Pubblichiamo una lettera inviata da Acea al comune di Velletri con allegate analisi.
La lettera è da leggere perchè pare che Acea si sia accorta, solo il 10 dicembre 2010, che in alcune scuole materne di Velletri l'acqua fornita ai bambini, anche con meno di tre anni, conteneva arsenico oltre i 10 mg/L e in un caso addirittura sopra a 20.
C'è da chiedersi per quanti anni sia andata così.
Il gestore Acea era tenuto a controllare sistematicamente e capillarmente le acque anche negli anni passati e ne doveva informare il Sindaco e la ASL di competenza.
Sarebbe interessante sapere se l'ha mai fatto dal momento che non poteva ignorare che i bambini delle scuole materne non erano soggetti a deroghe!!!
Sarebbe anche interessante sapere se ASL e primo cittadino abbiano provveduto ad informare, come era loro tassativo dovere, i cittadini.
E’ evidente che ACEA ha giocato con la salute dei bambini e dei cittadini, complici le autorità locali che non hanno mai esercitato seriamente la loro funzione di controllo.
Visto che le Istituzioni (Regione, Provincia, Comuni, ASL, ACEA) non ci informano, pubblichiamo le analisi sui comuni dei Castelli Romani predisposte dai comitati e dalle associazioni.
La presenza di arsenico nelle acque è drammatica!!!
Non solo a Velletri, ma anche a Genzano, Lanuvio, Ardea, Albano, Lariano, Cisterna la presenza di arsenico supera i limiti di legge!!!
Una volta le fontane dei Castelli Romani davano il vino. Oggi con ACEA danno l’arsenico.
Quali provvedimenti intendono prendere l’Assessore Regionale all’Ambiente (Marco Mattei), l’Amministratore Delegato di ACEA (Marco Staderini), i Sindaci e le ASL dei Castelli Romani?
I cittadini non possono tollerare altre incapacità, altre omissioni, altre deroghe, altre illegalità.
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sabato 25 dicembre 2010
venerdì 17 dicembre 2010
MALAGROTTA SALUTA ALBANO CHE HA VINTO IL RICORSO AL T.A,R. CONTRO IL PROGETTO DEL GASSIFICATORE
La notizia della vittoria legale degli amici di Albano contro il progetto di costruzione del secondo gassificatore del Lazio mi ha raggiunto a Parigi, dove mi trovo da qualche giorno. Ma più che in francese la notizia merita un commento… in lingua inglese, direi, cioè una vera e propria “STANDING OVATION”: tutti in piedi ad applaudire, come si fa in questi casi, in modo da rendere l’onore che si merita a questo atto di giustizia.
Ciao,
Sergio Tweet
Ciao,
Sergio Tweet
WWF: IL TAR LAZIO BLOCCA L' INCENERITORE DI ALBANO
Comunicato del WWF
La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell'iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l'illegittimità dell'iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d'impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall'inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all'epoca presentate e con ancor più determinazione nell'intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale.
"Una vicenda quella dell'impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa - dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio - I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge".
"Determinante è stato il fronte unico - conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti - che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un'impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell'esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d'ordine che riconosciamo". Tweet
La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell'iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l'illegittimità dell'iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d'impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall'inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all'epoca presentate e con ancor più determinazione nell'intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale.
"Una vicenda quella dell'impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa - dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio - I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge".
"Determinante è stato il fronte unico - conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti - che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un'impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell'esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d'ordine che riconosciamo". Tweet
Evvai, finalmente una cosa buona!
Da Amicoqua - aperiodico indipendente per i Municipi 2, 3, 4 e 5, un po’ di nord est di Roma
Leggi l'articolo: Evvai, finalmente una cosa buona! Tweet
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Complimenti! Grande risultato
Ma la risposta del Sindaco di Roma è emblematica: assolutamento non si fermano.
E anche se rivincete al CdS, questo al massimo cambiano la scelta del sito.
A mio parere, ci sono gli estremi per mettere "l'assicurazione" affinchè non vadano avanti co "ste mmerde" di impianti: utilizzerei la sentenza del TAR per citare per danni Presidente della regione e sindaci.
Ciao e auguroni da Jesi (anche per Natale, ovviamente)
MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente della Vallesina Tweet
E anche se rivincete al CdS, questo al massimo cambiano la scelta del sito.
A mio parere, ci sono gli estremi per mettere "l'assicurazione" affinchè non vadano avanti co "ste mmerde" di impianti: utilizzerei la sentenza del TAR per citare per danni Presidente della regione e sindaci.
Ciao e auguroni da Jesi (anche per Natale, ovviamente)
MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente della Vallesina Tweet
giovedì 16 dicembre 2010
Il Tar boccia l'inceneritore di Albano"Incomprensibile ok dato da Marrazzo"
Da "Il corriere della Sera" del 16 dicembre 2010
Accolto il ricorso del «No Inc» e di 8 sindaci dei Castelli Romani: cancellati permessi firmati da ex governatore
ROMA - Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr - rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino.
AUTORIZZAZIONE «INCOMPRENSIBILE» - Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza - in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria».
CARENZE SU STUDIO ARIA E ACQUA - Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni - «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica».
IMPOVERIMENTO DELLE FALDE – Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti.
ALEMANNO: FAREMO RICORSO - Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l'alternativa a Malagrotta». Tweet
Accolto il ricorso del «No Inc» e di 8 sindaci dei Castelli Romani: cancellati permessi firmati da ex governatore
ROMA - Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr - rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino.
AUTORIZZAZIONE «INCOMPRENSIBILE» - Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza - in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria».
CARENZE SU STUDIO ARIA E ACQUA - Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni - «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica».
IMPOVERIMENTO DELLE FALDE – Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti.
ALEMANNO: FAREMO RICORSO - Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l'alternativa a Malagrotta». Tweet
Il TAR del Lazio da un grande esempio di giustizia e boccia l’inceneritore di Albano
Finalmente una notizia splendida !!!!!
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio).
Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici.
Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda.
Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani.
Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
Leggi la sentenza edl TAR che boccia l'inceneritore di Albano. Tweet
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio).
Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici.
Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda.
Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani.
Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
Leggi la sentenza edl TAR che boccia l'inceneritore di Albano. Tweet
domenica 28 novembre 2010
Cerroni, il re di Leonia
Nel 1972 Italo Calvino, nelle "Città invisibili", tratteggiava il profilo di Leonia, città che consumava più di quello di cui aveva bisogno, profetizzando (è il caso di dirlo) una guerra tra città vicine per respingere i reciproci immondezzai.
Riprendere quelle parole e contestualizzarle all'oggi è impressionante.
Basta sostituire il nome della città di Leonia con Roma o con Napoli e il testo scritto da Italo Calvino diventa di grandissima attualità.
Basta vedere il Sindaco di Roma Alemanno che spinge per portare i rifiuti fuori Roma, nella discarica di Bracciano o nell'inceneritore di Albano.
Basta vedere la neo Presidente della Regione Lazio Polverini che, per non saper nè leggere nè scrivere, ha riproposto di fatto il Piano Marrazzo: stesse discariche e stessi inceneritori.
Il vero eroe in questa vicenda è il signor Cerroni che ha sicuramente letto il testo di Italo Calvino.
Cerroni è il re di Leonia e sa che Malagrotta un giorno dovrà chiudere, che non potrà alzare all'infinito le sue discariche.
Ma Cerroni, il re di Leonia, ha già acquistato i terreni per la nuova discarica di Roma in località Solforate a confine con il comune di Pomezia.
Così, con l'inceneritore di Albano sarà tutto casa e bottega.
Tanto ACEA già inquina gli abitanti dei Castelli Romani con l'acqua all'arsenico, cosa saranno mai un pò di nanoparticelle dell'inceneritore.
E ci sarà sempre un portaborse di un ex Assessore alla Sanità pronto a dichiarare che l'alta mortalità è solo effetto della deprivazione sociale.
LEONIA - Da "Le Città invisibili" di ITALO CALVINO
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più ontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risutlato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai. Tweet
Riprendere quelle parole e contestualizzarle all'oggi è impressionante.
Basta sostituire il nome della città di Leonia con Roma o con Napoli e il testo scritto da Italo Calvino diventa di grandissima attualità.
Basta vedere il Sindaco di Roma Alemanno che spinge per portare i rifiuti fuori Roma, nella discarica di Bracciano o nell'inceneritore di Albano.
Basta vedere la neo Presidente della Regione Lazio Polverini che, per non saper nè leggere nè scrivere, ha riproposto di fatto il Piano Marrazzo: stesse discariche e stessi inceneritori.
Il vero eroe in questa vicenda è il signor Cerroni che ha sicuramente letto il testo di Italo Calvino.
Cerroni è il re di Leonia e sa che Malagrotta un giorno dovrà chiudere, che non potrà alzare all'infinito le sue discariche.
Ma Cerroni, il re di Leonia, ha già acquistato i terreni per la nuova discarica di Roma in località Solforate a confine con il comune di Pomezia.
Così, con l'inceneritore di Albano sarà tutto casa e bottega.
Tanto ACEA già inquina gli abitanti dei Castelli Romani con l'acqua all'arsenico, cosa saranno mai un pò di nanoparticelle dell'inceneritore.
E ci sarà sempre un portaborse di un ex Assessore alla Sanità pronto a dichiarare che l'alta mortalità è solo effetto della deprivazione sociale.
LEONIA - Da "Le Città invisibili" di ITALO CALVINO
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più ontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risutlato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai. Tweet
mercoledì 24 novembre 2010
Il punto sul disastro idrico ai Castelli e sull’avvelenamento da arsenico e fluoro
ACEA ci sta fornendo l'acqua avvelenata con arsenico e fluoro.
ACEA ci vuole avvelenare l'aria con l'inceneritore più grande del mondo.
E pensare che, il 13 ottobre 2010, l'Amministratore Delegato di ACEA Marco Staderini ha dichiarato in un convegno pubblico che ACEA vuole sviluppare attività che possano aiutare il successo del territorio (?!?!?!?).
Veramente un bel successo per il territorio dei Castelli Romani: acqua all'arsenico e al fluoro, il cancrovalorizzatore di Albano.
Tutto questo grazie a Marco Staderini, che è riuscito anche a portare in perdita ACEA nel 2009 per 52 milioni di euro.
Veramente un bel manager pubblico, in quota all'UDC.
E come sappiamo l'UDC pensa alla famiglia, soprattutto ai bambini.
Centinaia di ricerche, infatti, dimostrano che il fluoro oltre la soglia di 1,5 mg/L ha effetti destabilizzanti sui denti e sulle ossa di tutti ma specialmente dei bambini. In particolare può indurre l’insorgenza di un raro tipo di cancro delle ossa di solito mortale che colpisce i bambini di 5-10 anni.
Di seguito pubblichiamo il documento "Il punto sul disastro idrico ai Castelli e sull'avvelenamento da arsenico e fluoro" inviatoci da Aldo.
L’Italia ha usufruito ed esaurito dal 2003 al 2009 la possibilità di concedere per decreto ministeriale (DM Salute - Ambiente) le due deroghe triennali al superamento dei limiti di alcuni elementi previste dalla legge 31/2001 in casi eccezionali. Viceversa i casi sono diventati abitudine ordinaria, sapientemente utilizzata dal gestore ACEA per investire al minimo e ricavare profitti al massimo. Un’eventuale terza deroga passava obbligatoriamente per l’autorizzazione della CE. La bocciatura decretata il 28 ottobre dalla Commissione Europea riguarda la deroga sull’arsenico per valori sopra i 20 mg/L (nello specifico erano richiesti i 50 microgrammi/Litro) ma non il fluoro per il quale essa è stata rinnovata (da 1.5 mg/L a 2.5 mg/L) in tutti i comuni dei Castelli Romani.
