domenica 24 giugno 2012
sabato 23 giugno 2012
Malagrotta come Albano: il rischio sanitario colpisce le donne!!!
La USL RM-E ha
predisposto, su richiesta della magistratura, uno studio epidemiologico per
valutare il rischio di mortalità e di ospedalizzazione dei residenti nell’area
di Malagrotta a Roma.
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Lo studio epidemiologico
sui residenti nell’area di Malagrotta ha evidenziato un quadro molto
preoccupante, sia per la mortalità e soprattutto per le ospedalizzazioni, con eccessi di rischio per malattie respiratorie, cardiovascolari e per alcune
forme tumorali.
sabato 16 giugno 2012
Il signor Cerroni impone la nuova discarica di Roma: Pomezia zona Solforate
Come avevamo
già scritto nel blog di “Sotto terra il treno” il 28 novembre 2010 “il signor
Cerroni ha già acquistato i terreni per la nuova discarica di Roma in località
Solforate a confine con il comune di Pomezia. Così, con l'inceneritore di Albano
sarà tutto casa e bottega”.
Di seguito riportiamo un articolo di
Andrea Palladino pubblicato oggi su “Il Fatto Quotidiano”.
In un lettera al prefetto Goffredo
Sottile del 12 giugno scorso Manlio Cerroni butta lì un’idea: “E da
ultimo un nuovo sito suggeritoci dalla nostra collegata, Pontina
Ambiente, in località Quarto della Zolforatella nel
quadrante Sud Est della città sulla via Laurentina nel
territorio del Comune di Roma”.
In un terreno già da tempo nella
disponibilità della società del gruppo che si occupa di una discarica nel comune
di Albano, a circa cinque o sei chilometri dal luogo indicato, in
grado di accogliere 3 milioni di metri cubi di monnezza romana.
Un terreno formalmente nel territorio
della capitale, ma abbastanza distante dal grande raccordo anulare, in una zona
dove la densità di cittadini-elettori è decisamente molto bassa. Quello che il
proprietario di Malagrotta non dice è che quell’area è attraversata da una
riserva naturale ed è considerata nei piani paesaggistici regionali come “zona
di alto valore agricolo”. Non solo. In quell’area vennero trovati alcuni resti
risalenti ad Enea e, secondo le associazioni archeologiche
della zona, vi sono molti, moltissimi reperti di epoca romana e medioevale.
Tutti vincoli ben conosciuti, tanto da essere riportati in un documento della
Regione Lazio che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare.
Nel 2007 – nello stesso luogo indicato dalla Colari di Manlio Cerroni, il
Quarto della Zolforatella sulla via Laurentina – una società di Colleferro presentò
un progetto per un parco fotovoltaico. Ecco quello che i tecnici regionali
scrivevano sul luogo prescelto: “L’area di progetto è interessata dal paesaggio
agrario di valore (…), l’area di progetto interessa la fascia di rispetto dei
beni paesaggistici “Costa dei laghi, aree archeologiche”, e si trova
all’interno di un’area con il vincolo “Beni d’insieme (Dm 25/01/10)” Ambito
meridionale dell’agro romano compreso tra le vie Laurentina e Ardeatina,
adiacente ad est punti archeologici, adiacente ad ovest Aree protette”.
Il nuovo sito
indicato da Cerroni si trova nell’area di una ex miniera di
zolfo al confine tra il comune di Roma e quello di Pomezia. Una
zona oggi inserita all’interno della riserva naturale di Decima Malafede,
delimitata da più di dieci anni. E’ una lunga fascia verde che parte da Trigoria,
alle porte di Roma, estendendosi per più di dieci chilometro verso sud,
arrivando alle porte della zona industriale di Pomezia. In sostanza l’ultimo
polmone verde rimasto prima di un paesaggio letteralmente devastato dal punto
di vista ambientale.
Di fronte al limite del parco ci sono oggi
industrie e centri per il trattamento di rifiuti pericolosi; a cinque
chilometri circa, lungo la via Ardeatina che corre parallela, c’è la discarica
di Roncigliano – gestita dal gruppo Cerroni – ed è il luogo
scelto per realizzare due linee di incenerimento di rifiuti dal consorzio Coema (oltre
a Cerroni composto da Acea e Ama). E ancora, in via valle Caia, a pochissimi
chilometri di distanza, c’è una megadiscarica di amianto, sequestrata dalla
Procura di Velletri anni fa e non ancora bonificata. Dunque quell’area protetta
svolge oggi una funzione fondamentale per mantenere un minimo di vivibilità in
questo quadrante ad una decina di chilometri dal raccordo anulare.
La preoccupazione nella popolazione era ieri palpabile.
venerdì 15 giugno 2012
Discariche del Lazio, ultimatum dell'Unione europea: "Rifiuti pericolosi e Rischi per la salute umana"
La Commissione europea ha inviato all'Italia un secondo avvertimento formale
con un parere motivato in cui boccia le norme per il pretrattamento dei rifiuti
nella discarica di Malagrotta (di proprietà del signor Cerroni) e negli altri
siti del Lazio (sempre di proprietà del signor Cerroni).
Le discariche che operano in violazione della normativa dell'UE sui rifiuti, dice ancora il comunicato della Commissione, "costituiscono una seria minaccia alla salute umana e all'ambiente”.
Su raccomandazione del commissario all'Ambiente, Janez Potocnik, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Italia in cui si richiede l'adempimento entro due mesi.
In caso
contrario, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea,
con la prospettiva di una sentenza di condanna con pesanti sanzioni
finanziarie per l’Italia.
La situazione è, quindi, quanto mai seria e critica!!!
La
direttiva sulle discariche "stabilisce che i rifiuti devono essere trattati prima di essere interrati e
cioè devono subire processi fisici, termici, chimici, o biologici,
inclusa la cernita, allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa
e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero”.
“Da
un'indagine Eu Pilot è emerso che nella discarica di Malagrotta, e forse
in altre discariche del Lazio, parte dei rifiuti vengono interrati senza
essere prima trattati”.
La Commissione Europea “rileva con preoccupazione che le autorità italiane non adottano misure sufficienti a ridurre i possibili effetti negativi sull'ambiente e gli eventuali rischi per la salute umana, come prescritto nella direttiva quadro sui rifiuti”.
Le
preoccupazioni della Commissione Europea sono confermate dai risultati dello
studio epidemiologico sugli effetti della discarica di Albano (nel caso delle
donne vivere nelle immediate vicinanze della discarica, da 0-1 km, provoca una
mortalità superiore del 20%) e dai numerosi casi di interruzioni di gravidanze denunciate dal nostro blog (in questi giorni ci sono arrivate decine di segnalazioni in merito ad
altissime incidenze di interruzioni di gravidanza, sia in seguito di diagnosi
prenatale di gravi malformazioni congenite sia per gravidanze extrauterine).
domenica 10 giugno 2012
Discarica di Roncigliano: casi sospetti di aborti per malformazioni ai feti
RomaToday riprende con molto coraggio la notizia lanciata dal nostro blog.
La denuncia arriva dal blog "Sotto terra il treno" di Pavona che sta conduncendo uno studio tra gli abitanti della zona della discarica di Roncigliano. Secondo le testimonianze stanno aumentando i casi di aborti e malformazioni ai feti.
