva Ue» che prevede la riduzione e il recupero dei rifiuti quale scelta prioritaria rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento». Cioè i sistemi che restano indigesti al verde e all'atmosfera.
In sostanza non si fa la differenziata e per questo «nella Capitale e nella Regione l'86 per cento del monte rifiuti» finisce nei bacini di raccolta a cielo aperto. Spazzatura «tal quale» - cioè quella buttata nei secchioni - che non diventa cdr, il combustibile da rifiuto «ridotto e trattato» che dovrebbe alimentare in modo esclusivo i termovalorizzatori su cui ha scommesso la Regione.
Sono i due impianti a Colleferro, quello di San Vittore, il gassificatore inaugurato a Malagrotta un anno fa e il quinto impianto in «predicato di realizzazione - scrivono i carabinieri - a Cecchina», vicino Albano.
Ma proprio a Colleferro le indagini del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno rivelato come nell'inceneritore siano stati bruciati copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni e filtri di industrie chimiche senza alcun controllo sulle esalazioni finite nell'aria.
Non solo. In altre audizioni gli investigatori hanno riferito di «sistematica» trasformazione, avvenuta con certificazioni false, di normale spazzatura nell'ecocombustibile destinato ai termovalorizzatori il cui costosissimo trattamento è premiato con soldi pubblici.
Proprio il business privilegiato dall’oligopolio.
Se nel Lazio sparisce il cdr, presunto o reale, «viene meno il meccanismo» dietro al quale si celano «cartelli, intermediari, guadagni», ha chiarito un ufficiale del Noe alla commissione.
«Ma il tutto comporta un costo enorme per i cittadini».
Tweet
lunedì 7 giugno 2010
La società pubblica GAIA e i 48 sindaci ladroni
Dalle audizioni della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” emergono scenari inquietanti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio.
Al centro dell’attenzione è sempre GAIA, la società pubblica di proprietà di 48 comuni dei Castelli Romani e della zona di Frosinone.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Ma sentiamo il racconto del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri: “Da lì è iniziato un approfondimento, in modo particolare su alcuni finanziamenti riguardanti la costruzione della seconda discarica a Colleferro. Questa seconda discarica - che è stata finanziata per oltre 30 milioni di euro nel 2004 e che risulta dalle dichiarazioni del legale rappresentante della società già in opera e completamente edificata nel 2005 - oggi a Colleferro non esiste. Per la verità, non esiste neanche il progetto esecutivo di quella discarica. Non esiste assolutamente niente. Eppure, sono state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture”.
Ma che ruolo hanno avuto in questa vicenda i 48 Sindaci proprietari di GAIA?
La senatrice Daniela Mazzuconi non ha dubbi: i 48 Sindaci non potevano non sapere.
“Siamo in presenza di una società che è stata definita pubblica. O meglio, di una società di diritto privato, che ha soci pubblici.Le chiedo se sia possibile che nella vicenda narrata ci si possa trovare di fronte solo a questioni legate all'amministratore delegato e ad alcuni consiglieri (neanche a tutti, perché alcuni avevano un potere limitato, la cui natura non è ben chiara). Esiste un' assemblea di soci che, normalmente, secondo gli statuti, ha una qualche responsabilità sia nell'indicare le politiche della società, sia nell'approvare i bilanci e quant'altro.Mi chiedo se sia possibile che i soci fossero completamente all'oscuro. Non conoscendo quella realtà territoriale, immagino che, o siamo di fronte a soci assolutamente incompetenti e incapaci di cogliere quanto veniva detto, cioè che sussistevano falsi così palesi per cui i soci stessi avrebbero dovuto costituirsi contro i propri amministratori, oppure si deve ipotizzare una qualche responsabilità, non solo di natura politica, in capo almeno a una parte dei soci. Questi ultimi, pur essendo soggetti pubblici, avevano infatti nominato quel consiglio d'amministrazione e quell'amministratore delegato.Questa considerazione, che vale per tutti gli altri aspetti di questa vicenda e non solo per quello odierno, mi comincia a risuonare in testa e nel cuore troppo spesso”.
E’ ora di cominciare a pubblicare i nomi e le responsabilità dei 48 Sindaci “inceneritoristi” dei
Castelli Romani e della zona di Frosinone.