Con effetto retroattivo dal primo gennaio 2010 viene sancito dalla CE, nero su bianco, che in molte Regioni e provincie d’Italia e in particolare ai Castelli Romani la Regione, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Ambiente hanno autorizzato la distribuzione di acqua non potabile a centinaia di migliaia di cittadini e che lo stato d’illegalità, ovvero la fornitura di acqua più o meno avvelenata da arsenico e fluoro, permane tuttora.
Il quadro che esce dalla deliberazione è duplice: fermo restando che la norma comunitaria e la legge 31/2001 prevedono l’assurdità della deroga, che sancisce la sospensione “legale” della tutela della nostra salute, si autorizza, secondo stime ACEA (sicuramente per difetto) relative alla popolazione esposta in zona Castelli, che 87.000 persone siano costrette per altri tre anni (fino al 2012) a bere acqua con fluoro potenzialmente molto dannoso.
Centinaia di ricerche dimostrano che il fluoro oltre la soglia di 1,5 mg/L ha effetti destabilizzanti sui denti e sulle ossa di tutti ma specialmente dei bambini. In particolare può indurre l’insorgenza di un raro tipo di cancro delle ossa di solito mortale che colpisce i bambini di 5-10 anni.
A seguito della ennesima relazione di ACEA e della ennesima richiesta di deroga sul cosiddetto “piano di rientro” in violazione della norma comunitaria le autorità italiane, a cominciare dal presidente della Regione Lazio Polverini, hanno adottato il principio arbitrario del differimento sine die dei tempi di deroga in attesa di un decreto ministeriale* che non poteva essere emesso se non in subordine al consenso obbligatorio della CE.
*In proposito ACEA riportava sul suo sito: …in data 30/12/2009, è pervenuta alla Società la notifica del decreto del presidente della Regione Lazio del 30/12/2009 in cui, tra l’altro, viene concesso il differimento dei termini di deroga sopra elencati fissati nei decreti emanati dalla stessa Regione Lazio. Il suddetto differimento sarà valido sino all’acquisizione del decreto del Ministero della Salute e del ministero dell’Ambiente di proroga (in corso di emanazione) per l’anno 2010 ...
Il secondo aspetto riguarda l’arsenico. Sappiamo che l’arsenico assunto con l’acqua accresce il rischio di provocare almeno quattro tipi di tumori (pelle, fegato, polmoni, vescica) anche a partire da concentrazioni intorno ai 10 mg/L e tale rischio è particolarmente significativo nella prima infanzia e nei soggetti predisposti. Una serie di ricerche pubblicate su “International Journal of Cancer”* dimostrano che l’arsenico si accumula costantemente nel nostro corpo, non viene metabolizzato e interferisce con l’attività di un complesso di geni auto-riparatori dei danni al DNA. Nel corso dell’esistenza si verificano nelle nostre cellule migliaia di casi di errata replicazione del DNA. I geni riparatori correggono gli errori e ciò è essenziale per evitare più a lungo possibile di ammalarci di tumore. L’arsenico riduce o blocca l’attività di questi geni e quindi è oltremodo pericoloso per tutti i soggetti esposti a lungo, particolarmente le persone i cui geni riparatori son già meno efficienti di altri.
*DECREASED DNA REPAIR GENE EXPRESSION AMONG INDIVIDUALS EXPOSED TO ARSENIC IN UNITED STATES DRINKING WATER. Angeline S. ANDREW, Margaret R. KARAGAS and Joshua W. HAMILTON - Int. J. Cancer: 104, 263–268 (2003).
A voler essere per forza ottimisti dovremmo sentirci contenti che l’incubo dell’avvelenamento lento da arsenico abbia un termine. In realtà il no Comunitario sulla deroga è già chiaramente un NI e la situazione degli acquedotti è drammatica.
Avevamo già notato nei mesi scorsi il pericolo insito nella relazione presentata il 16 aprile 2010 alla CE da un comitato tecnico scientifico incaricato di pronunciarsi sulla pericolosità delle deroghe per arsenico, fluoro e boro. Il comitato, minimizzando come trascurabili gli effetti cancerogeni dell’arsenico tra 10 e 50 μg/L, ha aperto la strada al compromesso ovvero alla disponibilità CE ad accettare deroghe fino a 20 μg/L. già operative per comuni della provincia di Arezzo e per quelli di tre provincie lombarde. Conoscendo gli interessi in gioco ci aspettiamo perciò nelle prossime settimane richieste della Regione Lazio in tal senso.
Anche in assenza di questa probabile eventualità lo scenario è nero perché non vediamo come il gestore ACEA riuscirà a fare subito quello che non ha fatto in sei anni. Si apre la necessità di agire presto e in modo coordinato perché non è tollerabile che ci si possa costringere a comprare e usare acqua minerale. La lotta e l’impegno contro l’inceneritore che avvelena l’aria non può che saldarsi con la lotta contro tutti coloro che hanno permesso in passato e oggi di avvelenarci l’acqua e il territorio.
Il piano legale non è secondario.
La bocciatura CE, oltre a quanto già specificato sull’illegalità della deroga dal primo gennaio 2010, chiarisce in modo netto (art.2) che le autorità preposte e il gestore ACEA avevano ed hanno l’obbligo di attenersi alla direttiva 98/83/CE, ovvero dovevano informare dettagliatamente e costantemente i cittadini sui rischi specie in relazione ai neonati e bambini. Tutto questo non è stato fatto, i risultati delle analisi del gestore e dell’ARPA ancora oggi, salvo rarissime eccezioni, non sono accessibili e ACEA, che ha mandato avvisi con ritardo di anni, continua a minimizzare e parlare di rischi “trascurabili”.
La situazione sul campo è talmente seria che in molte zone tutt’ora l’arsenico supera i 20 microgrammi. I dati sono di pochi giorni fa e riguardano la zona di Velletri.
Località di prelievo data arsenico mg/L
Fontanella p.zza Mazzini Velletri 15/11/10 20.8
Via Appia vecchia, fontanile rotatoria Velletri 14/11/10 26.0
Via Rioli, pizzeria Anfiteatro Velletri 14/11/10 4.1
Via S. Biagio, zona 167 Velletri 15/11/10 0
Via B. Buozzi 164 Velletri 15/11/10 15.0
Fontanella via Colle Zioni Velletri 17/11/10 21.2
Prelievo a cura del Comitato Acqua Pubblica Velletri
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ACEA ci vuole avvelenare l'aria con l'inceneritore più grande del mondo.