Leggi tutto l'articolo pubblicato da RomaToday.
Nell'articolo è riportato che "dopo la costruzione del VII invaso la distanza in linea d'aria si è accorciata anche a poco più di 700 metri".
Per essere precisi
"dopo la costruzione del VII invaso la distanza in linea d'aria si è accorciata anche a meno di 200 metri".
Queste misure in metri danno il senso del dramma che vivono centinaia di famiglie di Roncigliano e di Villaggio Ardeatino.
Potrebbe interessarti:http://castelli.romatoday.it/albano/discarica-roncigliano-aumento-aborti-malformazioni.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809
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La denuncia arriva dal blog "Sotto terra il treno" di Pavona che sta conduncendo uno studio tra gli abitanti della zona della discarica di Roncigliano. Secondo le testimonianze stanno aumentando i casi di aborti e malformazioni ai feti.
Leggi tutto l'articolo pubblicato da RomaToday.
Nell'articolo è riportato che "dopo la costruzione del VII invaso la distanza in linea d'aria si è accorciata anche a poco più di 700 metri".
Queste misure in metri danno il senso del dramma che vivono centinaia di famiglie di Roncigliano e di Villaggio Ardeatino.
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lunedì 4 giugno 2012
La nuova risoluzione del Parlamento Europeo per un’Europa efficiente nell’uso delle risorse prevede l’abolizione dell’incenerimento dei rifiuti
Il Parlamento Europeo, in una risoluzione per un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, approvata a larghissima maggioranza il 24 maggio 2012, si è pronunciato su alcuni punti di enorme importanza per la politica della gestione dei rifiuti in tutti i Paesi membri, in particolare:
- Riduzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero;
- Introduzione graduale di un divieto generale di smaltimento in discarica a livello europeo;
- Abolizione dell’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili entro il 2020.
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Riceviamo dal Presidente del Comitato Malagrotta
e volentieri pubblichiamo
Ciao Danilo,
dopo questa risoluzione del Parlamento Europeo, che si è pronunciato a larghissima maggioranza per la cessazione dell’ incenerimento entro il 2020, costruire nuovi inceneritori in Europa non ha più alcun senso. Per un inceneritore ci vogliono infatti normalmente dagli 8 ai 10 anni dalla progettazione all’esecuzione e all’entrata in esercizio. Il “nostro” disgraziato gassificatore di Malagrotta, dopo 9 anni, si trova ancora con una sola linea sulle tre previste, e in più anch’essa molto spesso inattiva a causa di “problemi”… Quindi la costruzione del gassificatore di Albano appare oggi ancora più assurda e insensata di quanto è sempre stata considerata nelle valutazioni di questi ultimi anni.
Ciao,
Sergio
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RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
su un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse
(2011/2068(INI))
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……..
31. invita la Commissione e gli
Stati membri a concentrarsi maggiormente sull'informazione, sull'educazione e
sulla sensibilizzazione, soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclaggio,
tenendo presente che l'educazione ha un impatto diretto sulle abitudini in
materia di impiego efficiente delle risorse;
32. invita la Commissione a
razionalizzare l'acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia
dei rifiuti e della necessità di ridurre i rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero;
chiede pertanto alla Commissione di presentare proposte entro il 2014, allo
scopo di introdurre gradualmente un
divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e
di abolire progressivamente, entro
la fine di questo decennio, l'incenerimento dei rifiuti riciclabili e
compostabili; ritiene che queste iniziative debbano essere
accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l'ulteriore sviluppo di
norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; invita la Commissione a
rivedere gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro
sui rifiuti; ritiene che un'imposta sullo smaltimento in discarica, già
introdotta da alcuni Stati membri, potrebbe contribuire al raggiungimento di
tali obiettivi;
……
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domenica 3 giugno 2012
La spending review di Monti: 50 milioni di euro alle zone terremotate dell’Emilia Romagna, 250 milioni di euro al signor Cerroni per l'inceneritore di Albano
L’inceneritore di Malagrotta, tecnologia
Termoselect, fiore all’occhiello del signor Cerroni, è fermo dal 10 ottobre
2011 e si è dimostrato un vero fallimento.
Al signor Cerroni è stata affidata, senza
alcuna gara nazionale o internazionale ma a trattativa riservata, la
costruzione dell’inceneritore di Albano.
Mario Monti e lo Stato Italiano hanno
destinato per le zone terremotate dell’Emilia Romagna solo 50 milioni di euro.
Mario Monti e lo Stato Italiano stanno per
regalare ad un vecchietto di 90 anni 250 milioni di euro per costruire l’inceneritore
di Albano, un altro sicuro fallimento basato su tecnologia Termoselect.
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dalla rubrica Lettere de L’Espresso
24 maggio 2012
Da Malagrotta senza
lavoro
3 giugno 2012 - Sono
un ingegnere chimico che lavora, anzi lavorava al gassificatore di Malagrotta
perché l'impianto è fermo dal 10 ottobre 2011 e le 60 persone (me compreso) addette al funzionamento
della prima linea di gassificazione sono senza lavoro. È paradossale che si
voglia costruire un nuovo impianto, ad Albano, mentre si manda in malora quello
di Malagrotta, il più nuovo del Lazio, disperdendo le capacità professionali
acquisite.
La sospensione dal lavoro ci è stata comunicata nel momento in cui il gestore
ha fermato l'impianto, con la promessa della cassa integrazione per il periodo
3 dicembre 2011 -12 maggio 2012. Ma l'Inps non avrebbe mai ricevuto
comunicazione per garantire gli ammortizzatori sociali.Così 60 dipendenti non prendono lo stipendio da ottobre 2011 mentre hanno lavorato fino al 3 dicembre e risultano ancora legati contrattualmente al conduttore del gassificatore, la 7-Hills srl, incaricata dal Colari (Consorzio Lazio Rifiuti) per la gestione del gassificatore. E mentre il gestore dell'impianto (Colari), il proprietario di Malagrotta e la Presidente del Lazio litigano e si contendono l'affaire rifiuti, noi viviamo da mesi senza un euro.
SERGIO SERAFINI, email
giovedì 31 maggio 2012
Un’altissima incidenza di interruzioni di gravidanza vicino la discarica di Albano
VIVERE NELLA DISCARICA (terza puntata)
Nell’ultimo articolo pubblicato sul blog abbiamo denunciato i gravissimi episodi sanitari che stanno verificandosi intorno alla discarica di Albano.
Nei primi mesi dell'anno due coppie di giovani che
abitano a Roncigliano, vicino la discarica, hanno dovuto interrompere la
gravidanza entro il sesto mese a seguito di diagnosi prenatale di gravi
malformazioni congenite.
Come evidenziato dallo studio epidemiologico sugli effetti delle discariche in Campania (“Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana. Messa a punto di indicatori sintetici di pericolosità e di esposizione ai rifiuti”), predisposto dall'Istituto Superiore di Sanità, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’elevata incidenza di malformazioni congenite è un preciso indicatore di presenza di rifiuti tossici e nocivi altamente inquinanti.
Qualificati esperti di onco-ematologia ci hanno assicurato che è possibile
dedurre dal tipo di malformazione congenita il tipo di rifiuto tossico e nocivo
presente nella discarica.
