Così i cittadini hanno dimostrato l’assurda pericolosità dell’inceneritore di Albano, vicino Ardea, Pomezia e Aprilia.
Marrazzo e certi funzionari hanno stravolto l’iter... e i politici locali zitti.
"Due anni di caccia ai documenti nascosti e scontri con Sindaci e Assessori complici e omertosi"
Gli esperti: una bomba ecologica e radioattiva: "Bruciando anche il carbon coke, emetterebbe radionuclidi tipo quelli delle centrali nucleari".
Leggi tutto l'articolo pubblicato dal giornale "Il Caffè".
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giovedì 13 gennaio 2011
Le pietose bugie di Marrazzo e della Polverini sulla discarica di Albano
Correva l’anno 2009 e il 17 giugno la Regione Lazio di Marrazzo con la Determinazione n. B2576 ordinava a Cerroni di chiudere definitivamente il IV°, il V° e il VI° invaso della discarica di Roncigliano (Albano).
Marrazzo permetteva contestualmente a Cerroni di aumentare la volumetria degli invasi IV° e V° per 40.000 metri cubi. Perché??? La motivazione è assolutamente pietosa: “al fine di dare continuità morfologica tra gli invasi preesistenti e il VI° invaso che presenta quote di riferimento più alte” .
I cittadini che vivono intorno alla discarica si sono accorti di imponenti movimenti nel IV°, V° e VI° invaso della discarica.
Gli invasi crescevano a vista d’occhio, giorno dopo giorno.
Nessuna autorità (Regione, Provincia, Comune, ARPA, ASL) ha mai controllato se il signor Cerroni rispettava le autorizzazioni concesse????
Dopo numerosi esposti da parte dei cittadini e dei comitati, il 23 settembre 2010 sono intervenuti i carabinieri del NOE e hanno appurato, insieme all’ARPA, che:
• Cerroni non ha chiuso nè il IV°, né il V°, né il VI° invaso;
• Cerroni ha aumentato le volumetrie degli invasi non per 40.000 tonnellate di rifiuti, come da autorizzazione, ma per 90.000 tonnellate (più del doppio).
Sulla base delle pesanti irregolarità commesse da Cerroni, certificate dai NOE e dall’ARPA, la nuova Presidente della Regione Lazio Polverini è corsa in soccorso di Cerroni e in data 18/10/2010 ha emesso un’ordinanza per:
• garantire a Cerroni la possibilità di aumentare la volumetria degli invasi IV° e V° per altri sei mesi;
• avviare le procedure di chiusura degli invasi IV°, V° e VI°, in ottemperanza a quanto previsto dalla Determinazione n. B2576 del 2009.
Perché la Polverini vuole aumentare i vecchi invasi?
La Polverini ha copiato la pietosa motivazione di Marrazzo: “al fine di dare continuità morfologica con il VI° invaso che presenta quote di riferimento più alte”.
In sintesi, in tema di gestione dei rifiuti la Polverini è l’esatta fotocopia di Marrazzo.
Anzi, la Polverini ha superato Marrazzo concedendo altri 3 anni di vita alla discarica di Malagrotta.
Ricordiamo le pietose bugie della Polverini durante la campagna elettorale del 2009: «La discarica di Malagrotta è abusiva, perché fuori norma sia in Italia sia in Europa. Deve chiudere!!!».
L’AMA di Alemanno e dei suoi parenti ha deciso di acquistare i debiti, per centinaia di milioni di euro, del consorzio GAIA di Colleferro.
Spesso mi chiedo: ma quanto ci costa questo sistema di potere???
Il giornale “Il Sole 24 Ore” titola: “A Roma le tasse più alte d’Italia. Battuta Milano”.
“Romani tartassati d’Italia. Con il debutto delle super-addizionali decise dal Campidoglio (in questi giorni alle prese con un difficile rimpasto di giunta) e Regione Lazio, per tappare le falle dei propri bilanci, un contribuente capitolino arriverà a pagare nel 2011 anche il triplo di un milanese nelle sue stesse condizioni economiche”.
Per concludere il bel quadro, l’ACEA di Alemanno e dei suoi parenti ci fornisce acqua non potabile con arsenico. Tweet
Marrazzo permetteva contestualmente a Cerroni di aumentare la volumetria degli invasi IV° e V° per 40.000 metri cubi. Perché??? La motivazione è assolutamente pietosa: “al fine di dare continuità morfologica tra gli invasi preesistenti e il VI° invaso che presenta quote di riferimento più alte” .
I cittadini che vivono intorno alla discarica si sono accorti di imponenti movimenti nel IV°, V° e VI° invaso della discarica.