Perchè Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, non dice nulla sul ruolo indecente tenuto da 48 (quarantotto) Sindaci della zona?
La vicenda di GAIA dimostra che il sistema dell’incenerimento è “un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.
Nel Lazio non si produce CDR, ma Marrazzo ha previsto 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore, tre ad Albano).
E’ possibile che una scelta così pericolosa, che espone la Regione ad un aumento esponenziale di reati e di illegalità, sia stata presa da una sola persona, tra l’altro sottoposta a continui e ripetuti ricatti per storie di trans e di filmini porno?
E’ ora di sottoporre a referendum questa scelta immorale al fine di incenerire il Piano Marrazzo sulla gestione dei rifiuti.
Leggi l'Audizione del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri. Tweet
Al centro dell’attenzione è sempre GAIA, la società pubblica di proprietà di 48 comuni dei Castelli Romani e della zona di Frosinone.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Ma sentiamo il racconto del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri: “Da lì è iniziato un approfondimento, in modo particolare su alcuni finanziamenti riguardanti la costruzione della seconda discarica a Colleferro. Questa seconda discarica - che è stata finanziata per oltre 30 milioni di euro nel 2004 e che risulta dalle dichiarazioni del legale rappresentante della società già in opera e completamente edificata nel 2005 - oggi a Colleferro non esiste. Per la verità, non esiste neanche il progetto esecutivo di quella discarica. Non esiste assolutamente niente. Eppure, sono state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture”.
Ma che ruolo hanno avuto in questa vicenda i 48 Sindaci proprietari di GAIA?
La senatrice Daniela Mazzuconi non ha dubbi: i 48 Sindaci non potevano non sapere.
“Siamo in presenza di una società che è stata definita pubblica. O meglio, di una società di diritto privato, che ha soci pubblici.Le chiedo se sia possibile che nella vicenda narrata ci si possa trovare di fronte solo a questioni legate all'amministratore delegato e ad alcuni consiglieri (neanche a tutti, perché alcuni avevano un potere limitato, la cui natura non è ben chiara). Esiste un' assemblea di soci che, normalmente, secondo gli statuti, ha una qualche responsabilità sia nell'indicare le politiche della società, sia nell'approvare i bilanci e quant'altro.Mi chiedo se sia possibile che i soci fossero completamente all'oscuro. Non conoscendo quella realtà territoriale, immagino che, o siamo di fronte a soci assolutamente incompetenti e incapaci di cogliere quanto veniva detto, cioè che sussistevano falsi così palesi per cui i soci stessi avrebbero dovuto costituirsi contro i propri amministratori, oppure si deve ipotizzare una qualche responsabilità, non solo di natura politica, in capo almeno a una parte dei soci. Questi ultimi, pur essendo soggetti pubblici, avevano infatti nominato quel consiglio d'amministrazione e quell'amministratore delegato.Questa considerazione, che vale per tutti gli altri aspetti di questa vicenda e non solo per quello odierno, mi comincia a risuonare in testa e nel cuore troppo spesso”.
E’ ora di cominciare a pubblicare i nomi e le responsabilità dei 48 Sindaci “inceneritoristi” dei
Castelli Romani e della zona di Frosinone.
Perchè Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, non dice nulla sul ruolo indecente tenuto da 48 (quarantotto) Sindaci della zona?
La vicenda di GAIA dimostra che il sistema dell’incenerimento è “un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.
Nel Lazio non si produce CDR, ma Marrazzo ha previsto 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore, tre ad Albano).
E’ possibile che una scelta così pericolosa, che espone la Regione ad un aumento esponenziale di reati e di illegalità, sia stata presa da una sola persona, tra l’altro sottoposta a continui e ripetuti ricatti per storie di trans e di filmini porno?
E’ ora di sottoporre a referendum questa scelta immorale al fine di incenerire il Piano Marrazzo sulla gestione dei rifiuti.
Leggi l'Audizione del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri. Tweet
sabato 5 giugno 2010
Carta e plastica nel traffico di rifiuti con la Cina e negli inceneritori
Le audizioni della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” aprono una panoramica incredibile sulla gestione dei rifiuti in Italia e, soprattutto, nel Lazio.