In questi giorni ci sono arrivate decine di
segnalazioni anche dalla zona di Ardea vicino alla discarica in merito ad
altissime incidenze di interruzioni di gravidanza, sia in seguito di diagnosi
prenatale di gravi malformazioni congenite sia per gravidanze extrauterine.
Invitiamo le persone che vivono nella discarica di Albano denunciare con
forza questa forma di violenza della discarica, che lede pesantemente il
diritto alla vita, a raccogliere le cartelle cliniche e tutta la documentazione
medica da sottoporre all’attenzione dei nostri esperti di onco-ematologia e a
prendere contatti con i comitati.
Costringere 2.381 persone (uomini e donne, anziani e … 313 bambini) a vivere
entro il raggio di un chilometro dalla discarica di Albano è un crimine,
soprattutto perché la legge regionale del 2002 prevede per le discariche una
distanza minima di 1.000 metri dalle abitazioni.
Le donne subiscono in
modo particolare questa pesante violenza!!!
Infatti, dallo studio epidemiologico sugli effetti della discarica di Albano, predisposto dalla USL RM-E, emerge che la discarica di Albano provoca anche un aumento della mortalità femminile del 20%.
Cosa fare di fronte a questi gravi problemi sanitari?
Quali iniziative intende prendere il Sindaco di Albano, Nicola Marini, massima autorità sanitaria del Comune a difesa degli abitanti del territorio, dopo che ha nascosto per mesi ai cittadini e ai comitati le autorizzazioni regionali del VII invaso della discarica, facendo scadere i tempi per il ricorso al TAR?
Quali iniziative intende prendere l'Assessore Regionale all'Ambiente e allo Sviluppo Sostenibile, Marco Mattei, che come ex-Sindaco del Comune di Albano Laziale si è qualificato per la sua richiesta alla Regione Lazio “dell’inceneritore più grande del mondo”, come ama definirlo il signor Cerroni?
Quali iniziative intende prendere il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che in televisione afferma con convinzione che le discariche sono sicure?
Di fronte a questi episodi sanitari gravissimi è doveroso richiedere la chiusura immediata della discarica di Albano e la predisposizione di un serio e completo studio epidemiologico, coinvolgendo l'Istituto Superiore di Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
venerdì 25 maggio 2012
La discarica di Albano è la causa di gravi malformazioni congenite?
VIVERE NELLA DISCARICA
(seconda puntata)
Gravissimi stanno diventando gli effetti sanitari della discarica di Albano sulla vita delle persone.
Per decenni migliaia di persone hanno vissuto a pochi metri dalla discarica.
A Roncigliano 2.381 persone (uomini e donne, anziani e … 313 bambini) vivono entro il raggio di un chilometro dalla discarica.
La legge regionale del 2002 prevede per le discariche una distanza minima di 1.000 metri dalle abitazioni.
Prima gli invasi I, II e III autorizzati dal Consiglio Comunale di Albano Laziale, poi gli invasi IV, V, VI, VII autorizzati dalla Regione Lazio.
Va evidenziato che molti
consiglieri comunali che hanno autorizzato gli invasi I, II e III siedono
ancora nel Consiglio o nella Giunta del Comune di Albano e sono alla sesta,
settima, ottava, nona, decima legislatura (questo argomento sarà oggetto di un
prossimo articolo sul blog).
In questi giorni, siamo venuti a conoscenza di episodi sanitari gravissimi.
Nei primi mesi dell'anno due coppie di giovani che abitano a Roncigliano, vicino la discarica, hanno dovuto interrompere la gravidanza entro il sesto mese a seguito di diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite.
In questi giorni, siamo venuti a conoscenza di episodi sanitari gravissimi.
Nei primi mesi dell'anno due coppie di giovani che abitano a Roncigliano, vicino la discarica, hanno dovuto interrompere la gravidanza entro il sesto mese a seguito di diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite.
Lo studio epidemiologico sugli effetti delle
discariche in Campania (“Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla
salute umana. Messa a punto di indicatori sintetici di pericolosità e di
esposizione ai rifiuti”), predisposto dall'Istituto Superiore di Sanità, dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, sono stati analizzati
sia i dati di mortalità sia le incidenze delle malformazioni congenite.
Nello studio epidemiologico
sugli effetti delle discariche in Campania, i casi di malformazioni congenite
sono stati rilevati tra:
· - le interruzioni
volontarie di gravidanza a seguito di diagnosi prenatale di malformazioni
congenite fino alla 24° settimana di età gestionale;
- le morti
fetali dalla 20° settimana di gestazione (nati morti);
· - i nati vivi in
cui le malformazioni congenite vengono accertate alla nascita o in periodo
post-natale.
Invece, lo studio
epidemiologico sugli effetti della discarica di Albano, predisposto dalla USL
RM-E, analizza solo i dati della mortalità (da cui emerge che la discarica di
Albano provoca un aumento della mortalità femminile del 20%), mentre manca
invece completamente l’analisi delle malformazioni congenite.
Perchè questa gravissima omissione nello studio
epidemiologico sulla discarica di Albano predisposto dalla USL RM-E (la stessa USL
che ha dato parere favorevole sia per l’inceneritore sia per il VII invaso
della discarica di Albano)?
Cosa si vuole nascondere?
Quali iniziative intende prendere il Sindaco di Albano, Nicola Marini, massima autorità sanitaria del Comune a difesa degli abitanti del territorio, dopo che ha nascosto per mesi ai cittadini e ai comitati le autorizzazioni regionali del VII invaso della discarica, facendo scadere i tempi per il ricorso al TAR?
Quali iniziative intende prendere l'Assessore Regionale all'Ambiente e allo Sviluppo Sostenibile, Marco Mattei, che come ex-Sindaco del Comune di Albano Laziale si è qualificato per la sua richiesta alla Regione Lazio “dell’inceneritore più grande del mondo”, come ama definirlo il signor Cerroni?
Quali iniziative intende prendere il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che in televisione afferma con convinzione che le discariche sono sicure?
Di fronte a questi episodi sanitari gravissimi è doveroso richiedere la chiusura immediata della discarica di Albano e la predisposizione di un serio e completo studio epidemiologico, coinvolgendo l'Istituto Superiore di Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Cosa si vuole nascondere?
Quali iniziative intende prendere il Sindaco di Albano, Nicola Marini, massima autorità sanitaria del Comune a difesa degli abitanti del territorio, dopo che ha nascosto per mesi ai cittadini e ai comitati le autorizzazioni regionali del VII invaso della discarica, facendo scadere i tempi per il ricorso al TAR?
Quali iniziative intende prendere l'Assessore Regionale all'Ambiente e allo Sviluppo Sostenibile, Marco Mattei, che come ex-Sindaco del Comune di Albano Laziale si è qualificato per la sua richiesta alla Regione Lazio “dell’inceneritore più grande del mondo”, come ama definirlo il signor Cerroni?
Quali iniziative intende prendere il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che in televisione afferma con convinzione che le discariche sono sicure?