Gli invasi crescevano a vista d’occhio, giorno dopo giorno.
Nessuna autorità (Regione, Provincia, Comune, ARPA, ASL) ha mai controllato se il signor Cerroni rispettava le autorizzazioni concesse????
Dopo numerosi esposti da parte dei cittadini e dei comitati, il 23 settembre 2010 sono intervenuti i carabinieri del NOE e hanno appurato, insieme all’ARPA, che:
• Cerroni non ha chiuso nè il IV°, né il V°, né il VI° invaso;
• Cerroni ha aumentato le volumetrie degli invasi non per 40.000 tonnellate di rifiuti, come da autorizzazione, ma per 90.000 tonnellate (più del doppio).
Sulla base delle pesanti irregolarità commesse da Cerroni, certificate dai NOE e dall’ARPA, la nuova Presidente della Regione Lazio Polverini è corsa in soccorso di Cerroni e in data 18/10/2010 ha emesso un’ordinanza per:
• garantire a Cerroni la possibilità di aumentare la volumetria degli invasi IV° e V° per altri sei mesi;
• avviare le procedure di chiusura degli invasi IV°, V° e VI°, in ottemperanza a quanto previsto dalla Determinazione n. B2576 del 2009.
Perché la Polverini vuole aumentare i vecchi invasi?
La Polverini ha copiato la pietosa motivazione di Marrazzo: “al fine di dare continuità morfologica con il VI° invaso che presenta quote di riferimento più alte”.
In sintesi, in tema di gestione dei rifiuti la Polverini è l’esatta fotocopia di Marrazzo.
Anzi, la Polverini ha superato Marrazzo concedendo altri 3 anni di vita alla discarica di Malagrotta.
Ricordiamo le pietose bugie della Polverini durante la campagna elettorale del 2009: «La discarica di Malagrotta è abusiva, perché fuori norma sia in Italia sia in Europa. Deve chiudere!!!».
L’AMA di Alemanno e dei suoi parenti ha deciso di acquistare i debiti, per centinaia di milioni di euro, del consorzio GAIA di Colleferro.
Spesso mi chiedo: ma quanto ci costa questo sistema di potere???
Il giornale “Il Sole 24 Ore” titola: “A Roma le tasse più alte d’Italia. Battuta Milano”.
“Romani tartassati d’Italia. Con il debutto delle super-addizionali decise dal Campidoglio (in questi giorni alle prese con un difficile rimpasto di giunta) e Regione Lazio, per tappare le falle dei propri bilanci, un contribuente capitolino arriverà a pagare nel 2011 anche il triplo di un milanese nelle sue stesse condizioni economiche”.
Per concludere il bel quadro, l’ACEA di Alemanno e dei suoi parenti ci fornisce acqua non potabile con arsenico. Tweet
martedì 11 gennaio 2011
Arsenico nell’acqua, Pavona resta sopra i limiti
Da “Il messaggero” dell’11 gennaio 2011
Di Enrico Valentini
Arsenico nell’acqua: Albano è rientrata sotto la soglia dei 10 microgrammi/litro. Con una nota l’Acea Ato2, gestore del servizio idrico, tranquillizza anche la popolazione della frazione di Cecchina mentre a Pavona gli ultimi dati si attestano al di sopra del limite di guardia.
Dunque solo a Pavona continua il divieto di utilizzo a scopi alimentari dell’acqua per i bambini al di sotto dei 3 anni e si prevede, a breve, l’erogazione di acqua potabile con serbatoi mobili a Via Roma, in Piazza Leonardo da Vinci – nel Comune di Castel Gandolfo – e in altri vari siti, scuole e giardini, frequentati da bambini.
La situazione – spiega una nota diffusa dal Comune – è drasticamente migliorata grazie alla messa in rete dell’acqua proveniente dagli impianti idrici della Capitale e al contemporaneo minor utilizzo dei pozzi locali. Nei prossimi mesi anche Pavona beneficerà dell’acqua capitolina proveniente dalla centrale idrica di Santa Palomba riuscendo, così, a far rientrare nei limiti legali degli inquinanti.
Questione di giorni, invece, per l’avvio della campagna informativa dedicata ai cittadini interessati dall’emergenza arsenico, predisposta da Acea ato2, Comune e Asl Roma H.
La buona notizia non ferma però i promotori della class action sugli effetti nefasti potenziali o già provocati negli ultimi anni agli ignari utenti del servizio fornito dagli acquedotti pubblici locali.