E pensare che, il 13 ottobre 2010, l'Amministratore Delegato di ACEA Marco Staderini ha dichiarato in un convegno pubblico che ACEA vuole sviluppare attività che possano aiutare il successo del territorio (?!?!?!?).
Veramente un bel successo per il territorio dei Castelli Romani: acqua all'arsenico e al fluoro, il cancrovalorizzatore di Albano.
Tutto questo grazie a Marco Staderini, che è riuscito anche a portare in perdita ACEA nel 2009 per 52 milioni di euro.
Veramente un bel manager pubblico, in quota all'UDC.
E come sappiamo l'UDC pensa alla famiglia, soprattutto ai bambini.
Centinaia di ricerche, infatti, dimostrano che il fluoro oltre la soglia di 1,5 mg/L ha effetti destabilizzanti sui denti e sulle ossa di tutti ma specialmente dei bambini. In particolare può indurre l’insorgenza di un raro tipo di cancro delle ossa di solito mortale che colpisce i bambini di 5-10 anni.
Di seguito pubblichiamo il documento "Il punto sul disastro idrico ai Castelli e sull'avvelenamento da arsenico e fluoro" inviatoci da Aldo.
L’Italia ha usufruito ed esaurito dal 2003 al 2009 la possibilità di concedere per decreto ministeriale (DM Salute - Ambiente) le due deroghe triennali al superamento dei limiti di alcuni elementi previste dalla legge 31/2001 in casi eccezionali. Viceversa i casi sono diventati abitudine ordinaria, sapientemente utilizzata dal gestore ACEA per investire al minimo e ricavare profitti al massimo. Un’eventuale terza deroga passava obbligatoriamente per l’autorizzazione della CE. La bocciatura decretata il 28 ottobre dalla Commissione Europea riguarda la deroga sull’arsenico per valori sopra i 20 mg/L (nello specifico erano richiesti i 50 microgrammi/Litro) ma non il fluoro per il quale essa è stata rinnovata (da 1.5 mg/L a 2.5 mg/L) in tutti i comuni dei Castelli Romani.
Con effetto retroattivo dal primo gennaio 2010 viene sancito dalla CE, nero su bianco, che in molte Regioni e provincie d’Italia e in particolare ai Castelli Romani la Regione, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Ambiente hanno autorizzato la distribuzione di acqua non potabile a centinaia di migliaia di cittadini e che lo stato d’illegalità, ovvero la fornitura di acqua più o meno avvelenata da arsenico e fluoro, permane tuttora.
Il quadro che esce dalla deliberazione è duplice: fermo restando che la norma comunitaria e la legge 31/2001 prevedono l’assurdità della deroga, che sancisce la sospensione “legale” della tutela della nostra salute, si autorizza, secondo stime ACEA (sicuramente per difetto) relative alla popolazione esposta in zona Castelli, che 87.000 persone siano costrette per altri tre anni (fino al 2012) a bere acqua con fluoro potenzialmente molto dannoso.
Centinaia di ricerche dimostrano che il fluoro oltre la soglia di 1,5 mg/L ha effetti destabilizzanti sui denti e sulle ossa di tutti ma specialmente dei bambini. In particolare può indurre l’insorgenza di un raro tipo di cancro delle ossa di solito mortale che colpisce i bambini di 5-10 anni.
A seguito della ennesima relazione di ACEA e della ennesima richiesta di deroga sul cosiddetto “piano di rientro” in violazione della norma comunitaria le autorità italiane, a cominciare dal presidente della Regione Lazio Polverini, hanno adottato il principio arbitrario del differimento sine die dei tempi di deroga in attesa di un decreto ministeriale* che non poteva essere emesso se non in subordine al consenso obbligatorio della CE.
*In proposito ACEA riportava sul suo sito: …in data 30/12/2009, è pervenuta alla Società la notifica del decreto del presidente della Regione Lazio del 30/12/2009 in cui, tra l’altro, viene concesso il differimento dei termini di deroga sopra elencati fissati nei decreti emanati dalla stessa Regione Lazio. Il suddetto differimento sarà valido sino all’acquisizione del decreto del Ministero della Salute e del ministero dell’Ambiente di proroga (in corso di emanazione) per l’anno 2010 ...
Il secondo aspetto riguarda l’arsenico. Sappiamo che l’arsenico assunto con l’acqua accresce il rischio di provocare almeno quattro tipi di tumori (pelle, fegato, polmoni, vescica) anche a partire da concentrazioni intorno ai 10 mg/L e tale rischio è particolarmente significativo nella prima infanzia e nei soggetti predisposti. Una serie di ricerche pubblicate su “International Journal of Cancer”* dimostrano che l’arsenico si accumula costantemente nel nostro corpo, non viene metabolizzato e interferisce con l’attività di un complesso di geni auto-riparatori dei danni al DNA. Nel corso dell’esistenza si verificano nelle nostre cellule migliaia di casi di errata replicazione del DNA. I geni riparatori correggono gli errori e ciò è essenziale per evitare più a lungo possibile di ammalarci di tumore. L’arsenico riduce o blocca l’attività di questi geni e quindi è oltremodo pericoloso per tutti i soggetti esposti a lungo, particolarmente le persone i cui geni riparatori son già meno efficienti di altri.
*DECREASED DNA REPAIR GENE EXPRESSION AMONG INDIVIDUALS EXPOSED TO ARSENIC IN UNITED STATES DRINKING WATER. Angeline S. ANDREW, Margaret R. KARAGAS and Joshua W. HAMILTON - Int. J. Cancer: 104, 263–268 (2003).
A voler essere per forza ottimisti dovremmo sentirci contenti che l’incubo dell’avvelenamento lento da arsenico abbia un termine. In realtà il no Comunitario sulla deroga è già chiaramente un NI e la situazione degli acquedotti è drammatica.