Di fronte a questi episodi sanitari gravissimi è doveroso richiedere la chiusura immediata della discarica di Albano e la predisposizione di un serio e completo studio epidemiologico, coinvolgendo l'Istituto Superiore di Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
martedì 22 maggio 2012
Risultati allarmanti dello studio epidemiologico sulla discarica di Albano: il rischio di mortalità per le donne è più alto del 20%
VIVERE NELLA DISCARICA DI ALBANO (Prima puntata)
Il 29 gennaio 2010 il Dipartimento Territorio della Regione Lazio ha trasmesso alla Provincia di Roma, ai Sindaci di Albano Laziale e di Ardea, al COEMA e all’ARPA, la “Valutazione Epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nelle vicinanze della discarica sita in Albano”.
La discarica è situata a Roncigliano, una località del comune di Albano Laziale, ed è in funzione dagli inizi degli anni ’80.
Lo studio epidemiologico inizia con la seguente considerazione: “Le conoscenze epidemiologiche ad oggi disponibili, ancorchè non conclusive, fanno ritenere che il conferimento in discariche controllate, costruite e condotte in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti un rischio per l’ambiente e per la salute delle popolazioni insediate nelle vicinanze dello stabilimento”.
La premessa è rassicurante, ma non si adatta assolutamente alla discarica di Cerroni a Roncigliano, che è illegale in quanto non rispetta la legge regionale in tema di distanza dalle abitazioni.
La legge regionale del 2002, infatti, prevede per le discariche una distanza minima di 1.000 metri dalle abitazioni.
A Roncigliano, invece, 2.381 persone (uomini e donne, anziani e … 313 bambini) vivono entro il raggio di un chilometro dalla discarica.
Avete capito bene: 2.381 persone vivono nel raggio di un chilometro dalla discarica.
E’ come se tutti gli abitanti del comune di Nemi vivessero in un raggio di un chilometro dalla discarica: praticamente tutti gli abitanti di un piccolo comune vivono dentro una discarica.
Ma cosa comporta vivere dentro una discarica????
Nello studio epidemiologico, predisposto dalla famosa ASL RM-E, sono stati georeferenziate tutte le famiglie dei Comuni di Albano, Aprilia, Ardea, Ariccia e Pomezia.
L’imponente studio epidemiologico ha analizzato i dati di 309.413 persone, classificate a seconda della distanza dalla discarica (0-1, 1-2, 2-3, 3-5 km).
E’ stato analizzato un indicatore socio-economico (SES) in modo da rappresentare le diverse dimensioni dello svantaggio sociale.
Lo studio epidemiologico ha fotografato un livello socio-economico molto basso nelle immediate vicinanze della discarica (entro il famoso chilometro).
Per i soggetti deceduti è stata recuperata l’informazione sulla causa di morte facendo uso del Registro Nominativo delle Cause di Morte della Regione Lazio.
Lo studio epidemiologico afferma che “non ha evidenziato la presenza di una associazione tra la distanza dell’impianto e la mortalità totale e causa specifica”.
Nel caso degli uomini, “per la mortalità generale non si evidenziano sostanziali differenze legate alla distanza dalla discarica. A parità di età e di condizione socio-economica, il gruppo di residenti nelle immediate vicinanze della discarica (0-1 km) mostra una mortalità che non si discosta (Rischi Relativi=0,99) da quella del gruppo di riferimento (3-5 km)”.
Nel caso delle donne, invece, nonostante le formali rassicurazioni dello studio epidemiologico, emerge dalle tabelle pubblicate un problema molto grave: a parità di età e di condizione socio-economica, il gruppo delle residenti nelle immediate vicinanze della discarica (0-1 km) mostra una mortalità superiore del 20% (Rischi Relativi =1,20) rispetto a quella del gruppo di riferimento (3-5 km).
In sintesi, vivere dentro una discarica provoca un incremento della mortalità femminile del 20%.
Sono le donne che vivono maggiormente la famiglia, la casa e il territorio.
Le donne sono le vittime della illegalità della discarica di Roncigliano, che opera dal lontano 1980 a ridosso delle abitazioni.
Le donne sono le vittime delle decisioni del Consiglio Comunale di Albano Laziale, che negli anni ’80 ha autorizzato per tre volte gli invasi della discarica di Roncigliano (invaso I, II, III).
Le donne sono le vittime delle decisioni della Regione Lazio, che nell’ultimo decennio ha autorizzato per ulteriori tre volte gli invasi della discarica di Roncigliano (invaso IV, V, VI).
Le donne sono le vittime delle decisioni della Polverini, Presidente della Regione Lazio, che nell’ultimo anno ha autorizzato l’aumento delle quote degli invasi IV e V della discarica di Roncigliano.
Alcune domane sorgono spontanee:
- Le autorità competenti hanno per caso letto lo studio epidemiologico?
- Perché la legge regionale sulla distanza delle discariche non viene applicata?
- Perché gli interessi del signor Cerroni hanno la precedenza rispetto alle condizioni di vita di migliaia di persone?
Appuntamento alla seconda puntata.
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Il 29 gennaio 2010 il Dipartimento Territorio della Regione Lazio ha trasmesso alla Provincia di Roma, ai Sindaci di Albano Laziale e di Ardea, al COEMA e all’ARPA, la “Valutazione Epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nelle vicinanze della discarica sita in Albano”.
La discarica è situata a Roncigliano, una località del comune di Albano Laziale, ed è in funzione dagli inizi degli anni ’80.
Lo studio epidemiologico inizia con la seguente considerazione: “Le conoscenze epidemiologiche ad oggi disponibili, ancorchè non conclusive, fanno ritenere che il conferimento in discariche controllate, costruite e condotte in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti un rischio per l’ambiente e per la salute delle popolazioni insediate nelle vicinanze dello stabilimento”.
La premessa è rassicurante, ma non si adatta assolutamente alla discarica di Cerroni a Roncigliano, che è illegale in quanto non rispetta la legge regionale in tema di distanza dalle abitazioni.
La legge regionale del 2002, infatti, prevede per le discariche una distanza minima di 1.000 metri dalle abitazioni.
A Roncigliano, invece, 2.381 persone (uomini e donne, anziani e … 313 bambini) vivono entro il raggio di un chilometro dalla discarica.
Avete capito bene: 2.381 persone vivono nel raggio di un chilometro dalla discarica.
E’ come se tutti gli abitanti del comune di Nemi vivessero in un raggio di un chilometro dalla discarica: praticamente tutti gli abitanti di un piccolo comune vivono dentro una discarica.
Ma cosa comporta vivere dentro una discarica????
Nello studio epidemiologico, predisposto dalla famosa ASL RM-E, sono stati georeferenziate tutte le famiglie dei Comuni di Albano, Aprilia, Ardea, Ariccia e Pomezia.
L’imponente studio epidemiologico ha analizzato i dati di 309.413 persone, classificate a seconda della distanza dalla discarica (0-1, 1-2, 2-3, 3-5 km).
E’ stato analizzato un indicatore socio-economico (SES) in modo da rappresentare le diverse dimensioni dello svantaggio sociale.
Lo studio epidemiologico ha fotografato un livello socio-economico molto basso nelle immediate vicinanze della discarica (entro il famoso chilometro).
Per i soggetti deceduti è stata recuperata l’informazione sulla causa di morte facendo uso del Registro Nominativo delle Cause di Morte della Regione Lazio.
Lo studio epidemiologico afferma che “non ha evidenziato la presenza di una associazione tra la distanza dell’impianto e la mortalità totale e causa specifica”.