“Per anni e anni – spiega Danilo Ballanti presidente del comitato di Pavona “Sotto terra il treno, non i cittadini” – ci hanno fatto bere acqua non potabile contenente arsenico e altri minerali oltre i limiti di legge. Il fatto che i dati reali, solo di recente, siano diventati di dominio pubblico non esclude la responsabilità di quanti – continua Ballanti – con i loro comportamenti colpevoli o reticenti, possono aver causato danni più o meno gravi alla salute dei cittadini, soprattutto tra i più giovani e i più anziani”. Tweet
Di Enrico Valentini
Arsenico nell’acqua: Albano è rientrata sotto la soglia dei 10 microgrammi/litro. Con una nota l’Acea Ato2, gestore del servizio idrico, tranquillizza anche la popolazione della frazione di Cecchina mentre a Pavona gli ultimi dati si attestano al di sopra del limite di guardia.
Dunque solo a Pavona continua il divieto di utilizzo a scopi alimentari dell’acqua per i bambini al di sotto dei 3 anni e si prevede, a breve, l’erogazione di acqua potabile con serbatoi mobili a Via Roma, in Piazza Leonardo da Vinci – nel Comune di Castel Gandolfo – e in altri vari siti, scuole e giardini, frequentati da bambini.
La situazione – spiega una nota diffusa dal Comune – è drasticamente migliorata grazie alla messa in rete dell’acqua proveniente dagli impianti idrici della Capitale e al contemporaneo minor utilizzo dei pozzi locali. Nei prossimi mesi anche Pavona beneficerà dell’acqua capitolina proveniente dalla centrale idrica di Santa Palomba riuscendo, così, a far rientrare nei limiti legali degli inquinanti.
Questione di giorni, invece, per l’avvio della campagna informativa dedicata ai cittadini interessati dall’emergenza arsenico, predisposta da Acea ato2, Comune e Asl Roma H.
La buona notizia non ferma però i promotori della class action sugli effetti nefasti potenziali o già provocati negli ultimi anni agli ignari utenti del servizio fornito dagli acquedotti pubblici locali.
“Per anni e anni – spiega Danilo Ballanti presidente del comitato di Pavona “Sotto terra il treno, non i cittadini” – ci hanno fatto bere acqua non potabile contenente arsenico e altri minerali oltre i limiti di legge. Il fatto che i dati reali, solo di recente, siano diventati di dominio pubblico non esclude la responsabilità di quanti – continua Ballanti – con i loro comportamenti colpevoli o reticenti, possono aver causato danni più o meno gravi alla salute dei cittadini, soprattutto tra i più giovani e i più anziani”. Tweet
lunedì 10 gennaio 2011
Pronto il ricorso al TAR contro l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano
Il 13 agosto 2009 Marrazzo, sotto ricatto per gli squallidi filmini porno con la transessuale, poi morta in circostanze misteriose, ha firmato l’autorizzazione per l’inceneritore di Albano, poi bocciata dal TAR del Lazio in nome del popolo italiano!!!
Nello stesso giorno Marrazzo e la Regione Lazio hanno dato l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano.
Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e i vari comitati di cittadini stanno predisponendo il ricorso al TAR contro tale autorizzazione.
L’autorizzazione è palesemente illegale, in quanto la discarica è a soli 200 metri dal centro abitato.
La Legge Regionale del 2002 prevede una distanza minima di 1.000 metri dai centri abitati.
Ci sono le case a pochi metri dalla recinzione dell’impianto e, cosa ancora più grave, la scuola elementare, la scuola materna e l’asilo nido di Roncigliano sono ad una distanza inferiore ai 1.000 metri dalla recinzione dell’impianto.
Ci domandiamo: perché tutte queste palesi illegalità nella Regione Lazio?
In quale altra regione italiana o in quale altro Paese del mondo, viene autorizzata una discarica a 200 metri dalle abitazioni e dalle scuole?
In quale altra regione italiana o in quale altro Paese del mondo, viene autorizzata una discarica con il parere contrario dell’Autorità Sanitaria Locale?
In quale altro comune italiano o del mondo, il Sindaco e la sua Giunta spergiurano di non sapere nulla, nonostante i documenti ufficiali dimostrano esattamente il contrario?
Dai documenti ufficiali che abbiamo visionato, la vicenda è molto grave ed ha anche risvolti penali.
Riteniamo che il tutto vada pubblicato su Internet, in quanto la democrazia si difende con la trasparenza.
A partire dai prossimi giorni pubblicheremo la storia del VII invaso della discarica di Roncigliano, sperando che il sito del “Comitato Sotto Terra il Treno” non venga oscurato.
Resistere, resistere, resistere !!!! Tweet
Nello stesso giorno Marrazzo e la Regione Lazio hanno dato l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano.
Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e i vari comitati di cittadini stanno predisponendo il ricorso al TAR contro tale autorizzazione.