Avevamo già notato nei mesi scorsi il pericolo insito nella relazione presentata il 16 aprile 2010 alla CE da un comitato tecnico scientifico incaricato di pronunciarsi sulla pericolosità delle deroghe per arsenico, fluoro e boro. Il comitato, minimizzando come trascurabili gli effetti cancerogeni dell’arsenico tra 10 e 50 μg/L, ha aperto la strada al compromesso ovvero alla disponibilità CE ad accettare deroghe fino a 20 μg/L. già operative per comuni della provincia di Arezzo e per quelli di tre provincie lombarde. Conoscendo gli interessi in gioco ci aspettiamo perciò nelle prossime settimane richieste della Regione Lazio in tal senso.
Anche in assenza di questa probabile eventualità lo scenario è nero perché non vediamo come il gestore ACEA riuscirà a fare subito quello che non ha fatto in sei anni. Si apre la necessità di agire presto e in modo coordinato perché non è tollerabile che ci si possa costringere a comprare e usare acqua minerale. La lotta e l’impegno contro l’inceneritore che avvelena l’aria non può che saldarsi con la lotta contro tutti coloro che hanno permesso in passato e oggi di avvelenarci l’acqua e il territorio.
Il piano legale non è secondario.
La bocciatura CE, oltre a quanto già specificato sull’illegalità della deroga dal primo gennaio 2010, chiarisce in modo netto (art.2) che le autorità preposte e il gestore ACEA avevano ed hanno l’obbligo di attenersi alla direttiva 98/83/CE, ovvero dovevano informare dettagliatamente e costantemente i cittadini sui rischi specie in relazione ai neonati e bambini. Tutto questo non è stato fatto, i risultati delle analisi del gestore e dell’ARPA ancora oggi, salvo rarissime eccezioni, non sono accessibili e ACEA, che ha mandato avvisi con ritardo di anni, continua a minimizzare e parlare di rischi “trascurabili”.
La situazione sul campo è talmente seria che in molte zone tutt’ora l’arsenico supera i 20 microgrammi. I dati sono di pochi giorni fa e riguardano la zona di Velletri.
Località di prelievo data arsenico mg/L
Fontanella p.zza Mazzini Velletri 15/11/10 20.8
Via Appia vecchia, fontanile rotatoria Velletri 14/11/10 26.0
Via Rioli, pizzeria Anfiteatro Velletri 14/11/10 4.1
Via S. Biagio, zona 167 Velletri 15/11/10 0
Via B. Buozzi 164 Velletri 15/11/10 15.0
Fontanella via Colle Zioni Velletri 17/11/10 21.2
Prelievo a cura del Comitato Acqua Pubblica Velletri
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lunedì 25 ottobre 2010
Riuscirà il TAR a fermare il comitato d’affari degli inceneritori?
Il 23 ottobre 5.000 persone hanno partecipato al corteo contro l’inceneritore di Albano.
Una gigantesca manifestazione, mai vista ai Castelli Romani.
Un’intifada come a Napoli?
No, sembrava più la prima marcia non-violenta dei tartassati, dei cittadini laziali che pagano le imposte più alte d’Italia e forse del mondo per smaltire i rifiuti.
Vediamo di fare il punto della situazione della gravissima situazione del Lazio in vista degli importantissimi eventi della prossima settimana.
Il 27 ottobre 2010 si riunisce il TAR del Lazio per discutere i ricorsi presentati contro l’inceneritore di Albano.
A supporto di Cerroni scende in campo, sempre il 27 ottobre 2010, il PD di Roma, che punta ad intimidire il TAR del Lazio con un ridicolo convengo dal titolo minaccioso: «Attuare subito il Piano rifiuti per evitare l'emergenza a Roma».
Per chiudere degnamente la settimana, Alemanno e Polverini si stanno preparando a dare l’ennesima proroga alla discarica di Malagrotta e ad annunciare 4, 5, 9, 1.000 inceneritori nel Lazio.
Proviamo a fare il punto della gestione dei rifiuti nel Lazio, come promemoria per il TAR.
Il 29 ottobre 2008 Marrazzo ,in coppia con il suo assessore Di Carlo, affermava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”.
Ma chi sono gli attori “affidabili” del comitato d’affari dei rifiuti nel Lazio?
Il primo attore è il signor Cerroni, che gestisce le discariche del Lazio: la discarica di Malagrotta, la discarica di Albano e la discarica di Bracciano. Dal monopolio delle discariche a Roma e nel Lazio, il signor Cerroni passa anche agli inceneritori (Malagrotta, Albano) che gli vengono autorizzati senza alcuna gara di appalto: nel Lazio non esistono regole e leggi, si fa tutto rigorosamente a trattativa privata (come le foto del signor Marrazzo).
Cerroni garanzia per l’ambiente, come assicurava Marrazzo?
Il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA; l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura proprio il giorno della sua inaugurazione.
Un altro importante attore nel business dei rifiuti è il Consorzio GAIA di Colleferro, un consorzio pubblico formato da 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
GAIA garanzia di affidabilità e difensore dell’ambiente, come assicurava Marrazzo?
I reati contestati a GAIA: vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 43,5 milioni di euro, da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.
Per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro sono state arrestate 13 persone, tra cui alcuni dirigenti dell’AMA.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Questi personaggi (il signor Cerroni, il Consorzio GAIA, ACEA, AMA) sono ormai diventati un costo insostenibile per i cittadini onesti della Regione Lazio.
Nella Regione Lazio, le tariffe dei rifiuti sono ormai le più alte d’Italia e forse del mondo!!!
La pessima e costosissima gestione dei rifiuti nel Lazio si abbina alla pessima e costosissima gestione della sanità.
Pagheremo caro!!! Pagheremo tutto!!!
Questo enorme spreco di risorse pubbliche sarà finanziato con più tasse e il pedaggio sul raccordo Anulare è solo l’inizio!!!
In questo contesto, il presidente dell’AMA Panzirotti ha dichiarato negli ultimi giorni che l’AMA, dopo aver ricapitalizzato per ripianare i debiti, ha chiesto 700 milioni di prestito alle banche per fare subito ulteriore debito (che pagheremo nel 2021).