Nel caso degli uomini, “per la mortalità generale non si evidenziano sostanziali differenze legate alla distanza dalla discarica. A parità di età e di condizione socio-economica, il gruppo di residenti nelle immediate vicinanze della discarica (0-1 km) mostra una mortalità che non si discosta (Rischi Relativi=0,99) da quella del gruppo di riferimento (3-5 km)”.
Nel caso delle donne, invece, nonostante le formali rassicurazioni dello studio epidemiologico, emerge dalle tabelle pubblicate un problema molto grave: a parità di età e di condizione socio-economica, il gruppo delle residenti nelle immediate vicinanze della discarica (0-1 km) mostra una mortalità superiore del 20% (Rischi Relativi =1,20) rispetto a quella del gruppo di riferimento (3-5 km).
In sintesi, vivere dentro una discarica provoca un incremento della mortalità femminile del 20%.
Sono le donne che vivono maggiormente la famiglia, la casa e il territorio.
Le donne sono le vittime della illegalità della discarica di Roncigliano, che opera dal lontano 1980 a ridosso delle abitazioni.
Le donne sono le vittime delle decisioni del Consiglio Comunale di Albano Laziale, che negli anni ’80 ha autorizzato per tre volte gli invasi della discarica di Roncigliano (invaso I, II, III).
Le donne sono le vittime delle decisioni della Regione Lazio, che nell’ultimo decennio ha autorizzato per ulteriori tre volte gli invasi della discarica di Roncigliano (invaso IV, V, VI).
Le donne sono le vittime delle decisioni della Polverini, Presidente della Regione Lazio, che nell’ultimo anno ha autorizzato l’aumento delle quote degli invasi IV e V della discarica di Roncigliano.
Alcune domane sorgono spontanee:
- Le autorità competenti hanno per caso letto lo studio epidemiologico?
- Perché la legge regionale sulla distanza delle discariche non viene applicata?
- Perché gli interessi del signor Cerroni hanno la precedenza rispetto alle condizioni di vita di migliaia di persone?
Appuntamento alla seconda puntata.
domenica 20 maggio 2012
La nostra denuncia dei CIP6 alla Commissione UE crea ansia alla lobby degli inceneritori
Gli articoli pubblicati sub blog del comitato "Sotto terra il treno" per denunciare il finanziamento degli inceneritori tramite i CIP6 stanno creando l'ansia tra la lobby degli inceneritori.
40 miliardi di euro sperperati dall'Italia con il silenzio di Mario Monti e della Commissione UE.
Tra i numerosi accessi al blog, va evidenziato quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri (martedì alle ore 13.44).
Mario Monti e la Commissione Europea devono infatti spiegare agli italiani perche' le regole della concorrenza devono valere solo per i tassisti e per le farmacie, mentre miliardi e miliardi di euro di soldi pubblici sono bruciati illegalmente negli inceneritori.
La notizia della nostra denuncia alla Commissione Europea della illegalita' dei Cip6 ha messo in ansia la lobby degli inceneritori.
In particolare, L'AMA, che con il signor Cerroni e con ACEA vuole costruire l'inceneritore di Albano, mercoledi e' risultato il piu' assiduo lettore del nostro blog con ben quattro accessi da diverse postazioni della societa' (ore 7.53, poi alle ore 9.39, poi di nuovo alle ore 9.44, infine alle ore 10.36).
ACEA, l'altro socio pubblico nell'affare di Cerroni, accede al nostro blog quotidianamente verso le ore 9. E' una presenza quotidiana che ci accompagna da anni e che merita un nostro articolo sulla svendita di questo importante patrimonio pubblico ai privati.
Cerroni, AMA e ACEA vogliono costruire l'inceneritore piu' grande del mondo ad Albano senza una regolare gara pubblica.
Su questo importantissimo punto, nulla dice la sentenza del Consiglio di Stato.
La sentenza il Consiglio di Stato si e' invece soffermata sulle modifiche tecniche al sistema di raffreddamento, ricordardoci che l'inceneritore piu' grande del mondo (dice Cerroni che) funzionera' con un sistema di raffreddamento ad aria che utilizza solo acque piovane (???).
In ogni caso, l'inceneritore di Albano e' un affare per Cerroni, AMA e ACEA solo se il finanziamento dei CIP6 viene confermato anche per i prossimi 30 anni.
Ma l'Italia puo' ancora permettersi questi scandalosi livelli di sperpero delle risorse pubbliche?
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40 miliardi di euro sperperati dall'Italia con il silenzio di Mario Monti e della Commissione UE.
Tra i numerosi accessi al blog, va evidenziato quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri (martedì alle ore 13.44).
Mario Monti e la Commissione Europea devono infatti spiegare agli italiani perche' le regole della concorrenza devono valere solo per i tassisti e per le farmacie, mentre miliardi e miliardi di euro di soldi pubblici sono bruciati illegalmente negli inceneritori.
La notizia della nostra denuncia alla Commissione Europea della illegalita' dei Cip6 ha messo in ansia la lobby degli inceneritori.
In particolare, L'AMA, che con il signor Cerroni e con ACEA vuole costruire l'inceneritore di Albano, mercoledi e' risultato il piu' assiduo lettore del nostro blog con ben quattro accessi da diverse postazioni della societa' (ore 7.53, poi alle ore 9.39, poi di nuovo alle ore 9.44, infine alle ore 10.36).
ACEA, l'altro socio pubblico nell'affare di Cerroni, accede al nostro blog quotidianamente verso le ore 9. E' una presenza quotidiana che ci accompagna da anni e che merita un nostro articolo sulla svendita di questo importante patrimonio pubblico ai privati.
Cerroni, AMA e ACEA vogliono costruire l'inceneritore piu' grande del mondo ad Albano senza una regolare gara pubblica.
Su questo importantissimo punto, nulla dice la sentenza del Consiglio di Stato.
La sentenza il Consiglio di Stato si e' invece soffermata sulle modifiche tecniche al sistema di raffreddamento, ricordardoci che l'inceneritore piu' grande del mondo (dice Cerroni che) funzionera' con un sistema di raffreddamento ad aria che utilizza solo acque piovane (???).
In ogni caso, l'inceneritore di Albano e' un affare per Cerroni, AMA e ACEA solo se il finanziamento dei CIP6 viene confermato anche per i prossimi 30 anni.
Ma l'Italia puo' ancora permettersi questi scandalosi livelli di sperpero delle risorse pubbliche?
giovedì 17 maggio 2012
L’inceneritore di Albano ha bisogno del treno
Il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso dei comitati
contro l’inceneritore di Albano.
Leggendo attentamente la sentenza del Consiglio di Stato
emerge un dettaglio inquietante: “Fondata è l’eccezione di tardività degli
interventi dei comuni in primo grado”.
In sostanza, l’intervento dei Comuni (Albano Laziale, Rocca
di Papa, Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Genzano di Roma, Pomezia) è
stato tardivo e, quindi, assolutamente inutile.
Abbiamo, di fatto, assistito ad una grande sceneggiata (una
burlesque) dei Sindaci dei Comuni dei Castelli Romani che, a parole di giorno,
si dicono contro l’inceneritore ma, nei fatti di notte, stanno lavorando per preparare
tutte le infrastrutture utili al funzionamento dell’inceneritore.