L’autorizzazione è palesemente illegale, in quanto la discarica è a soli 200 metri dal centro abitato.
La Legge Regionale del 2002 prevede una distanza minima di 1.000 metri dai centri abitati.
Ci sono le case a pochi metri dalla recinzione dell’impianto e, cosa ancora più grave, la scuola elementare, la scuola materna e l’asilo nido di Roncigliano sono ad una distanza inferiore ai 1.000 metri dalla recinzione dell’impianto.
Ci domandiamo: perché tutte queste palesi illegalità nella Regione Lazio?
In quale altra regione italiana o in quale altro Paese del mondo, viene autorizzata una discarica a 200 metri dalle abitazioni e dalle scuole?
In quale altra regione italiana o in quale altro Paese del mondo, viene autorizzata una discarica con il parere contrario dell’Autorità Sanitaria Locale?
In quale altro comune italiano o del mondo, il Sindaco e la sua Giunta spergiurano di non sapere nulla, nonostante i documenti ufficiali dimostrano esattamente il contrario?
Dai documenti ufficiali che abbiamo visionato, la vicenda è molto grave ed ha anche risvolti penali.
Riteniamo che il tutto vada pubblicato su Internet, in quanto la democrazia si difende con la trasparenza.
A partire dai prossimi giorni pubblicheremo la storia del VII invaso della discarica di Roncigliano, sperando che il sito del “Comitato Sotto Terra il Treno” non venga oscurato.
Resistere, resistere, resistere !!!! Tweet
venerdì 7 gennaio 2011
GLI INCENERITORI CONDIZIONANO PESANTEMENTE LA VITA POLITICA DEL PAESE
Alla fine del 2010 è emerso in maniera evidente che la politica degli inceneritori condiziona pesantemente la vita politica del Paese.
Tutto è diventato di pubblico dominio quando il Ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha minacciato le proprie dimissioni e ha dichiarato: “Nel Pdl c’è una guerra tra bande, dove vige la prepotenza e l'arroganza. E mi impediscono di battermi per la legalità”.
Il gesto plateale di Mara Carfagna è solo la punta dell’iceberg di quella «guerra tra bande», espressione da lei stessa coniata, che ha portato la regione campana al disastro ambientale.
La posta in palio della guerra tra bande è la realizzazione dei tre inceneritori di Napoli e Salerno, un affare da un miliardo di euro.
Sempre nel contesto inceneritori, abbiamo assistito sbigottiti alla visita del segretario Pd, Pierluigi Bersani, a Palazzo Chigi.
Bersani si è recato nella sede del governo per discutere del problema rifiuti in Campania e per illustrare la ricetta del suo partito.
Stupito anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha definito "irrituale" la mossa del segretario Pd.
Il titolare del Viminale ha anche aggiunto "non so se fosse mai successo qualcosa di simile!!!".
Bersani è salito a Palazzo Chigi (udite, udite!!!) per prendere parte alla guerra tra bande, sostenendo che gli inceneritori campani non vanno affidati alle amministrazioni provinciali.
L’ultimo episodio della politica degli inceneritori riguarda Silvano Moffa, ex Sindaco di Colleferro e grande sponsor del Consorzio Gaia di Colleferro.
Il Consorzio GAIA di Colleferro è un consorzio pubblico formato da 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro. La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
I reati contestati a GAIA: vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 43,5 milioni di euro, da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.
Per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro sono state arrestate 13 persone, tra cui alcuni dirigenti dell’AMA.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, va segnalata la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte.
E’ semplicemente incredibile: da quando il presidente dell’AMA Panzirotti ha dichiarato che l’AMA, dopo aver ricapitalizzato grazie al contributo del governo Berlusconi, intende comprare il fallimentare Consorzio GAIA (in perdita per centinaia di milioni di euro dopo aver costruito un inceneritore a Colleferro), l’Onorevole Silvano Moffa è diventato il più grande sostenitore di Silvio Berlusconi, abbandonando in tutta fretta sia Fini sia FLI.
Mercato dei voti in Parlamento?
No, è il mercato degli inceneritori in Parlamento. Grazie ai CIP6 !!!!
E’ bene ricordare l’inchiesta di Woodcock in merito alla nuova P2, oggi un “comitato d’affari” dedito a succhiare soldi e influenzare la pubblica amministrazione, elargendo tangenti, investendo nei porti delle più grandi città di mare, nell'acqua, nel gas, puntando a piazzare impianti nell'industria energetica (i mitici inceneritori).
Va, infine, evidenziato che la politica degli inceneritori rappresenta la prima sperimentazione vera del federalismo.