Un vero peccato che quando l’audizione si fa interessante, la seduta diventa segreta.
Due sono i temi più importanti esaminati dalla Commissione: le illegalità commesse con gli inceneritori di Colleferro, di proprietà pubblica di 48 sindaci “inceneritoristi”, e l’illegalità del traffico dei rifiuti con la Cina, denunciate dal Questore di Roma nell’audizione del 25 maggio 2010.
Con riferimento agli inceneritori, nelle audizioni è emerso che nel Lazio non c’è il CDR (il Combustibile da Rifiuti): “Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee”.
Allora, perché costruire nel Lazio 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano).
A Colleferro l’AMA, altra società pubblica del Sindaco di Roma Alemanno, conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR.
Il CDR è la parte secca dei rifiuti ed è costituita in prevalenza da carta e plastica.
Ma quale sarà mai il senso di bruciare la carta e la plastica in un inceneritore?
Per comprendere bene questa stranezza, è illuminante l’audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle Dogane.
Dalla sua relazione è emerso che le esportazioni di merci catalogate come avanzi, ritagli e scarti sono per il 48% carta e per il 5% plastica; le parti di auto sono solo il 28%, il ferro e l’acciaio il 5%, il rame il 4%.
Nell’immaginario collettivo, la Cina viene vista come il Paese che cerca di accaparrarsi tutte le “Materie Prime Secondarie” per garantire la sua crescita economica.
Invece, dai dati pubblicizzati dall’Agenzia delle Dogane emerge che la Cina è particolarmente interessata alla nostra carta e alla nostra plastica?
La risposta al quesito emerge con chiarezza dall’audizione del Direttore dell’Agenzia delle Dogane:
“… Non abbiamo mai trovato la mondezza «vera» dentro ai container in uscita”.
“… L’ampiezza del flusso di carta comporta complesse attività di analisi poiché il rischio di violazione ambientale legato alla carta è che essa venga esportata mescolata ad altri materiali, costituendo quindi un rifiuto. In alcuni casi, per esempio, è stato accertato l’utilizzo di avanzi di carta come materiale assorbente per l’eliminazione fraudolenta di scarti di lavorazione chimici in forma liquida”.
“ … non si trattava di cascami o avanzi di lavorazione, direttamente impiegabili in un processo industriale per la fabbricazione di prodotti con la stessa materia prima, bensì di prodotti misti per la presenza di sostanze e materiali estranei ai processi di riciclaggio della plastica e non adeguatamente trattati”.
“… lavoriamo su casi in cui il PET esce con il materiale plastico inquinato, presumibilmente arriva in un altro Paese, dove questo materiale plastico inquinato (i teloni agricoli e il PET raccolto dalla differenziata) viene fuso tutto assieme e trasformato in bottiglie di plastica, che tornano nel nostro frigorifero”.
“… I controlli effettuati hanno consentito di intercettare e sottoporre a sequestro più di 2.400 tonnellate di rifiuti stipati in 100 container, composti per più del 95 per cento da carta da macero e per la restante parte da plastica, supporti magnetici, apparati elettronici fuori uso e alluminio incenerito, e identificando tredici aziende i cui legali rappresentanti sono stati denunciati alle competenti autorità giudiziarie”.
“… Nella maggioranza dei sequestri effettuati dagli uffici delle dogane, i controlli fisici e le analisi di laboratorio condotte dalle ARPA e dai laboratori chimici dell’Agenzia delle dogane, hanno accertato la presenza di sostanze chimiche non ammesse, facendo ipotizzare i delitti di traffico illecito di rifiuti, poiché le spedizioni non avevano subito il trattamento o la bonifica dichiarata”.
Questo è il CDR (carta e plastica inquinate) che alimenterà le 12 linee di incenerimento del Lazio (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano)?
Parole sante quelle della senatrice Daniela Mazzucconi in merito agli inceneritori: “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.
Speriamo, infine, che Marrazzo dica finalmente la verità: perché le autorizzazioni per l’inceneritore di Albano è stata data in tutta fretta il 13 agosto 2009 e per l’inceneritore di Malagrotta il 18 agosto 2009, mentre l’ex Governatore era sotto ricatto per le famose foto?
Quando finirà questa scia di sangue?