L’inceneritore di Albano ha
bisogno di una discarica!!!
Infatti, i rifiuti dei Castelli Romani vanno separati tra il
cdr (combustibile da rifiuti per l’inceneritore) e gli altri rifiuti (da
portare nella discarica).
Il Sindaco Marini e la Giunta di Albano hanno permesso al
signor Cerroni di realizzare tranquillamente il settimo invaso della discarica
di Roncigliano, nascondendo ai cittadini e ai comitati le autorizzazioni
regionali. In questo modo, hanno fatto scadere i tempi (questa è una loro
grande capacità) ed i comitati non hanno potuto presentare un ricorso al TAR
entro i termini previsti dalla legge. Il sindaco Marini e la Giunta di Albano
hanno dimostrato in questa vicenda una grande disonestà morale.
L’inceneritore di Albano ha
bisogno di una linea ferroviaria!!!
I rifiuti dei Castelli Romani non sono assolutamente
sufficienti per alimentare l’inceneritore di Albano.
Per questo motivo, il signor Cerroni ha chiesto da anni di
utilizzare la linea ferroviaria Roma-Velletri e di poter disporre di una
stazione merci privata a Cancelliera.
C’è un solo problema: sulla linea Roma-Cancelliera dovranno
transitare centinaia di treni merci carichi di monnezza e, quindi, vanno
eliminati tutti i passaggi a livello presenti sulla linea ferroviaria (Casabianca,
Santa Maria delle Mole, Pavona e Cancelliera).
Il progetto presentato da RFI di sottopasso stradale a
Cancelliera è già stato approvato dai Comuni di Albano Laziale e di Ariccia.
Anche il sottopasso stradale di Casabianca è stato già approvato dal Comune di
Ciampino.
L’unico problema al progetto dell’inceneritore più grande
del mondo, come ama definirlo il signor Cerroni, è rappresentato dal passaggio
a livello al centro di Pavona. Di fronte ad un progetto devastante, i cittadini
hanno organizzato da anni una forte protesta che ha indotto il Consiglio
Comunale di Albano a bocciare l’indecente progetto di RFI.
Bisongerà attivare la massima vigilanza democratica perché
nei prossimi giorni il sindaco Marini di Albano oppure l’assessore provinciale
Amalia Colaceci oppure qualche altro Cerroni Boy potrebbero riproporre progetti
devastanti di sottopassi stradali su Pavona con l’obiettivo di garantire
all’inceneritore più grande del mondo l’arrivo indisturbato dei rifiuti su
rotaia.
In sintesi, i Sindaci e i rappresentanti delle istituzioni di
giorno si dicono contro l’inceneritore, ma stanno preparando di notte e con
omertà tutte le infrastrutture (discarica e ferrovia) a supporto
dell’inceneritore più grande del mondo, come ama definirlo il signor Cerroni.
La cosa grave è che questi pessimi e omertosi rappresentanti
delle istituzioni partecipano impunemente ai cortei contro l’inceneritore, che a
causa della presenza di questi personaggi rischiano di diventare delle inutili
passerelle.
martedì 15 maggio 2012
Fermiamo i CIP6 per evitare il default del Paese Italia
La borsa perde quotidianamente valore, Moody's declassa 26 banche italiane, lo spread è a quota 430, la benzina è a livelli record, l'inflazione è al 3,3% e i beni di acquisto di maggiore frequenza sono saliti del 4,7%.
Siamo di fronte alla più pesante crisi economica dal dopoguerra.
Bankitalia certifica un sensibile calo delle entrate fiscali nel primo trimestre del 2012: nel solo mese di marzo gli incassi presentano una riduzione del 3,61% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.
Vola il debito publico che a marzo raggiunge il record storico di 1.946 miliardi di euro.
Tra pochi giorni pagheremo una salatissima IMU, anche sulla prima casa, e ad ottobre subiremo l'aumento di due punti dell'IVA.
In questo quadro disastroso, l'Italia è l'unico paese al mondo che sperpera ingenti risorse pubbliche per finanziare gli inceneritori con i CIP6.
Con i CIP6 abbiamo addirittura superato la Grecia nello sperpero del denaro pubblico.
Mentre in Grecia avevano istituito il vitalizio per le figlie zitelle dei dipendenti pubblici, in Italia i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno bruciato, ad oggi, 40 miliardi di euro negli inceneritori.
Di fronte a questi sperperi di cui ha goduto la classe imprenditoriale (in primis la Mercegaglia), sperperi che Napolitano, Monti, Giarda e Bondi fanno finta di non vedere, è purtroppo facile prevedere la fine fallimentare che farà l'Italia.
Fermiamo i CIP6, fermiamo gli inceneritori, fermiamo il default del Paese Italia.
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Siamo di fronte alla più pesante crisi economica dal dopoguerra.
Bankitalia certifica un sensibile calo delle entrate fiscali nel primo trimestre del 2012: nel solo mese di marzo gli incassi presentano una riduzione del 3,61% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.
Vola il debito publico che a marzo raggiunge il record storico di 1.946 miliardi di euro.
Tra pochi giorni pagheremo una salatissima IMU, anche sulla prima casa, e ad ottobre subiremo l'aumento di due punti dell'IVA.
In questo quadro disastroso, l'Italia è l'unico paese al mondo che sperpera ingenti risorse pubbliche per finanziare gli inceneritori con i CIP6.
Con i CIP6 abbiamo addirittura superato la Grecia nello sperpero del denaro pubblico.
Mentre in Grecia avevano istituito il vitalizio per le figlie zitelle dei dipendenti pubblici, in Italia i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno bruciato, ad oggi, 40 miliardi di euro negli inceneritori.
Di fronte a questi sperperi di cui ha goduto la classe imprenditoriale (in primis la Mercegaglia), sperperi che Napolitano, Monti, Giarda e Bondi fanno finta di non vedere, è purtroppo facile prevedere la fine fallimentare che farà l'Italia.
Fermiamo i CIP6, fermiamo gli inceneritori, fermiamo il default del Paese Italia.
lunedì 14 maggio 2012
Lo sperpero dei CIP6 nel silenzio di Mario Monti e della Commissione UE
Il CIP6 ci è costato, nel silenzio della Commissione UE, 40
miliardi di euro (Massimo Lucchetti, il Corriere della Sera,
21-12-2011).
Il 22 novembre 2008 abbiamo presentato una denuncia alla
Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea. La denuncia è
sempre aperta presso la Commissione Europea con il seguente numero di pratica, “SA.32048
- CIP 6 support scheme for energies assimilated to renewables”, ma si trascina
nel silenzio della Commissione stessa.
Ironia della sorte, il Presidente del Consiglio Mario Monti nel
1999 è stato Commissario Europeo con delega alla Concorrenza.
Mario Monti sa bene che l’Italia è l’unico Paese europeo che
finanzia con ingenti fondi pubblici il settore dei “termovalorizzatori”
attraverso i fondi cosiddetti “CIP6”.
Mario Monti sa bene che il finanziamento degli inceneritori
con i CIP6 costituisce una violazione delle direttive europee in materia. In
conseguenza di detta violazione la Commissione Europea si è già espressa, in
data 20 novembre 2003, in merito alla distorsione della normativa comunitaria
in Italia in riferimento all'inclusione della parte non biodegradabile dei
rifiuti quale fonte di energia rinnovabile.