Considerando che gli inceneritori sono concentrati nel Nord del Paese, con i CIP6 si assiste da anni ad un imponente spostamento di risorse dal Sud al Nord del Paese.
Di fatto, i CIP6 hanno sostituito la vecchia Cassa del Mezzogiorno con la nuova Cassa della Padania. Tweet
Tutto è diventato di pubblico dominio quando il Ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha minacciato le proprie dimissioni e ha dichiarato: “Nel Pdl c’è una guerra tra bande, dove vige la prepotenza e l'arroganza. E mi impediscono di battermi per la legalità”.
Il gesto plateale di Mara Carfagna è solo la punta dell’iceberg di quella «guerra tra bande», espressione da lei stessa coniata, che ha portato la regione campana al disastro ambientale.
La posta in palio della guerra tra bande è la realizzazione dei tre inceneritori di Napoli e Salerno, un affare da un miliardo di euro.
Sempre nel contesto inceneritori, abbiamo assistito sbigottiti alla visita del segretario Pd, Pierluigi Bersani, a Palazzo Chigi.
Bersani si è recato nella sede del governo per discutere del problema rifiuti in Campania e per illustrare la ricetta del suo partito.
Stupito anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha definito "irrituale" la mossa del segretario Pd.
Il titolare del Viminale ha anche aggiunto "non so se fosse mai successo qualcosa di simile!!!".
Bersani è salito a Palazzo Chigi (udite, udite!!!) per prendere parte alla guerra tra bande, sostenendo che gli inceneritori campani non vanno affidati alle amministrazioni provinciali.
L’ultimo episodio della politica degli inceneritori riguarda Silvano Moffa, ex Sindaco di Colleferro e grande sponsor del Consorzio Gaia di Colleferro.
Il Consorzio GAIA di Colleferro è un consorzio pubblico formato da 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone.
Per inseguire il sogno degli inceneritori, il Consorzio GAIA si è indebitato per circa 300 milioni di euro e, solo nel 2005, ha presentato una perdita di 122 milioni di euro. La corsa “insensata” agli inceneritori e ai CIP6 ha di fatto provocato un vero, gigantesco disastro economico.
I reati contestati a GAIA: vanno dall’associazione a delinquere a frode al gestore dell’energia per 43,5 milioni di euro, da trasporto illecito di rifiuti a accesso abusivo a sistemi informatici, da violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni a favoreggiamento personale e vessazioni su dipendenti.
Per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro sono state arrestate 13 persone, tra cui alcuni dirigenti dell’AMA.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, va segnalata la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte.
E’ semplicemente incredibile: da quando il presidente dell’AMA Panzirotti ha dichiarato che l’AMA, dopo aver ricapitalizzato grazie al contributo del governo Berlusconi, intende comprare il fallimentare Consorzio GAIA (in perdita per centinaia di milioni di euro dopo aver costruito un inceneritore a Colleferro), l’Onorevole Silvano Moffa è diventato il più grande sostenitore di Silvio Berlusconi, abbandonando in tutta fretta sia Fini sia FLI.
Mercato dei voti in Parlamento?
No, è il mercato degli inceneritori in Parlamento. Grazie ai CIP6 !!!!
E’ bene ricordare l’inchiesta di Woodcock in merito alla nuova P2, oggi un “comitato d’affari” dedito a succhiare soldi e influenzare la pubblica amministrazione, elargendo tangenti, investendo nei porti delle più grandi città di mare, nell'acqua, nel gas, puntando a piazzare impianti nell'industria energetica (i mitici inceneritori).
Va, infine, evidenziato che la politica degli inceneritori rappresenta la prima sperimentazione vera del federalismo.
Considerando che gli inceneritori sono concentrati nel Nord del Paese, con i CIP6 si assiste da anni ad un imponente spostamento di risorse dal Sud al Nord del Paese.
Di fatto, i CIP6 hanno sostituito la vecchia Cassa del Mezzogiorno con la nuova Cassa della Padania. Tweet
mercoledì 5 gennaio 2011
L’ultimo regalo di Marrazzo: l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano

Il 13 agosto 2009 Marrazzo, sotto ricatto per gli squallidi filmini porno con la transessuale, poi morta in circostanze misteriose, ha firmato l’autorizzazione per l’inceneritore di Albano, poi bocciata dal TAR del Lazio in nome del popolo italiano!!!
Nello stesso giorno Marrazzo e la Regione Lazio hanno dato l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano.
Tale autorizzazione è stata abilmente nascosta dai Cerroni boys (Marrazzo, Polverini, Di Carlo, Mattei, Robilotta, Zingaretti, Alemanno, Zaratti, Marini, ecc.).