Leggi con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc: audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle Dogane. Tweet
Un vero peccato che quando l’audizione si fa interessante, la seduta diventa segreta.
Due sono i temi più importanti esaminati dalla Commissione: le illegalità commesse con gli inceneritori di Colleferro, di proprietà pubblica di 48 sindaci “inceneritoristi”, e l’illegalità del traffico dei rifiuti con la Cina, denunciate dal Questore di Roma nell’audizione del 25 maggio 2010.
Con riferimento agli inceneritori, nelle audizioni è emerso che nel Lazio non c’è il CDR (il Combustibile da Rifiuti): “Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee”.
Allora, perché costruire nel Lazio 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano).
A Colleferro l’AMA, altra società pubblica del Sindaco di Roma Alemanno, conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR.
Il CDR è la parte secca dei rifiuti ed è costituita in prevalenza da carta e plastica.
Ma quale sarà mai il senso di bruciare la carta e la plastica in un inceneritore?
Per comprendere bene questa stranezza, è illuminante l’audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle Dogane.
Dalla sua relazione è emerso che le esportazioni di merci catalogate come avanzi, ritagli e scarti sono per il 48% carta e per il 5% plastica; le parti di auto sono solo il 28%, il ferro e l’acciaio il 5%, il rame il 4%.
Nell’immaginario collettivo, la Cina viene vista come il Paese che cerca di accaparrarsi tutte le “Materie Prime Secondarie” per garantire la sua crescita economica.
Invece, dai dati pubblicizzati dall’Agenzia delle Dogane emerge che la Cina è particolarmente interessata alla nostra carta e alla nostra plastica?
La risposta al quesito emerge con chiarezza dall’audizione del Direttore dell’Agenzia delle Dogane:
“… Non abbiamo mai trovato la mondezza «vera» dentro ai container in uscita”.
“… L’ampiezza del flusso di carta comporta complesse attività di analisi poiché il rischio di violazione ambientale legato alla carta è che essa venga esportata mescolata ad altri materiali, costituendo quindi un rifiuto. In alcuni casi, per esempio, è stato accertato l’utilizzo di avanzi di carta come materiale assorbente per l’eliminazione fraudolenta di scarti di lavorazione chimici in forma liquida”.
“ … non si trattava di cascami o avanzi di lavorazione, direttamente impiegabili in un processo industriale per la fabbricazione di prodotti con la stessa materia prima, bensì di prodotti misti per la presenza di sostanze e materiali estranei ai processi di riciclaggio della plastica e non adeguatamente trattati”.
“… lavoriamo su casi in cui il PET esce con il materiale plastico inquinato, presumibilmente arriva in un altro Paese, dove questo materiale plastico inquinato (i teloni agricoli e il PET raccolto dalla differenziata) viene fuso tutto assieme e trasformato in bottiglie di plastica, che tornano nel nostro frigorifero”.
“… I controlli effettuati hanno consentito di intercettare e sottoporre a sequestro più di 2.400 tonnellate di rifiuti stipati in 100 container, composti per più del 95 per cento da carta da macero e per la restante parte da plastica, supporti magnetici, apparati elettronici fuori uso e alluminio incenerito, e identificando tredici aziende i cui legali rappresentanti sono stati denunciati alle competenti autorità giudiziarie”.
“… Nella maggioranza dei sequestri effettuati dagli uffici delle dogane, i controlli fisici e le analisi di laboratorio condotte dalle ARPA e dai laboratori chimici dell’Agenzia delle dogane, hanno accertato la presenza di sostanze chimiche non ammesse, facendo ipotizzare i delitti di traffico illecito di rifiuti, poiché le spedizioni non avevano subito il trattamento o la bonifica dichiarata”.
Questo è il CDR (carta e plastica inquinate) che alimenterà le 12 linee di incenerimento del Lazio (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano)?
Parole sante quelle della senatrice Daniela Mazzucconi in merito agli inceneritori: “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.
Speriamo, infine, che Marrazzo dica finalmente la verità: perché le autorizzazioni per l’inceneritore di Albano è stata data in tutta fretta il 13 agosto 2009 e per l’inceneritore di Malagrotta il 18 agosto 2009, mentre l’ex Governatore era sotto ricatto per le famose foto?