Con il nuovo debito l’AMA intende costruire l’inceneritore di Albano (senza gara e sui terreni del signor Cerroni) e comprare il fallimentare Consorzio GAIA (in perdita per centinaia di milioni di euro dopo aver costruito un inceneritore a Colleferro).
Il presidente dell’AMA ha però evidenziato alla stampa che “Gli impianti vanno ammodernati, tutto funziona a singhiozzo”. Già, l’impianto di incenerimento di Colleferro, appena costruito, deve essere già ammodernato. Si, gli inceneritori vanno ammodernati: per l’inceneritore di Brescia la spesa prevista è di circa 100 milioni di euro e il Comune di Brescia ha pensato bene di vendere il tutto all’A2A di Milano (furbi questi padani !!!).
Per completare il quadro dei rifiuti di Roma e del Lazio rimane la questione di Malagrotta.
In merito, va ricordata la dichiarazione rilasciata in data 12 agosto 2008 da Paolo Togni, Capo del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma: “La discarica di Malagrotta verrà innalzata di altri 10 metri e sarà in funzione per altri 15 anni”.
Per chiudere il quadro della gestione del business dei rifiuti nel Lazio va evidenziato che Paolo Togni è stato indagato nell’inchiesta di Woodcock in merito alla nuova P2, oggi un “comitato d’affari” dedito a succhiare soldi e influenzare la pubblica amministrazione, elargendo tangenti, investendo nei porti delle più grandi città di mare, nell'acqua, nel gas, puntando a piazzare impianti nell'industria energetica (i mitici inceneritori).
Questo è il quadro della gestione dei rifiuti nel Lazio.
Riuscirà il TAR del Lazio a fermare il “comitato d’affari” degli inceneritori?

domenica 10 ottobre 2010
L'avvocato dei NOINC lancia la sfida a Cerroni
Il 23 ottobre 2010 il popolo NOINC dei Castelli Romani torna in piazza.
Il 27 ottobre 2010 ci sarà la prima udienza al TAR per discutere nel merito i ricorsi contro l'inceneritore per il diritto alla salute.
L’avvocato del Coordinamento NOINC rilascia un’intervista al giornale “Il Caffè” e lancia la sfida a Cerroni.
“Già nel 2003 misi alle strette Cerroni. Stavolta esigerò di sapere chi in Regione ha sbloccato il progetto … c’era una volontà politica di fare in fretta … chiederò conto di certe firme facili”.
Si, caro avvocato, c'era una volontà politica di fare tutto in grande fretta,
c'erano in giro i filmati dei ricatti al Presidente della Regione Lazio
(all'epoca quell'indecente di Marazzo).
Leggi tutto l’articolo del giornale "Il Caffè". Tweet
Il 27 ottobre 2010 ci sarà la prima udienza al TAR per discutere nel merito i ricorsi contro l'inceneritore per il diritto alla salute.
L’avvocato del Coordinamento NOINC rilascia un’intervista al giornale “Il Caffè” e lancia la sfida a Cerroni.
“Già nel 2003 misi alle strette Cerroni. Stavolta esigerò di sapere chi in Regione ha sbloccato il progetto … c’era una volontà politica di fare in fretta … chiederò conto di certe firme facili”.
Si, caro avvocato, c'era una volontà politica di fare tutto in grande fretta,
c'erano in giro i filmati dei ricatti al Presidente della Regione Lazio
(all'epoca quell'indecente di Marazzo).
Leggi tutto l’articolo del giornale "Il Caffè". Tweet
sabato 2 ottobre 2010
Rifiuti, il falso Piano dei Cerroni boys. La Ue mette in mora l'Italia
E' la prima fase di una nuova procedura d'infrazione al Trattato.
In futuro il nostro paese potrebbe essere condannato a pagare sanzioni pecuniarie
BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea ha chiesto all'Italia di ottemperare alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea nel settore dello smaltimento dei rifiuti. E' quanto si rileva da un documento diffuso in questi giorni dalla Commissione Ue.
Nel 2007, dice il documento, la Corte di Giustizia ha accertato che non erano stati adottati i piani di gestione dei rifiuti previsti dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalla direttiva sui rifiuti pericolosi, oppure che i piani esistenti non avevano attuato correttamente le direttive in alcune regioni e province italiane. Successivamente erano stati approvati i piani per il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, Bolzano e Rimini.
Tuttavia, dice la nota, il piano programmatico esistente nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione dell'Ue. Pertanto, la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora, ai sensi dell'articolo 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Qualora le autorità italiane non intraprendessero le azioni necessarie, la Commissione potrà decidere di adire di nuovo la Corte nei confronti dell'Italia per chiedere che sia condannata a sanzioni pecuniarie.
Il commissario Ue per l'Ambiente Janez Potocnik, in una nota, ha affermato: "I cittadini dell'Ue hanno diritto a vivere in un ambiente pulito e sano e pertanto sollecito l'Italia a garantire l'approvazione di una normativa efficace per quanto riguarda i rifiuti su tutto il territorio."
Sono anni che denunciamo lo scandalo della gestione dei rifiuti nel Lazio da questo blog.
Sono anni che decine di comitati di cittadini sono impegnati a difendere il territorio del Lazio dagli sporchi interessi del signor Cerroni e dei suoi boys (Marrazzo, Di Carlo, Zingaretti, Robilotta, Alemanno, Mattei, alcuni autorevoli membri della nuova Giunta del Comune di Albano, ecc.).
Oggi anche la Commissione Europea si schiera con i comitati ed sta preparando un’esemplare condanna per l’Italia.
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In futuro il nostro paese potrebbe essere condannato a pagare sanzioni pecuniarie
BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea ha chiesto all'Italia di ottemperare alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea nel settore dello smaltimento dei rifiuti. E' quanto si rileva da un documento diffuso in questi giorni dalla Commissione Ue.
Nel 2007, dice il documento, la Corte di Giustizia ha accertato che non erano stati adottati i piani di gestione dei rifiuti previsti dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalla direttiva sui rifiuti pericolosi, oppure che i piani esistenti non avevano attuato correttamente le direttive in alcune regioni e province italiane. Successivamente erano stati approvati i piani per il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, Bolzano e Rimini.