Durata prevista per il settimo invaso della discarica: 8 (otto) anni!!!!
L’autorizzazione è palesemente illegale, in quanto la discarica è a soli 200 metri dal centro abitato.
Il Piano Regionale del 2002 prevede una distanza minima di 1.000 metri dai centri abitati.
Ci sono le case a pochi metri dalla recinzione dell’impianto e, cosa ancora più grave, la scuola elementare, la scuola materna e l’asilo nido di Roncigliano sono ad una distanza inferiore ai 1.000 metri dalla recinzione dell’impianto.
Dobbiamo stare tranquilli in quanto, come ha sottolineato in un atto ufficiale il Direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio, Cerroni ha stimato che la distanza di ricaduta delle emissioni odorigene è risultata pari a 25 metri e, inoltre, sempre il signor Cerroni si è impegnato ad adottare in fase di costruzione e di esercizio i seguenti accorgimenti operativi:
- innaffiamento di frequente delle superfici carrabili in terra battuta;
- installazione, lungo il perimetro dell’area interessata dal VII invaso, di impianto di spruzzo di deodorante in modo da abbattere eventuali emissioni di cattivi odori non preventivati.
Di fronte a questo schifo il Comune di Albano Laziale dice di non sapere nulla.
Una cosa Marini, l’attuale sindaco di Albano, invece la sa.
Alcuni mesi fa un consigliere comunale gli ha consegnato la delibera dell’ex Sindaco di Roma in merito alla discarica di Malagrotta: l’obbligo per il gestore (che è sempre Cerroni) di coprire tutte le sere la discarica con del terreno, in modo da limitare i cattivi odori.
La cosa era molto semplice: bastava copiare la delibera ed applicare tale obbligo anche per la discarica di Albano.
Invece, dopo diversi mesi il neo-Sindaco Marini e la sua Giunta non hanno fatto NULLA per non disturbare gli affari del Signor Cerroni.
Per questo anche “Marini & la sua Giunta” meritano di essere omaggiati con il famoso titolo di “Cerroni Boys”!!!!
Nello stesso giorno Marrazzo e la Regione Lazio hanno dato l’autorizzazione per il VII invaso della discarica di Albano.
Tale autorizzazione è stata abilmente nascosta dai Cerroni boys (Marrazzo, Polverini, Di Carlo, Mattei, Robilotta, Zingaretti, Alemanno, Zaratti, Marini, ecc.).
Durata prevista per il settimo invaso della discarica: 8 (otto) anni!!!!
L’autorizzazione è palesemente illegale, in quanto la discarica è a soli 200 metri dal centro abitato.
Il Piano Regionale del 2002 prevede una distanza minima di 1.000 metri dai centri abitati.
Ci sono le case a pochi metri dalla recinzione dell’impianto e, cosa ancora più grave, la scuola elementare, la scuola materna e l’asilo nido di Roncigliano sono ad una distanza inferiore ai 1.000 metri dalla recinzione dell’impianto.
Dobbiamo stare tranquilli in quanto, come ha sottolineato in un atto ufficiale il Direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio, Cerroni ha stimato che la distanza di ricaduta delle emissioni odorigene è risultata pari a 25 metri e, inoltre, sempre il signor Cerroni si è impegnato ad adottare in fase di costruzione e di esercizio i seguenti accorgimenti operativi:
- innaffiamento di frequente delle superfici carrabili in terra battuta;
- installazione, lungo il perimetro dell’area interessata dal VII invaso, di impianto di spruzzo di deodorante in modo da abbattere eventuali emissioni di cattivi odori non preventivati.
Di fronte a questo schifo il Comune di Albano Laziale dice di non sapere nulla.
Una cosa Marini, l’attuale sindaco di Albano, invece la sa.
Alcuni mesi fa un consigliere comunale gli ha consegnato la delibera dell’ex Sindaco di Roma in merito alla discarica di Malagrotta: l’obbligo per il gestore (che è sempre Cerroni) di coprire tutte le sere la discarica con del terreno, in modo da limitare i cattivi odori.
La cosa era molto semplice: bastava copiare la delibera ed applicare tale obbligo anche per la discarica di Albano.
Invece, dopo diversi mesi il neo-Sindaco Marini e la sua Giunta non hanno fatto NULLA per non disturbare gli affari del Signor Cerroni.
Per questo anche “Marini & la sua Giunta” meritano di essere omaggiati con il famoso titolo di “Cerroni Boys”!!!!
PS - Chiaramente queste notizie non le troverete sul giornalino (la Pravda) del Comune di Albano, un foglio di pura propaganda pagato con i soldi dei cittadini.