Quando finirà questa scia di sangue?
Leggi con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc: audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle Dogane. Tweet
venerdì 4 giugno 2010
Viaggio nelle attività illecite del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio (seconda puntata)
Continua il viaggio nelle audizioni alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”.
Nella seconda puntata pubblichiamo il testo dell’audizione del capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma.
In questa puntata si parla dell'attività di indagine del NOE in merito agli inceneritori di Colleferro, coordinata dalla procura di Velletri.
Dall’indagine del NOE sono scaturite nella province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno 13 ordinanze di custodia cautelare e 25 avvisi di garanzia per reati importanti, quali l'associazione a delinquere, l'attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, favoreggiamento, violazione dei valori limite di emissione in atmosfera, accesso abusivo a sistemi informatici.
Questo è il frutto del sistema di gestione dei rifiuti organizzato per la Regione Lazio da Marrazzo.
L’ex Presidente della Regione Lazio è stato miseramente sbugiardato durante tutta l’audizione.
Antonio Rugghia: “È stato detto dal Presidente Marrazzo che, sulla base della convenzione sottoscritta nel 2006 con i NOE, sono stati attivati una serie di controlli, sulla base di informazioni fornite dalla Regione Lazio, che hanno portato a diverse indagini, tra cui questa”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no”.
Il Presidente Gaetano Pecorella: “Mi pare che si debba domandarle se, specificamente, la Regione Lazio vi abbia rappresentato il problema Colleferro, per cui l'indagine è partita da tale segnalazione”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no … Questa indagine è iniziata perché un dipendente dell'impianto, tale Celli, ha voluto sporgere denuncia. Siamo andati a parlare con il dottor Cirielli, che ci ha dato la delega e così abbiamo iniziato un'attività riservatissima, che si è conclusa con gli arresti”.
Anche l’AMA di Alemanno ha fatto un figurone nel corso dell’audizione.
Infatti, dall’audizione del Comandante del NOE è emerso che:
“… Secondo elementi probatori e dati certi, che hanno retto anche al di fronte al GIP e al tribunale del riesame, l'impianto AMA di Roma conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR”.
“… Dalle indagini svolte, il materiale che l'AMA conferiva all'impianto di Colleferro non era CDR, tant'è vero che anche il responsabile dell'impianto AMA è stato tratto in arresto”.
“… Il materiale conferito era spacciato per CDR, ma non era accompagnato dalle analisi previste dopo la decantazione, né da quelle settimanali, era accompagnato da analisi false”.
“.. Il materiale spacciato per CDR e conferito negli impianti faceva saltare i limiti di emissione in atmosfera previsti dal Consorzio Gaia ed in remoto, dalla Toscana, si provvedeva a far rientrare i limiti nella norma in modo informatico.
Sono stati arrestati anche i responsabili del laboratorio informatico in seguito al reperimento di elementi probatori continuati nel tempo. Nel corso di un anno, in modo continuativo e sistematico, sono state raccolte prove di reato, fino a pochi giorni prima dell'arresto”.
Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, nel conteggio, clamorosamente sbagliato, degli impianti di incenerimento nel Lazio.
Antonio Rugghia: “Le domando specificamente se nel Lazio ci sarebbe la possibilità di mantenere in funzionamento cinque linee di termovalorizzazione attraverso gli impianti che producono CDR”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Le linee sono più di cinque. Infatti, tre dovrebbero partire a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore (dove stanno già usando la terza) e due o tre ad Albano. Quindi, si tratta di 11 o 12 linee.
Allo stato non penso ci siano impianti CDR tali da alimentare 12 linee.
Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee.”
Ma allora perchè fare 12 linee di incenerimento?
La senatrice Daniela Mazzucconi ha constatato amaramente che “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena” e ha concluso con una terribile domanda: “Vorrei capire, in tutta questa vicenda che lei ci ha narrato, quale sia stato il ruolo delle province di questa regione”.
Si, anche noi vorremmo capire il ruolo della Provincia di Roma e del suo inutile Presidente Zingaretti.
Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): audizione del dottor capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma. Tweet
Nella seconda puntata pubblichiamo il testo dell’audizione del capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma.
In questa puntata si parla dell'attività di indagine del NOE in merito agli inceneritori di Colleferro, coordinata dalla procura di Velletri.