Tuttavia, dice la nota, il piano programmatico esistente nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione dell'Ue. Pertanto, la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora, ai sensi dell'articolo 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Qualora le autorità italiane non intraprendessero le azioni necessarie, la Commissione potrà decidere di adire di nuovo la Corte nei confronti dell'Italia per chiedere che sia condannata a sanzioni pecuniarie.
Il commissario Ue per l'Ambiente Janez Potocnik, in una nota, ha affermato: "I cittadini dell'Ue hanno diritto a vivere in un ambiente pulito e sano e pertanto sollecito l'Italia a garantire l'approvazione di una normativa efficace per quanto riguarda i rifiuti su tutto il territorio."
Sono anni che denunciamo lo scandalo della gestione dei rifiuti nel Lazio da questo blog.
Sono anni che decine di comitati di cittadini sono impegnati a difendere il territorio del Lazio dagli sporchi interessi del signor Cerroni e dei suoi boys (Marrazzo, Di Carlo, Zingaretti, Robilotta, Alemanno, Mattei, alcuni autorevoli membri della nuova Giunta del Comune di Albano, ecc.).
Oggi anche la Commissione Europea si schiera con i comitati ed sta preparando un’esemplare condanna per l’Italia.
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venerdì 13 agosto 2010
Il caro bollette a Roma si chiama Cerroni
Bollette care, carissime.
Due volte più salate a Roma rispetto a Parigi, Londra, Madrid.
Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni.
Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che hanno elaborato in uno studio i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa.
Le differenze tra i capoluoghi sfiorano il ridicolo.
Come tassa rifiuti, per una famiglia di due adulti e un figlio che abita in un appartamento di 80 mq. si pagano (dati 2009) 276 euro a Roma, il 23,8% in più della media nazionale.
Rispetto al costo di raccolta rifiuti, Roma si contende il record dell’inefficienza con Napoli (331 euro) e con Catania (292 euro).
Roma (276 euro) ha un costo della raccolta rifiuti doppio rispetto a quello di Firenze (135 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Torino (197 euro), di Milano (210 euro), di Genova (230 euro), di Trieste e Bologna (195 euro).
Grazie al monopolio del signor Cerroni, il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è addirittura più alto di quello di Venezia (247 euro).
E’ semplicemente incredibile!!!
La gestione monopolistica del signor Cerroni è più costosa della raccolta dei rifiuti con le gondole???
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello medio del Nord (210 euro), di quello del Centro (259 euro) e, addirittura, di quello del Sud (258 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Bari (153 euro), di Messina (201 euro), di Palermo (209 euro) e di Cagliari (245 euro).
Ma come è possibile costruire un monopolio così “salato” per le tasche dei cittadini? Come è possibile imporre l’inceneritore di Albano contro la volontà della popolazione e senza alcuna gara d’appalto?
Come ha spiegato il signor Cerroni ai nostri deputati e senatori: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Oltre all’ex assessore Di Carlo (PD), anche alcuni neo-assessori del Comune di Albano Laziale possono confermare.
Il costo in euro di raccolta rifiuti Tari/Tarsu per una abitazione di 80 mq
TORINO 197
MILANO 210
GENOVA 230
VENEZIA 247
TRIESTE 195
BOLOGNA 195
FIRENZE 135
ROMA 276
NAPOLI 331
BARI 153
MESSINA 201
CATANIA 292
PALERMO 209
CAGLIARI 245
MEDIA ITALIA 223
Nord 210
Centro 259
Mezzogiorno 258
Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati MSE e Unioncamere Tweet
Due volte più salate a Roma rispetto a Parigi, Londra, Madrid.
Tre volte più alte dell’inflazione negli ultimi cinque anni.
Secondo i calcoli dei ricercatori di Confartigianato che hanno elaborato in uno studio i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, tra giugno 2005 e giugno 2010 le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto pubblico sono salite del 28,4%, tre volte l’inflazione e il doppio della crescita registrata in Europa.
Le differenze tra i capoluoghi sfiorano il ridicolo.
Come tassa rifiuti, per una famiglia di due adulti e un figlio che abita in un appartamento di 80 mq. si pagano (dati 2009) 276 euro a Roma, il 23,8% in più della media nazionale.
Rispetto al costo di raccolta rifiuti, Roma si contende il record dell’inefficienza con Napoli (331 euro) e con Catania (292 euro).
Roma (276 euro) ha un costo della raccolta rifiuti doppio rispetto a quello di Firenze (135 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Torino (197 euro), di Milano (210 euro), di Genova (230 euro), di Trieste e Bologna (195 euro).
Grazie al monopolio del signor Cerroni, il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è addirittura più alto di quello di Venezia (247 euro).
E’ semplicemente incredibile!!!
La gestione monopolistica del signor Cerroni è più costosa della raccolta dei rifiuti con le gondole???
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello medio del Nord (210 euro), di quello del Centro (259 euro) e, addirittura, di quello del Sud (258 euro).
Il costo della gestione dei rifiuti di Roma (276 euro) è più alto di quello di Bari (153 euro), di Messina (201 euro), di Palermo (209 euro) e di Cagliari (245 euro).
Ma come è possibile costruire un monopolio così “salato” per le tasche dei cittadini? Come è possibile imporre l’inceneritore di Albano contro la volontà della popolazione e senza alcuna gara d’appalto?
Come ha spiegato il signor Cerroni ai nostri deputati e senatori: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Oltre all’ex assessore Di Carlo (PD), anche alcuni neo-assessori del Comune di Albano Laziale possono confermare.
Il costo in euro di raccolta rifiuti Tari/Tarsu per una abitazione di 80 mq
TORINO 197
MILANO 210
GENOVA 230
VENEZIA 247
TRIESTE 195
BOLOGNA 195
FIRENZE 135
ROMA 276
NAPOLI 331
BARI 153
MESSINA 201
CATANIA 292
PALERMO 209
CAGLIARI 245
MEDIA ITALIA 223
Nord 210
Centro 259
Mezzogiorno 258
Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati MSE e Unioncamere Tweet
martedì 10 agosto 2010
La verità sul fallimento degli inceneritori
48 Sindaci della Regione Lazio hanno giocato con gli inceneritori, determinando il fallimento economico del Consorzio Gaia di Colleferro.