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domenica 2 gennaio 2011
Continuano i festeggiamenti per la sentenza del TAR del Lazio che boccia l’inceneritore di Cerroni e dei suoi boys


Simone ha deciso di festeggiare l’arrivo del nuovo anno con un tuffo nelle acque gelide del Tevere la mattina del 1° gennaio 2011.
Con l’occasione Simone ha voluto festeggiare la sentenza del TAR del Lazio che, in nome del popolo italiano, ha bocciato l’inceneritore di Albano.
Per l’impresa storica, Simone ha scelto anche un chiaro massaggio: “Albano 1 - Cerroni 0”.
Cerroni e i suoi boys (Marrazzo, Polverini, Di Carlo, Alemanno, Mattei, Robilotta, ecc.) sono avvisati: i cittadini di Albano sono pronti a tutto pur di fermare l’inceneritore.
A Simone dedichiamo un bellissimo aforisma di George Bernard Shaw:
L'uomo ragionevole si adatta al mondo.
L'uomo irragionevole pretende che il mondo si adatti a lui.
L'uomo ragionevole si adatta al mondo.
L'uomo irragionevole pretende che il mondo si adatti a lui.
Perciò il progresso è opera di uomini irragionevoli.
sabato 25 dicembre 2010
Le fontane dei Castelli Romani danno … arsenico!!!
Pubblichiamo una lettera inviata da Acea al comune di Velletri con allegate analisi.
La lettera è da leggere perchè pare che Acea si sia accorta, solo il 10 dicembre 2010, che in alcune scuole materne di Velletri l'acqua fornita ai bambini, anche con meno di tre anni, conteneva arsenico oltre i 10 mg/L e in un caso addirittura sopra a 20.
C'è da chiedersi per quanti anni sia andata così.
Il gestore Acea era tenuto a controllare sistematicamente e capillarmente le acque anche negli anni passati e ne doveva informare il Sindaco e la ASL di competenza.
Sarebbe interessante sapere se l'ha mai fatto dal momento che non poteva ignorare che i bambini delle scuole materne non erano soggetti a deroghe!!!
Sarebbe anche interessante sapere se ASL e primo cittadino abbiano provveduto ad informare, come era loro tassativo dovere, i cittadini.
E’ evidente che ACEA ha giocato con la salute dei bambini e dei cittadini, complici le autorità locali che non hanno mai esercitato seriamente la loro funzione di controllo.
Visto che le Istituzioni (Regione, Provincia, Comuni, ASL, ACEA) non ci informano, pubblichiamo le analisi sui comuni dei Castelli Romani predisposte dai comitati e dalle associazioni.
La presenza di arsenico nelle acque è drammatica!!!
Non solo a Velletri, ma anche a Genzano, Lanuvio, Ardea, Albano, Lariano, Cisterna la presenza di arsenico supera i limiti di legge!!!
Una volta le fontane dei Castelli Romani davano il vino. Oggi con ACEA danno l’arsenico.
Quali provvedimenti intendono prendere l’Assessore Regionale all’Ambiente (Marco Mattei), l’Amministratore Delegato di ACEA (Marco Staderini), i Sindaci e le ASL dei Castelli Romani?
I cittadini non possono tollerare altre incapacità, altre omissioni, altre deroghe, altre illegalità. Tweet
La lettera è da leggere perchè pare che Acea si sia accorta, solo il 10 dicembre 2010, che in alcune scuole materne di Velletri l'acqua fornita ai bambini, anche con meno di tre anni, conteneva arsenico oltre i 10 mg/L e in un caso addirittura sopra a 20.
C'è da chiedersi per quanti anni sia andata così.
Il gestore Acea era tenuto a controllare sistematicamente e capillarmente le acque anche negli anni passati e ne doveva informare il Sindaco e la ASL di competenza.
Sarebbe interessante sapere se l'ha mai fatto dal momento che non poteva ignorare che i bambini delle scuole materne non erano soggetti a deroghe!!!
Sarebbe anche interessante sapere se ASL e primo cittadino abbiano provveduto ad informare, come era loro tassativo dovere, i cittadini.
E’ evidente che ACEA ha giocato con la salute dei bambini e dei cittadini, complici le autorità locali che non hanno mai esercitato seriamente la loro funzione di controllo.
Visto che le Istituzioni (Regione, Provincia, Comuni, ASL, ACEA) non ci informano, pubblichiamo le analisi sui comuni dei Castelli Romani predisposte dai comitati e dalle associazioni.
La presenza di arsenico nelle acque è drammatica!!!
Non solo a Velletri, ma anche a Genzano, Lanuvio, Ardea, Albano, Lariano, Cisterna la presenza di arsenico supera i limiti di legge!!!