Dall’indagine del NOE sono scaturite nella province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno 13 ordinanze di custodia cautelare e 25 avvisi di garanzia per reati importanti, quali l'associazione a delinquere, l'attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, favoreggiamento, violazione dei valori limite di emissione in atmosfera, accesso abusivo a sistemi informatici.
Questo è il frutto del sistema di gestione dei rifiuti organizzato per la Regione Lazio da Marrazzo.
L’ex Presidente della Regione Lazio è stato miseramente sbugiardato durante tutta l’audizione.
Antonio Rugghia: “È stato detto dal Presidente Marrazzo che, sulla base della convenzione sottoscritta nel 2006 con i NOE, sono stati attivati una serie di controlli, sulla base di informazioni fornite dalla Regione Lazio, che hanno portato a diverse indagini, tra cui questa”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no”.
Il Presidente Gaetano Pecorella: “Mi pare che si debba domandarle se, specificamente, la Regione Lazio vi abbia rappresentato il problema Colleferro, per cui l'indagine è partita da tale segnalazione”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no … Questa indagine è iniziata perché un dipendente dell'impianto, tale Celli, ha voluto sporgere denuncia. Siamo andati a parlare con il dottor Cirielli, che ci ha dato la delega e così abbiamo iniziato un'attività riservatissima, che si è conclusa con gli arresti”.
Anche l’AMA di Alemanno ha fatto un figurone nel corso dell’audizione.
Infatti, dall’audizione del Comandante del NOE è emerso che:
“… Secondo elementi probatori e dati certi, che hanno retto anche al di fronte al GIP e al tribunale del riesame, l'impianto AMA di Roma conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR”.
“… Dalle indagini svolte, il materiale che l'AMA conferiva all'impianto di Colleferro non era CDR, tant'è vero che anche il responsabile dell'impianto AMA è stato tratto in arresto”.
“… Il materiale conferito era spacciato per CDR, ma non era accompagnato dalle analisi previste dopo la decantazione, né da quelle settimanali, era accompagnato da analisi false”.
“.. Il materiale spacciato per CDR e conferito negli impianti faceva saltare i limiti di emissione in atmosfera previsti dal Consorzio Gaia ed in remoto, dalla Toscana, si provvedeva a far rientrare i limiti nella norma in modo informatico.
Sono stati arrestati anche i responsabili del laboratorio informatico in seguito al reperimento di elementi probatori continuati nel tempo. Nel corso di un anno, in modo continuativo e sistematico, sono state raccolte prove di reato, fino a pochi giorni prima dell'arresto”.
Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, nel conteggio, clamorosamente sbagliato, degli impianti di incenerimento nel Lazio.
Antonio Rugghia: “Le domando specificamente se nel Lazio ci sarebbe la possibilità di mantenere in funzionamento cinque linee di termovalorizzazione attraverso gli impianti che producono CDR”.
Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Le linee sono più di cinque. Infatti, tre dovrebbero partire a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore (dove stanno già usando la terza) e due o tre ad Albano. Quindi, si tratta di 11 o 12 linee.
Allo stato non penso ci siano impianti CDR tali da alimentare 12 linee.
Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee.”
Ma allora perchè fare 12 linee di incenerimento?
La senatrice Daniela Mazzucconi ha constatato amaramente che “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena” e ha concluso con una terribile domanda: “Vorrei capire, in tutta questa vicenda che lei ci ha narrato, quale sia stato il ruolo delle province di questa regione”.
Si, anche noi vorremmo capire il ruolo della Provincia di Roma e del suo inutile Presidente Zingaretti.
Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): audizione del dottor capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma. Tweet
mercoledì 2 giugno 2010
Purtroppo la vera “Gomorra” è nel Lazio
Iniziamo oggi il viaggio nelle audizioni alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”.
Purtroppo la vera “Gomorra” è nel Lazio.
Un gigantesco impero del male inizia con la società pubblica GAIA, un consorzio di 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone che gestisce i due inceneritori di Colleferro, e finisce con il Coema, la società a maggioranza pubblica di Cerroni-Ama-Acea che vuole realizzare l’inceneritore più grande del mondo ad Albano.
Cominciamo con l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.