Mario Monti sa bene che il finanziamento pubblico italiano
al settore dei “termovalorizzatori” rappresenta una palese distorsione della
concorrenza all’interno dell’Unione Europea, che rende inefficienti i mercati e
lede alla competitività dell’economia italiana ed europea.
Questa è purtroppo l’indecente politica del Governo Monti:
· - per i cittadini: un aumento disumano di tasse ed
imposte;
· - per il Paese: una fase pesantissima di
recessione e forti tensioni sociali;
· - per gli inceneritori: il mantenimento dello
sperpero di risorse pubbliche con i CIP6.
Quanti miliardi di euro ci costerà, nel silenzio di Mario Monti
e della Commissione UE, la lobby degli inceneritori ????
venerdì 16 settembre 2011
La verità sulla situazione catastrofica dell’acqua ai Castelli Romani: ancora una montagna di pietose bugie da parte di ACEA, ASL, ARPA e Sindaci.
Il 25 marzo 2011 l’Unione Europea ha concesso l’ennesima deroga al valore dell’arsenico nell’acqua ad uso potabile dei Castelli Romani. Il valore legale sarà 20 mg/L (anziché 10) fino al 31 dicembre 2012.
Per il terzo triennio consecutivo la stessa UE ha rinnovato la deroga per il fluoro da 1,5 a 2,5 mg/L e per il vanadio a 160 mg/L.
I piani di rientro di Acea Ato2
Dopo aver regolarmente ignorato le scadenze dei precedenti piani, il 13 gennaio scorso Acea ha fissato l’ultimo calendario dei rientri nei limiti di legge per le acque dei Castelli:
Genzano 30 giugno 2011
Albano, Ariccia, Castel Gandolfo 30 settembre 2011
Velletri dicembre 2011
Lariano marzo 2012
Lanuvio dicembre 2012
La propaganda taroccata
Nel frattempo si sono moltiplicati gli avvisi del gestore che celebrano i grandi passi avanti e la risoluzione progressiva dei problemi di inquinamento idrico.
Il sistema delle toppe applicato da Acea alla situazione catastrofica del bilancio, della qualità e dei consumi idrici si basa su due sistemi.
1) L’apporto di acqua esterna: es. collegamento all’acquedotto Marcio, Mola Cavona etc. a Cecchina, Montagnano, Cancelliera, Pavona, in Comune di Albano o Castel Gandolfo e Fontana di Papa, Ginestreto, Campoleone in Comune di Ariccia.
2) La bonifica dei pozzi esistenti o di nuova perforazione con sistemi di rimozione dei metalli e dell’arsenico, in pratica osmosi inversa o filtri assorbenti.
L’apporto esterno è l’unico che abbia abbassato in parte e localmente le concentrazioni di arsenico, fluoro e vanadio. Ma è una goccia nel mare. I Comuni, sicuramente interessati a sbollire la rabbia di migliaia di utenti ed elettori, pubblicano con evidente sollievo i proclami fasulli di Acea.
Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Genzano, Velletri hanno progressivamente annullato precedenti delibere cautelative e dichiarato il “cessato allarme” per ampie zone o per tutto il Comune.
Un esame dei dati reali ci dice che il quadretto idilliaco è falso. Le toppe, per definizione, tengono per poco e poi si rompono.
Le acque delle zone “bonificate” soprattutto quelle dei pozzi trattati con osmosi inversa, dopo qualche mese e senza preavviso possono andare in tilt. In questi casi noi siamo informati dopo settimane o mai.
La conseguenza è che i pezzi di carta tranquillizzanti firmati da Acea, Comune, Ato2, Asl, sempre più spesso restano tali e non hanno riscontri con la realtà.
Il caso emblematico di Genzano.
Genzano, dopo Ciampino, è il Comune ufficialmente rientrato nei limiti dei tre inquinanti fissati dalla legge 31/2001 dal 30 giugno su tutto il territorio.
E’ istruttivo seguire anche i pezzi di carta.
L’avviso del Comune, dettato da Acea (3 gennaio 2011), informando i cittadini sui pozzi e sulle zone fuori limite, forniva l’elenco delle poche fontanelle sicure.
Tra queste la fontanella presso l’impianto di potabilizzazione di via Toscana.
Tre mesi dopo (21 aprile) la stessa fontanella “sicura”, in base ad analisi Acea forniva agli utenti arsenico a 14,5 mg/L.
Come se non bastasse il 21 luglio, ossia 21 giorni dopo la dichiarazione di rientro nei limiti su tutto il territorio, il valore sfiorava il limite di deroga con 19,8 mg/L.
Questo episodio è la fotocopia di quanto avviene in tutti gli impianti di trattamento demetallizante la cui tecnologia delicatissima richiede controlli e manutenzione continua, regolarmente ignorati o posticipati per la semplice ragione che contrastano con le esigenze di profitto degli azionisti del gestore.
Come si vede, nonostante la situazione imponesse tempi rapidissimi, Acea ha ripetuto i controlli dopo 3 mesi, senza per giunta aver risolto il problema!
Un nostro controllo dopo ulteriori 15 giorni (5 agosto) ha trovato nella medesima fontanella 12 g/L di arsenico, prova provata della inconsistenza o falsità dei cosiddetti “piani di rientro” nei limiti di legge.
Il caso di Ariccia e Albano
Non si è sottratto al copione neanche il Sindaco di Ariccia che, dando prova di credere alle panzane di Acea, faceva pubblicare l’avviso dal titolo “A Fontana di Papa, Ginestreto, Campoleone da mercoledì 25 maggio 2011 arsenico zero“…. e in altra parte….. “tale operazione risolverà definitivamente il problema della qualità delle acque erogate dal gestore del S.I.I., in quanto priva di arsenico”.
Fermo restando che nessuno poteva credere che l’acqua di Mola Cavona non sarebbe stata tagliata con quella di pozzi locali, da nostri controlli il 2 agosto a via Nettunense 32A c’erano 6,3 mg/L di arsenico che è sì nei limiti ma sicuramente non proprio zero! Crediamo che ai sindaci sia richiesto come minimo anche di essere chiari e sinceri con i propri cittadini.
Per quanto riguarda Albano, alla fontanella di via Irlanda (Cecchina nord, zona Rufelli) il primo settembre scorso c’erano 9,5 mg/L di arsenico, che non tranquillizzano proprio essendo al limite. Un cartello attaccato alla fontanella recita “acqua conforme al DL31/2001”.
Perché le soluzioni sono illusorie
Nessuno può pensare seriamente che si possano conciliare la qualità dell’acqua e l’equilibrio delle falde con i fabbisogni ed i consumi di una popolazione volutamente in crescita continua.
Le parti in commedia, rappresentate dagli amministratori comunali e da Acea-Ato2, con contorno di comprimari inconcludenti, omissivi o peggio: Asl, Ato2 e Arpa, vogliono farcelo credere e si muovono nei fatti fuori dall’interesse comune e fuori da ogni compatibilità ambientale.
I Comuni, comunque collocati politicamente, hanno ereditato o condividono le linee guida di scelte urbanistiche delinquenziali.