Una volta le fontane dei Castelli Romani davano il vino. Oggi con ACEA danno l’arsenico.
Quali provvedimenti intendono prendere l’Assessore Regionale all’Ambiente (Marco Mattei), l’Amministratore Delegato di ACEA (Marco Staderini), i Sindaci e le ASL dei Castelli Romani?
I cittadini non possono tollerare altre incapacità, altre omissioni, altre deroghe, altre illegalità. Tweet
venerdì 17 dicembre 2010
MALAGROTTA SALUTA ALBANO CHE HA VINTO IL RICORSO AL T.A,R. CONTRO IL PROGETTO DEL GASSIFICATORE
La notizia della vittoria legale degli amici di Albano contro il progetto di costruzione del secondo gassificatore del Lazio mi ha raggiunto a Parigi, dove mi trovo da qualche giorno. Ma più che in francese la notizia merita un commento… in lingua inglese, direi, cioè una vera e propria “STANDING OVATION”: tutti in piedi ad applaudire, come si fa in questi casi, in modo da rendere l’onore che si merita a questo atto di giustizia.
Ciao,
Sergio Tweet
Ciao,
Sergio Tweet
WWF: IL TAR LAZIO BLOCCA L' INCENERITORE DI ALBANO
Comunicato del WWF
La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell'iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l'illegittimità dell'iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d'impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall'inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all'epoca presentate e con ancor più determinazione nell'intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale.
"Una vicenda quella dell'impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa - dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio - I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge".
"Determinante è stato il fronte unico - conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti - che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un'impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell'esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d'ordine che riconosciamo". Tweet
La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell'iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l'illegittimità dell'iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d'impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall'inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all'epoca presentate e con ancor più determinazione nell'intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale.
"Una vicenda quella dell'impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa - dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio - I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge".
"Determinante è stato il fronte unico - conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti - che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un'impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell'esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d'ordine che riconosciamo". Tweet
Evvai, finalmente una cosa buona!
Da Amicoqua - aperiodico indipendente per i Municipi 2, 3, 4 e 5, un po’ di nord est di Roma
Leggi l'articolo: Evvai, finalmente una cosa buona! Tweet
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Complimenti! Grande risultato
Ma la risposta del Sindaco di Roma è emblematica: assolutamento non si fermano.
E anche se rivincete al CdS, questo al massimo cambiano la scelta del sito.
A mio parere, ci sono gli estremi per mettere "l'assicurazione" affinchè non vadano avanti co "ste mmerde" di impianti: utilizzerei la sentenza del TAR per citare per danni Presidente della regione e sindaci.
Ciao e auguroni da Jesi (anche per Natale, ovviamente)
MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente della Vallesina Tweet
E anche se rivincete al CdS, questo al massimo cambiano la scelta del sito.
A mio parere, ci sono gli estremi per mettere "l'assicurazione" affinchè non vadano avanti co "ste mmerde" di impianti: utilizzerei la sentenza del TAR per citare per danni Presidente della regione e sindaci.
Ciao e auguroni da Jesi (anche per Natale, ovviamente)
MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente della Vallesina Tweet
giovedì 16 dicembre 2010
Il Tar boccia l'inceneritore di Albano"Incomprensibile ok dato da Marrazzo"
Da "Il corriere della Sera" del 16 dicembre 2010
Accolto il ricorso del «No Inc» e di 8 sindaci dei Castelli Romani: cancellati permessi firmati da ex governatore
ROMA - Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr - rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino.
AUTORIZZAZIONE «INCOMPRENSIBILE» - Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza - in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria».
CARENZE SU STUDIO ARIA E ACQUA - Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni - «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica».
IMPOVERIMENTO DELLE FALDE – Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti.
ALEMANNO: FAREMO RICORSO - Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l'alternativa a Malagrotta». Tweet
Accolto il ricorso del «No Inc» e di 8 sindaci dei Castelli Romani: cancellati permessi firmati da ex governatore
ROMA - Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr - rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino.
AUTORIZZAZIONE «INCOMPRENSIBILE» - Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza - in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria».
CARENZE SU STUDIO ARIA E ACQUA - Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni - «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica».
IMPOVERIMENTO DELLE FALDE – Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti.
ALEMANNO: FAREMO RICORSO - Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l'alternativa a Malagrotta». Tweet
Il TAR del Lazio da un grande esempio di giustizia e boccia l’inceneritore di Albano
Finalmente una notizia splendida !!!!!
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio).
Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici.
Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda.
Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani.
Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
Leggi la sentenza edl TAR che boccia l'inceneritore di Albano. Tweet
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio).
Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici.
Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda.
Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani.
Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
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