Il suo racconto sull’indagine condotta è un susseguirsi di reati, truffe, ricatti, tangenti, raggiri, falsi documenti, manomissioni del sistema informativo di controllo, arresti, intercettazioni, indagati. Attori principali: la società pubblica GAIA e la società pubblica AMA. Comparse: 48 Sindaci “inceneritoristi” azionisti della società pubblica GAIA, gli enti pubblici (Regione, Provincia e Arpa) che non hanno effettuato i doverosi controlli.
Lo scandalo è tale che il Commissario Candido De Angelis ha dichiarato: “L'AMA, che è una società pubblica, come pubbliche sono le società che gestiscono i termovalorizzatori, equivale a parlare di noi, dello Stato. In tutto questo affare non riesco a vedere il lucro: l'AMA, che è Stato, raccoglie il CDR «fasullo» e lo conferisce a due termovalorizzatori pubblici, in cui si commettono ulteriori reati. Poi, due società pubbliche (una è un consorzio di ventiquattro comuni, l'altra è a metà tra un consorzio di ventiquattro comuni e il Comune di Roma) vendono elettricità a un terzo ente pubblico, cioè sempre allo Stato! L'AMA sapeva bene che non conferiva al proprio termovalorizzatore del CDR, bensì altra cosa.”
Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, che rivolto verso il Dott. Cirielli ha dichiarato: “Non ho, francamente, alcuna domanda da porle”.
Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri. Tweet
Purtroppo la vera “Gomorra” è nel Lazio.
Un gigantesco impero del male inizia con la società pubblica GAIA, un consorzio di 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone che gestisce i due inceneritori di Colleferro, e finisce con il Coema, la società a maggioranza pubblica di Cerroni-Ama-Acea che vuole realizzare l’inceneritore più grande del mondo ad Albano.
Cominciamo con l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.
Il suo racconto sull’indagine condotta è un susseguirsi di reati, truffe, ricatti, tangenti, raggiri, falsi documenti, manomissioni del sistema informativo di controllo, arresti, intercettazioni, indagati. Attori principali: la società pubblica GAIA e la società pubblica AMA. Comparse: 48 Sindaci “inceneritoristi” azionisti della società pubblica GAIA, gli enti pubblici (Regione, Provincia e Arpa) che non hanno effettuato i doverosi controlli.
Lo scandalo è tale che il Commissario Candido De Angelis ha dichiarato: “L'AMA, che è una società pubblica, come pubbliche sono le società che gestiscono i termovalorizzatori, equivale a parlare di noi, dello Stato. In tutto questo affare non riesco a vedere il lucro: l'AMA, che è Stato, raccoglie il CDR «fasullo» e lo conferisce a due termovalorizzatori pubblici, in cui si commettono ulteriori reati. Poi, due società pubbliche (una è un consorzio di ventiquattro comuni, l'altra è a metà tra un consorzio di ventiquattro comuni e il Comune di Roma) vendono elettricità a un terzo ente pubblico, cioè sempre allo Stato! L'AMA sapeva bene che non conferiva al proprio termovalorizzatore del CDR, bensì altra cosa.”
Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, che rivolto verso il Dott. Cirielli ha dichiarato: “Non ho, francamente, alcuna domanda da porle”.
Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri. Tweet
lunedì 31 maggio 2010
Raccolta e stoccaggio: Spariti milioni di euro
I raggiri: La relazione di magistrati, questori e prefetti
Fondi Ue volatilizzati, autorizzazioni scadute, consumi falsificati.
Corriere della Sera Roma
Sabato 29 maggio 2010, pagina 3
Truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. Tutto fra Roma e province. E' lo scenario attorno alla raccolta e allo stoccaggio della spazzatura secondo quel che martedì hanno raccontato magistrati, questori e prefetti del Lazio alla commissione sul ciclo dei rifiuti.
A Frosinone la procura indaga sulle attività della Saf, la società pubblica (i proprietari sono Provincia e comuni) che gestisce la discarica di Colfelice. Buona parte dei 26 milioni di euro inviati dalla Ue e passati per la Regione Lazio sarebbero stati «distratti».