L’elenco dei 48 Sindaci è stato, fino ad oggi, avvolto nel mistero.
Nulla su Internet. Nulla sulla stampa. Nulla sulle relazioni delle Commissioni parlamentari.
Abbiamo perciò effettuato una ricerca e di seguito pubblichiamo l’elenco degli azionisti del Consorzio Gaia (aggiornato al 2007), i protagonisti del più grande imbroglio che la storia di questo paese ricordi.
Ecco gli azionisti pubblici del Consorzio GAIA:
Comune di Acuto
Comune di Alatri
Comune di Anagni
Comune di Ariccia
Comune di Artena
Comune di Bellegra
Comune di Capranica Prenestina
Comune di Carpineto Romano
Comune di Castel Gandolfo
Comune di Castel San Pietro Romano
Comune di Cave
Comune di Colleferro
Comune di Colonna
Comune di Ferentino
Comune di Fiuggi
Comune di Frascati
Comune di Gallicano nel Lazio
Comune di Gavignano
Comune di Genazzano
Comune di Gorga
Comune di Grottaferrata
Comune di Labico
Comune di Monte Compatri
Comune di Montelanico
Comune di Morolo
Comune di Nemi
Comune di Olevano Romano
Comune di Palestrina
Comune di Paliano
Comune di Piglio
Comune di Ripi
Comune di Rocca di Cave
Comune di Rocca di Papa
Comune di Rocca di Santo Stefano
Comune di Roiate
Comune di San Cesareo
Comune di San Vito Romano
Comune di Segni
Comune di Serrone
Comune di Subiaco
Comune di Trevi nel Lazio
Comune di Valmontone
Comune di Veroli.
E’ un elenco lunghissimo ed incredibile.
Decine di comuni che giocano a fare le “belle anime” con la raccolta differenziata, ma che portano la responsabilità di un disastro economico ed ambientale di portata inaudita.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.
La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
Il Sindaco di Roma Alemanno dovrebbe imparare: invece di fare spot commerciali pro-inceneritori dal Giappone, tra l’altro a spese dei contribuenti, dovrebbe visitare l’inceneritore di Colleferro, facendosi spiegare i bilanci del Consorzio GAIA dai carabinieri del NOE.
Peccato che anche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nella gestione del ciclo dei rifiuti abbia evitato di analizzare i bilanci disastrosi del Consorzio GAIA.
I nostri deputati e senatori, da veri incompetenti, hanno omaggiato il più grande esperto del settore, il signor Cerroni, che li ha brillantemente edotti sulla gestione dei rifiuti: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Perché in questo paese la classe politica continua a prenderci in giro con gli inceneritori, ecomostri dai costi folli, e con le case da sogno (affaccio con vista sul Colosseo o su Montecarlo) acquistate/vendute a prezzi irreali? Tweet
L’elenco dei 48 Sindaci è stato, fino ad oggi, avvolto nel mistero.
Nulla su Internet. Nulla sulla stampa. Nulla sulle relazioni delle Commissioni parlamentari.
Abbiamo perciò effettuato una ricerca e di seguito pubblichiamo l’elenco degli azionisti del Consorzio Gaia (aggiornato al 2007), i protagonisti del più grande imbroglio che la storia di questo paese ricordi.
Ecco gli azionisti pubblici del Consorzio GAIA:
Comune di Acuto
Comune di Alatri
Comune di Anagni
Comune di Ariccia
Comune di Artena
Comune di Bellegra
Comune di Capranica Prenestina
Comune di Carpineto Romano
Comune di Castel Gandolfo
Comune di Castel San Pietro Romano
Comune di Cave
Comune di Colleferro
Comune di Colonna
Comune di Ferentino
Comune di Fiuggi
Comune di Frascati
Comune di Gallicano nel Lazio
Comune di Gavignano
Comune di Genazzano
Comune di Gorga
Comune di Grottaferrata
Comune di Labico
Comune di Monte Compatri
Comune di Montelanico
Comune di Morolo
Comune di Nemi
Comune di Olevano Romano
Comune di Palestrina
Comune di Paliano
Comune di Piglio
Comune di Ripi
Comune di Rocca di Cave
Comune di Rocca di Papa
Comune di Rocca di Santo Stefano
Comune di Roiate
Comune di San Cesareo
Comune di San Vito Romano
Comune di Segni
Comune di Serrone
Comune di Subiaco
Comune di Trevi nel Lazio
Comune di Valmontone
Comune di Veroli.
E’ un elenco lunghissimo ed incredibile.
Decine di comuni che giocano a fare le “belle anime” con la raccolta differenziata, ma che portano la responsabilità di un disastro economico ed ambientale di portata inaudita.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro.
La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
Il Sindaco di Roma Alemanno dovrebbe imparare: invece di fare spot commerciali pro-inceneritori dal Giappone, tra l’altro a spese dei contribuenti, dovrebbe visitare l’inceneritore di Colleferro, facendosi spiegare i bilanci del Consorzio GAIA dai carabinieri del NOE.
Peccato che anche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nella gestione del ciclo dei rifiuti abbia evitato di analizzare i bilanci disastrosi del Consorzio GAIA.
I nostri deputati e senatori, da veri incompetenti, hanno omaggiato il più grande esperto del settore, il signor Cerroni, che li ha brillantemente edotti sulla gestione dei rifiuti: “Io dico che ho una sorella che cucina bene le fettuccine: se non le do la farina doppio zero e le uova buone, ma il mais, lei non può prepararmele. Questo è il punto. È tutto qui”.
Perché in questo paese la classe politica continua a prenderci in giro con gli inceneritori, ecomostri dai costi folli, e con le case da sogno (affaccio con vista sul Colosseo o su Montecarlo) acquistate/vendute a prezzi irreali? Tweet
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