Non ce n’è uno che si sia sottratto negli anni alle logiche cementificatorie che hanno portato in pochi decenni al raddoppio della popolazione castellana. Basta vedere come nascono tuttora interi quartieri. Costa Caselle etc.
Sappiamo da fonti scientifiche che i consumi idrici del territorio sono di gran lunga superiori alla capacità di ricarica delle falde. Malgrado i dati risalgano al decennio scorso sono impressionanti: lo squilibrio annuo stimato nel 1999 era di 18 milioni di metri cubi. Lo stato dei laghi lo certifica.
Acea, gestore falsamente pubblico ma quotato in borsa e di fatto controllato dai privati persegue ovviamente logiche aziendali e ha tutto l’interesse a moltiplicare il numero degli utenti, dei metri cubi distribuiti e dei profitti.
La crescita dei consumi e la contrazione estiva degli afflussi dagli acquedotti (Simbrivio etc.) è risolta da Acea e Comuni secondo un copione collaudato.
Il sindaco recepisce le richieste pressanti di Acea e per “venire incontro ai cittadini”, sentita la Asl che approva, autorizza prelievi maggiori dai pozzi, ordina la riapertura di pozzi in precedenza chiusi perché altamente inquinanti, tutto in nome della quantità garantita, fregandosene altamente del peggioramento certo della qualità.
In queste condizioni, salvo isole fortunate, non c’è una zona dei Castelli la cui acqua possa avere costantemente i requisiti di qualità necessari. Saremo sempre in balia dei deficit stagionali e delle azioni del gestore, o di chi per lui, che per mantenere o meno in efficienza un numero sempre più grande di impianti di trattamento dell’acqua guarda prima i propri conti e poi il resto. La storia ci dice come vanno le cose.
Un esempio per tutti: Velletri
Il sindaco di Velletri dopo aver firmato in primavera ordinanze che chiudevano tre pozzi (I Marmi e Le Corti) perché eccessivamente inquinanti (valore medio di arsenico 16 mg/L) ne autorizzava la riapertura su richiesta di Acea a inizio estate (30 giugno 2011). Questa decisione è analoga a quelle prese da molti altri amministratori. Conseguenza ovvia è stata e continua ad essere che migliaia di persone volenti o nolenti hanno in questo momento nell’acqua di casa arsenico (e spesso fluoro) sopra i limiti. Da nostri controlli del 24 agosto:
Velletri, via Appia vecchia 80 arsenico 11,7 mg/L
Velletri, via Troncavia (zona pozzo Le Corti) arsenico 13,1 mg/L.
I pozzi privati nella rete pubblica
Questi pozzi di proprietà privata cedono acqua ad Acea e sono vincolati dal contratto si servizio al rispetto della legge 31/2001. Ma la musica non cambia. I 3 pozzi Marrucco in Comune di Velletri trattati con osmosi inversa, perché pieni di fluoro, vanadio e arsenico, sono andati in tilt 5 volte negli ultimi due anni, l’ultima il 24 agosto con 14,5 mg/L. Le precedenti in ordine di tempo sono state certificate dalla stessa Acea: 16 maggio 11,4 mg/L; 20 giugno 11,3 mg/L.
In questo disastro che tutti cercano di nascondere o minimizzare spicca per la sua assenza l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa Lazio).
E’ il complesso di laboratori regionali che dovrebbe tutelare mediante controlli analitici le nostre acque, la nostra aria, e che dovrebbe monitorare l’impatto di discariche e inceneritori e quant’altro.
Per alcuni Comuni dei Castelli i loro controlli sono stati uno l’anno su un massimo di tre fontanelle! Siamo in buone mani.
Scheda sui trattamenti demetallizzanti
L’osmosi inversa è in grado di trattenere al 90% l’arsenico (V), ma lascia passare completamente l’arsenico (III). Con questo processo a membrana bisogna fare una completa ossidazione dell’arsenico (III) ad arsenico (V). L’acqua va quindi pretrattata con forti ossidanti quali ozono etc.
Questa tecnica ha un alto costo energetico e comporta uno spreco elevatissimo di acqua. Infatti dal 20 al 50 % (media 25-30) della portata di acqua da trattare in ingresso finisce nei fossi fortemente carica di arsenico (quattro volte quella di ingresso). Le membrane filtranti tendono facilmente alla saturazione il che richiede normalmente un’acidificazione e condizionamento dell´acqua da trattare.
Il contenuto di sali minerali nell´acqua viene ridotto a livelli cosi bassi che un uso diretto come acqua per il consumo umano non è consentito perché molto simile a quella distillata. Pertanto l’acqua deve essere rimescolata parzialmente con quella non trattata.
Scheda su Acea
L’ACEA ATO2, società controllata di ACEA, gestisce il servizio idrico integrato nell’Ambito Territoriale Ottimale n.2 Lazio Centrale – Roma (11.239 km di rete idrica, 5.867 di rete fognaria, 176 depuratori, 75 comuni) e che si occupa di tutte le fasi del ciclo tecnologico dell’acqua (captazione, trasporto, distribuzione, raccolta e depurazione) e dello sviluppo di reti e servizi.
E’ una società mista pubblico-privato i cui azionisti sono: Comune di Roma (51%), GDF Suez (10%), Caltagirone (13%), mercato (26%).
Nel 2010 gli utili della società hanno raggiunto 58 milioni 960mila euro.
E’ interessante seguire la loro destinazione decisa dall’assemblea degli azionisti; ci aiuterà a capire meglio la differenza, se esiste, tra azionista pubblico e privato.
Le cronache ci raccontano che l’assessore ai LLPP della giunta Alemanno ha imposto che tutti gli utili andassero a dividendi.
Pertanto il Comune di Roma ha avuto 30 milioni, GDF Suez 5.9, Caltagirone 7.7 e gli azionisti minori 15.3 milioni.
Dovendo scegliere tra dividendi e potenziamento dei servizi erogati o risoluzione degli infiniti problemi idrici del territorio di competenza, come si vede, è emersa un’ottica rigorosamente mercantile e quindi privatistica che accomuna di fatto il Comune di Roma e gli azionisti privati.
Le conseguenze degli esiti referendari
Uno dei due referendum sull’acqua del 12-13 giugno ha abrogato la parte di normativa che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini il 7% a remunerazione del capitale investito.
L’altro ha abrogato l’affidamento al mercato dei servizi pubblici locali previsti dal Decreto Ronchi e connessi alla gestione del sistema idrico.
Al momento sulle bollette emesse da Acea non si vedono conseguenze rispetto alla quota di profitto. Restano intatti i problemi di migliaia di utenti che hanno ricevuto acqua con arsenico oltre il limite nel periodo di assenza di deroghe.
Un punto di dibattito è come impedire efficacemente che l’acqua sia considerata merce come tuttora è e come impedire che rimanga tale. E’ infatti realistico immaginare e temere che con la falsa illusione di gestioni “pubbliche” continui ad operare la logica di mercato.
Il 14 dicembre 2010 la Conferenza dei Sindaci dei Comuni appartenenti all’Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Roma (Ato2), ha introdotto la tariffa unica per tutti gli utenti dei servizi idrici dell’Ato2. La nuova tariffa unica è stata calcolata sulla base dei consumi e degli incassi del 2009, tenendo fermo il ricavo per il gestore ACEA Ato2.
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