«I soldi avrebbero dovuto garantire l'adeguamento dell'impianto - ha spiegato il questore Alfonso La Rotonda ma la squadra mobile e la guardia di finanza hanno scoperto che i lavori effettuati sono stati ben pochi. E certificati in maniera differente da quel che effettivamente è stato verificato».
A Colleferro, ha raccontato il pm della procura di Velletri Giancarlo Cirieffi, si indaga su una truffa ai darmi dello Stato che ha visto l'azienda a capitale pubblico che gestisce i due termovalorizzatori dichiarare un consumo di metano inferiore a quello effettivo, incassando fondi pubblici non dovuti per 43 milioni di euro.
Adesso la difesa degli indagati - in sostanza alcuni dirigenti della società commissariata dopo le indagini - sollecita la derubricazione del reato di truffa. Siccome i due impianti sono in vendita (circostanza di cui i parlamentari della commissione non sapevano nulla) gli effetti dell'inchiesta potrebbero danneggiare la trattativa.
Si è scoperto inoltre che i termovalorizzatori di Colleferro a lungo hanno lavorato con autorizzazioni regionali provvisorie se non addirittura scadute.
Sono state bruciate tonnellate di rifiuti «senza che si sia saputo cosa sia finito nell'atmosfera», è la sintesi di Cirielli.
E a Latina è il questore Nicola D'Angelo a segnalare un pericolo nella discarica di Borgo Montello dove in un incavo sarebbero interrati da anni - la segnalazione è di un pentito di camorra - rifiuti tossici.
Un rapporto dell'Enea parla genericamente di «massa metallica sotterrata».
«Non è nelle mie competenze, ma da poliziotto - osserva D'Angelo, investigatore che arrestò numerosi boss della Magliana - andrei a vedere di cosa si tratta di preciso». Tweet
Fondi Ue volatilizzati, autorizzazioni scadute, consumi falsificati.
Corriere della Sera Roma
Sabato 29 maggio 2010, pagina 3
Truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. Tutto fra Roma e province. E' lo scenario attorno alla raccolta e allo stoccaggio della spazzatura secondo quel che martedì hanno raccontato magistrati, questori e prefetti del Lazio alla commissione sul ciclo dei rifiuti.
A Frosinone la procura indaga sulle attività della Saf, la società pubblica (i proprietari sono Provincia e comuni) che gestisce la discarica di Colfelice. Buona parte dei 26 milioni di euro inviati dalla Ue e passati per la Regione Lazio sarebbero stati «distratti».
«I soldi avrebbero dovuto garantire l'adeguamento dell'impianto - ha spiegato il questore Alfonso La Rotonda ma la squadra mobile e la guardia di finanza hanno scoperto che i lavori effettuati sono stati ben pochi. E certificati in maniera differente da quel che effettivamente è stato verificato».
A Colleferro, ha raccontato il pm della procura di Velletri Giancarlo Cirieffi, si indaga su una truffa ai darmi dello Stato che ha visto l'azienda a capitale pubblico che gestisce i due termovalorizzatori dichiarare un consumo di metano inferiore a quello effettivo, incassando fondi pubblici non dovuti per 43 milioni di euro.
Adesso la difesa degli indagati - in sostanza alcuni dirigenti della società commissariata dopo le indagini - sollecita la derubricazione del reato di truffa. Siccome i due impianti sono in vendita (circostanza di cui i parlamentari della commissione non sapevano nulla) gli effetti dell'inchiesta potrebbero danneggiare la trattativa.
Si è scoperto inoltre che i termovalorizzatori di Colleferro a lungo hanno lavorato con autorizzazioni regionali provvisorie se non addirittura scadute.
Sono state bruciate tonnellate di rifiuti «senza che si sia saputo cosa sia finito nell'atmosfera», è la sintesi di Cirielli.
E a Latina è il questore Nicola D'Angelo a segnalare un pericolo nella discarica di Borgo Montello dove in un incavo sarebbero interrati da anni - la segnalazione è di un pentito di camorra - rifiuti tossici.
Un rapporto dell'Enea parla genericamente di «massa metallica sotterrata».
«Non è nelle mie competenze, ma da poliziotto - osserva D'Angelo, investigatore che arrestò numerosi boss della Magliana - andrei a vedere di cosa si tratta di preciso». Tweet
Iscriviti a:
Post (Atom)